Affiliate marketing: fare pubblicità attraverso gli accordi

Accordi e banner, un modo veloce per avere visibilità

Tiziana Troisi 02/11/2021 0

Se navighi spesso in rete, ci avrai sicuramente fatto caso: ci sono dei quadratini interattivi, disseminati per le pagine web: ti invitano a fare un click e approdare su un sito diverso da quello che stai consultando. Sai come si chiamano quei piccoli richiami? Sono banner.

Sono nati quasi contemporaneamente alla rete e sono, di fatto, il modo migliore e più veloce di pubblicizzare un nuovo brand o nuovi prodotti.

Con la nascita di internet, il mondo della pubblicità è fortemente cambiato. Un tempo, chi si rivolgeva ai media per pubblicizzare i propri prodotti, lo faceva pagando un costo fisso che, purtroppo, prescindeva dai possibili guadagni ottenuti attraverso l’investimento.

Per essere più chiari: con la pubblicità classica, il ritorno dell’’investimento effettuato non è mai certamente calcolabile. i tempi sono lunghissimi e si può anche perdere quanto investito. Vedere una pubblicità su un giornale o in tv non garantisce di certo che il cliente proceda direttamente all’acquisto del prodotto. Se anche ci fossero delle corrispondenze dirette, queste non sono mirabili.

Con internet e la sua precisione quasi statistica, tutto è cambiato: la pubblicità si è spostata sui siti internet ed è molto più precisa e misurabile. Ogni investimento effettuato può essere monitorato h24.

Ci sono tantissimi modi per farsi pubblicità in rete, ma oggi abbiamo deciso di approfondirne uno in particolare, che oltretutto sembra essere il più efficace: l’affiliate marketing.

Affiliate marketing: cos’è e come funziona

Come? Non hai mai sentito questo termine? Tranquillo, te lo spieghiamo noi: l’affiliate marketing è il marketing gestito attraverso le affiliazioni: si tratta di veri e propri accordi stipulati tra un editore e il proprietario di un piccolo e-commerce per poter piazzare i propri banner sulle pagine concordate.

La scelta dell’editore con cui stipulare il contratto di affiliazione non è di certo una scelta casuale: la chiave del successo sta infatti nello scegliere un editore che tratti temi affini ai prodotti venduti sull’e-commerce che si vuole pubblicizzare.

In questo modo, i clienti non avvertono le pubblicità come troppo invasive per la loro navigazione e in un certo senso sono più propensi al click, perché spinti dalla curiosità. Se il proprietario di un e-commerce decide di fare affiliazione ma non sa con quale editore prendere accordi, ci sono piattaforme nate con lo specifico scopo di mettere in comunicazione realtà affini a loro permettendo ad entrambi di trarre vantaggio da questa collaborazione.

I vantaggi

Ma come funziona, di fatto, un accordo di affiliazione? Si tratta di un accordo dal quale entrambe le parti traggono un vantaggio:

  • Il proprietario del sito che ospita i banner guadagnerà un compenso commisurato al successo del banner
  • Il proprietario dell’e-commerce pubblicizzato, sulla base degli accordi presi, pagherà un corrispettivo commisurato al successo della sua campagna. Questo perché nel caso di affiliazione , il costo della campagna va valutato alla fine della stessa. Allo scadere del periodo display., chi ha lanciato la campagna pagherà in base alle conversioni realmente ottenute.

I costi

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, analizzeremo ora insieme i tipi di accordi di affiliazione che possono essere stipulati. In base ai risultati che si vogliono ottenere, il merchant (chi usufruisce in prima persona dell’accordo di affiliazione) può decidere il tipo di accordo economico da stipulare. Vediamo insieme quali sono le possibilità economiche:

  1. Pay per sale: il committente paga un costo fisso per ogni vendita andata a buon fine. È l’ideale per un e-commerce che abbia già un certo seguito
  2. Pay per lead: accordo perfetto per gli e-commerce più piccoli che hanno bisogno di farsi conoscere. In questo caso l’obbiettivo ultimo non è la vendita ma la creazione di possibili contatti vendita. Il committente pagherà infatti un corrispettivo in base ai lead, cioè ai contatti guadagnati.
  3. Pay per click: è il più utilizzato per le affiliazioni: permette di pagare un corrispettivo in base ai click ricevuti sul banner
  4. Cost per 100°: questo tipo di accordo è perfetto per chi vuole aumentare la brand awareness e permettere a più persone di conoscere il proprio brand. Per impression si intendono gli utenti unici raggiunti che hanno visto quel banner.

Come hai potuto notare, ogni tipo di scelta economica è pensata per centrare un obbiettivo preciso e direttamente misurabile. Con il marketing digitale, tutto diventa scientifico. Se anche a te piacciono i numeri e la precisione, continua a seguire il blog

 

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Paola Palmieri 12/04/2021

Brand awareness: cos’è e perché è importante

Prosegue il nostro viaggio nel mondo del marketing e non solo dedicato a chi vuole imporsi in questo settore o semplicemente vuole conoscerlo più da vicino. Proviamo insieme ad indagare un altro argomento importante ma spesso sottovalutato. Hai già sentito parlare di awareness? E il termine brand awareness - preso in prestito dagli inglesi - come può aiutare il tuo business? Proviamo a rispondere a queste e altre domande nel corso dell’articolo e a chiarirti un po’ le idee, passo dopo passo. Iniziamo dalla sua definizione

Cos’è la brand awareness

Come è facile intuire il termine brand awareness ha a che fare con una marca: letteralmente “consapevolezza di un marchio”. La brand awareness sta a indicare il livello di notorietà raggiunto dal tuo brand presso un pubblico e per te diventa fondamentale lavorarci su per aumentare il numero di potenziali clienti e di conseguenza il fatturato. Questo è ancor più vero quando si parla di web marketing: rafforzare la tua presenza online diventa un obiettivo primario, non farlo un errore gravissimo. 

Per spiegarlo meglio ci torna utile la piramide di Aaker: ne hai già sentito parlare? Vediamo insieme di cosa si tratta e come può aiutarci. 

La piramide di Aaker

David Aaker ha pensato ad uno schema molto semplice per poter capire dove è il tuo business e dove lo vuoi portare. La piramide di Aaker detta anche piramide della notorietà di marca è un procedimento impiegato per raccogliere e classificare i dati di ricordo, legati a un marchio, rilevati tramite alcune indagini e ricerche di mercato. 

La piramide è suddivisa idealmente in quattro livelli sulla base del grado di memorizzazione della marca da parte del consumatore. Si parte dal livello più basso in cui l’intervistato non cita la marca fino ad arrivare in vetta dove la marca è nota, passando per livelli intermedi di brand recognition in cui l’intervistato riconosce la marca solo se sollecitato e di brand recall in cui l’intervistato riferisce la marca in modo spontaneo.

Se per la tua azienda vuoi individuare il punto esatto all’interno della piramide di Aaker hai degli strumenti a tua disposizione. Vediamo quali.

Come misurare la brand awareness

Gli strumenti migliori per misurare la notorietà di un brand sono:

1. Google Analytics: ti indica il numero di visite, traffico, conversioni, ecc.

2. Insights di Facebook: con indicazioni precise sul traffico web della tua pagina.

Differenza tra brand awareness e brand reputation

Cerchiamo a questo punto di mettere in evidenza la differenza tra due concetti:

brand awareness: livello di conoscenza del marchio

brand reputation: livello di considerazione che il marchio ha da parte del pubblico e che puoi migliorare con alcuni interventi fino a diventare sinonimo di qualità, una garanzia insomma.

Come migliorare la brand awareness

Per migliorare la brand awareness della tua azienda scende in campo il marketing: realizza delle campagne  ad hoc per far emergere il tuo brand. Se hai bisogno di qualche consiglio utile noi ti suggeriamo un lavoro molto attento e preciso legato alla SEO:

1. individua la keyword nel tuo ambito: contenuti di qualità legati alla parola chiave aumenteranno la visibilità del tuo brand.

2. segui un calendario editoriale stabilendo con precisione il quando e il come offrire i contenuti giusti ai tuoi utenti: consigli, interviste e guide.

Noterai come nel giro di qualche tempo la conoscenza del tuo brand tenderà a crescere e ti aiuterà ad aumentare il fatturato. Ecco perché la brand awareness non va mai sottovalutata e c’è chi ingaggia blogger e influencer proprio per aumentare la sua visibilità. 

A te viene in mente qualche esempio pratico? Scrivicelo nei commenti e se hai altre curiosità legate al marketing, non esitare a farcelo sapere. Ti aspettiamo al prossimo appuntamento!

 

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Gabriella Avallone 16/09/2020

Perché Philip Kotler viene citato in tutti i libri di marketing?

Philip Kotler è stato definito il padre del marketing moderno e ancora il guru del management dal Financial Times, dopo Jack Welch, Bill Gates e Peter Drucker.

È riconosciuto come l’esperto al mondo delle strategie di marketing ed è impossibile non averne sentito parlare. Le teorie di Kotler sono infatti onnipresenti sui libri di marketing proprio perché egli ha dato un importante contributo alla strutturazione del marketing in quanto disciplina scientifica.

 

La sua opera più conosciuta è Marketing Management, di cui la prima edizione risale al 1967. Questo testo è riconosciuto tra i più autorevoli in questo ambito ed è difatti ancora diffuso nelle università di Business di tutto il mondo.

Kotler sostiene la necessità di fondare l’idea di marketing su una base scientifica, dal punto di vista manageriale, anziché puramente merceologico, come avveniva prima di lui.

 

Il Marketing da prima conosciuto come funzione d’impresa diventa dopo di lui il processo di gestione dell’intera impresa.

 

Vediamo alcuni dei più importanti studi di Kotler sul marketing:

 

Orientamento al mercato:

Con le sue idee Kotler ha rivoluzionato quello che era considerato Marketing prima di lui, infatti si può dire che egli ne ha ribaltato la direzione tradizionale che prima avveniva dall’interno all’esterno dell’impresa e che ora cambia rotta.

 

Il passaggio Production Oriented per organizzare la produzione in modo che il prodotto finale sia efficace e di qualità dovrà per forza comprendere le leggi di mercato. Individuare il mercato o ancor meglio il cliente è fondamentale per comprendere i bisogni insoddisfatti e rispondere con un’offerta di qualità che potrà essere apprezzata maggiormente a chi la stiamo proponendo.

Kotler spiega che il Marketing non è un processo lineare ma circolare e che per entrare in un’ottica competitiva necessita di individuare le opportunità, i punti di forza che agiscono sul mercato.

 

Il concetto di marketing ampliato:

 

Kotler estende il campo d’azione del marketing, conferendogli una definizione molto più ampia ovvero: “strumento per comprendere, creare, comunicare e distribuire valore”.

 

Modello delle quattro P:

 

Impossibile non averne sentito parlare prima del noto modello delle quattro P e del marketing mix secondo Philip Kotler. Questo concetto era stato già introdotto da Jerome McCarthy ma la diffusione si deve a Kotler. Il modello racchiude e organizza le attività di marketing operativo in 4 passaggi:

-       Product;

-       Price;

-       Placement;

-       Promotion.

 

In seguito sono state aggiunte altre voci a questo modello come ad esempio la sesta P di Packaging.

 

Modello delle quattro C:

 

Successivamente Kotler ampia il modello precedente ed associa alle P il modello delle quattro C, che stanno per:

 

-       Customer value, ovvero il valore per il cliente;

-       Costo per il cliente;

-       Convenienza;

-       Comunicazione

 

Questo modello evidenzia l’importanza del valore del cliente che viene prima di ogni altra cosa. Con le sue intuizioni si iniziò a focalizzarsi sul cliente, target o prospect. Un aspetto fondamentale che getta le basi anche per le conoscenze in campo di digital marketing.

 

Questo articolo ti è stato d'aiuto? Se desideri approfondire qualche aspetto del marketing che ancora ti è poco chiaro scrivici nei commenti! 

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Gabriella Avallone 12/11/2020

Chi è il Buyer Persona e perchè è così importante

Al momento della stesura di un Business Plan, di un Piano Di Comunicazione o una Campagna Pubblicitaria, tra i punti da definire c’è sempre il Target. È impossibile studiare una strategia di marketing su un gruppo di persone non definite o peggio ancora alla massa. Anche perché quell’insieme di utenti, di potenziali clienti e innanzitutto di persone, hanno i loro personali gusti, le loro esigenze e molto altro ancora.

 

Per costruire tecniche di vendita accattivanti e competitive è risaputo che dobbiamo anche conoscere l’offerta e la domanda, per non portarla sulle lunghe, dobbiamo conoscere alla perfezione le esigenze dei nostri clienti.

E come facciamo a saperlo?

 

Per farlo bisognerà letteralmente calarsi nei panni del cliente tipo.

Per Buyer Persona si intende il ritratto di un utente che incarna un determinato pubblico di riferimento.

Questa modalità serve a trovare più facilmente potenziali clienti.

 

Una volta trovata la Buyer Persona si procederà sia a rendere più agevoli i lavori in corso per l’ideazione di una nuova campagna ad esempio, che potrà mettere in risalto ciò che il nostro cliente tipo potrebbe letteralmente adorare.

 

La creazione delle Buyer Personas è senza dubbio la cosa più divertente e a tratti ricorda il famoso videogioco The Sims.

Non è per niente difficile, innanzitutto vanno gettate le basi e poi si procederà con la sua creazione step by step.

 Vediamo quali sono:

-       Età;

-       Occupazione;

-       Stato Sociale;

-       Indirizzo;

-       Aspetto;

-       Tipo di persona;

-       Descriverne l’immagine;

-       Frase tipo o pensiero;

-       Motivazioni;

-       Punti di forza;

-       Punti di debolezza;

-       Personalità;

-       Livello di Tecnologia;

-       Hobbies

 

Naturalmente non esiste solo questo modo. Chi non riesce a descrivere una persona tipo in tutto e per tutto, può dare un’occhiata a Eurisko per comprendere gli stili di vita. Questo può aiutare a capire le diverse definizioni di target ma attenzione! Lì si parla di “Target Group” non del Buyer Personas.

 Per scendere nel dettaglio si può sempre fare affidamento ad altri tipi di strumenti come:

 

-       Interviste aperti a tutti, in particolar modo ai clienti più affezionati così da capire qual è il punto di forza dell’azienda che più l’invoglia ad acquistare. Parlare con più persone possibile aiuterà a capire il punto di vista del cliente finale.

 

-       Per chi non ha la possibilità di parlare apertamente con i propri clienti è possibile creare un questionario online e spedirlo via mail ai clienti attuali, mentre per quelli che ancora sconosciuti anche un sondaggio Instagram potrebbe aiutare a conoscere meglio i nostri follower.

 

-       Anche all’interno dell’azienda stessa è possibile avere più informazioni sui clienti, basta rivolgersi all’ufficio commerciale, essendo loro quelli a più stretto contatto con il pubblico, saranno sicuramente in grado di buttar giù qualche percentuale.

 

-       Se invece ci si vuole affidare agli infallibili metodi di Analytics e Social Media Insights sicuramente non ci si può sbagliare. Questi strumenti danno a disposizione molti dati tra cui la posizione geografica, gli interessi, il punto di vista demografico e molto altro.

 

Ma quando si parla di pubblicità cosa c’è di meglio della creatività. Per identificare la personalità di qualcuno si può partire dal nome, che nome gli dareste?

Che tipo è? Che aspetto ha? Cosa fa nella vita? Ha passioni? Così facendo sarà molto più facile identificare una particolare persona.

Poi si passa ad analizzare la sua età, localizzazione geografica, stato sociale, tipo di lavoro, carattere e tutti i punti fissati anche sopra in modo più schematico.

 

Poniamo il caso che il tipo di cui stiamo parlando, la nostra persona, si chiami Marco.

Marco è un business man, ha l’agenda piena di impegni e sempre meno tempo. Viaggia per lavoro, per lo più in treno pertanto con sé porta dietro tutto il necessario per lavorare anche in  movimento con clienti nazionali e non. Sicuramente fa uso di prodotti tecnologici, pratici e tendenza. È un bell’uomo sulla 40ina, curato nell’aspetto e nello stile: capello un po' lungo, occhiali e rigorosamente in abito, con dettagli dandy. Il suo lavoro non gli lascia tempo per formare una famiglia ma con la sua compagna spesso si regala weekend da sogno nelle zone termali tra le colline toscane.

 

Secondo voi Marco sarebbe il cliente perfetto per quale brand? Scrivetelo nei commenti.

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