B2B o B2C: le due facce dell’impresa

Vendi ad altre aziende o a consumatori?

Tiziana Troisi 07/04/2021 0

B2C o B2B: se vi siete affacciati da poco nel fantastico mondo del marketing avete sicuramente letto o visto queste sigle. Ma di cosa si tratta veramente?  Oggi vi spieghiamo di cosa si tratta: queste due sigle, un po’ astruse per i non addetti ai lavori, non indicano altro che il tipo di clienti che l’azienda sceglie di servire.

B2B e B2C: ecco cosa sono

La sigla B2C non è altro che l’abbreviativo dell’inglese business to consumer: in questo caso, l’azienda (business) sceglie di orientare e offrire il suo prodotto ad un cliente che è prima di tutto un consumatore. Parliamo di aziende che propongono, per esempio, prodotti come auto, cosmetica, abbigliamento. Tutti prodotti da rendere subito disponibili per il cliente finale. Cose che tutti possono comprare e consumare senza difficoltà.

B2B è invece la sigla che si riferisce ad aziende che decidono di servire altre aziende. Si tratta di un mercato molto più piccolo e particolare, non facilissimo da gestire ma con diversi vantaggi. Le aziende che producono prodotti destinati al business to business sono per lo più quelle produttrici di macchinari specifici o utilities.

Tipologie di prodotti nel business to business

Tra i possibili beni che un’azienda business to business può mettere a disposizione di altre aziende, vi sono tre macrocategorie:

beni input: si tratterebbe delle materie prime o semilavorate, utili all’azienda cliente per produrre i prodotti da proporre al cliente finale.

Beni strumentali: si tratta di quei prodotti utili alla produzione e al mantenimento del prodotto finale. Pensate ad una fabbrica di scarpe: oltre alle materie prime, l’azienda avrà sicuramente bisogno di strumenti in grado di garantire l’assemblaggio di prodotti di qualità. Può trattarsi di macchinari specifici, per esempio, per la lavorazione dei pellami, o anche di semplici macchine per il cucito.

Beni facilitanti: in questo caso parliamo di beni necessari a migliorare le attività produttive ma anche l’ambiente lavorativo. Si può trattare di forniture di computer e software, di forniture di cancelleria ma anche di corsi di aggiornamento per i dipendenti.

B2B e B2C: cosa cambia?

Ora che abbiamo chiarito meglio entrambe le definizioni, cerchiamo di individuare quali sono le principali differenze, anche minime, tra questi due tipi di business:

il target: sembrerà un’ovvietà ma non è assolutamente così. Il bacino di utenza di un’azienda B2B oltre ad essere minore, è anche piuttosto raffinato ed esigente. È difficile conquistare un’azienda e spingerla a scegliere il nostro supporto.

Lead generation. Se mantenere il legame con il cliente finale risulta quanto mai impegnativo, per un’azienda orientata al B2C, lo stesso non si può dire per aziende che trattano il B2B: quando un’azienda decide di mettere in atto una partnership o più semplicemente di usufruire dei servizi di un’altra azienda, lo fa per un periodo medio lungo, dando vita ad una relazione profittevole da entrambe le parti.

Linguaggio. È inevitabile che sia così: il linguaggio di un’azienda che si occupa di B2B è necessariamente più tecnico rispetto a quello di un’azienda che produce prodotti dedicati al pubblico.  Occorrono descrizioni dettagliate della tecnologia dei prodotti e del loro utilizzo. Non è un caso se chi decide di rivolgersi all’ambito B2B lo fa, molto spesso, attraverso la partecipazione a fiere o eventi di settore.

Come mettersi in contatto con un’azienda B2B ora che tutto è fermo a causa di una pandemia globale? Con i social, ovviamente! Secondo le statistiche, però, sono ancora poche le aziende del settore che riescono a sfruttare bene il potenziale pubblicitario della rete.

B2B e social: consigli vincenti

Per aiutarvi a gestire meglio le vostre risorse, abbiamo deciso di darvi qualche consiglio. Ecco cosa fare (e non fare) se volete gestire l’account social di un’azienda B2B:

Formali, ma non troppo: se è vero che il pubblico a cui ci si rivolge è già molto informato, è anche vero che anche in contesti più seri la parola chiave è divertire: per attirare l’attenzione dei vostri stakeholder vi basterà mediare tra un approccio formale e il divertimento, magari facendo esempi che si associno alla pop culture

Dite addio ai tecnicismi: sui social nessuno, nemmeno un CEO, vuole leggere nulla di troppo prolisso e complicato. Siate brevi e coincisi, cercando di invitare chi volesse approfondire a contattarvi.

Non siate generalisti: il vostro pubblico non è come gli altri. Create contenuti che siano così mirati da far dire al cliente: “Ehi, sta parlando con me?”.

Se volete davvero conquistare il cuore dei vostri potenziali clienti, imparate a conoscerli. E seguiteci per altri consigli!

 

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Tiziana Troisi 05/11/2020

Proximity marketing vs local marketing

In questo post affrontiamo un argomento molto interessante, il marketing di vicinanza che ha a che vedere con l’azienda sotto il suo aspetto fisico e non virtuale.

Abbiamo abbondantemente parlato di come vendere on line ma poco di come attrarre i clienti in negozio o di come “farli rimanere”. In questo articolo proveremo a farlo mettendo a confronto due tecniche diverse e spesso accostate.

Sponsorizzare la tua attività localmente è la stessa cosa di fare marketing di prossimità? Assolutamente no.

I due termini Local marketing e Proximity marketing sono spesso erroneamente confusi. Vediamo come si differenziano fra loro e perché non possono essere sinonimi.

Cos’è il proximity marketing

Il proximity marketing è così definito poiché si rivolge a individui che si trovano in una determinata area. Non si tratta, quindi, di una attività mirata a un target ben definito con aspetti legati all’età o agli interessi, bensi a chi condivide una stessa posizione geografica. Questa area di solito è ben definita ed è quella di uno store fisico.

Come si rileva la presenza di queste persone e come viene veicolato il messaggio? Attraverso dei dispositivi elettronici. RFID, NFC, audio di prossimità, motion capture, eye tracking, iBeacon sono solo alcune delle tecnologie che solo alla base del PM.

Perfetto per comunicare programmazione, trailer e messaggi pubblicitari nei cinema, buoni sconto e promo nei negozi, è l’ideale nei punti informazione per dare, appunto, notizie in tempo reale.

Proximity marketing e tecnologie

Il proximity marketing si avvale quindi di diverse tecnologie che sfruttano l'interazione con il movimento delle persone in una determinata area o attivano un messaggio audio al passaggio di una persona.

Anche la tecnologia touch screen attraverso schermi posizionati accanto ai prodotti, può essere utilizzata. Lo scopo è quello di permettere all’utente di interagire a più livelli espandendo le informazioni sui prodotti e servizi direttamente sugli scaffali.

Possiamo sicuramente dire che i dispositivi di prossimità, appunto, sono fondamentali perché questa strategia possa essere attuata.

Local marketing, perché è diverso

Il local marketing, invece, è l’insieme di tutte quelle strategie di vendita che hanno lo scopo di attrarre in store gli abitanti del quartiere o città in cui si trova.

In questo caso, quindi, parliamo di un’area più vasta e ci troviamo comunque in un'altra parte del funnel. Se nel proximity marketing agiamo su un pubblico già interessato che deve solo essere convertito, in questo secondo caso dobbiamo attrarre i potenziali clienti.

Non solo, se il proximity marketing è attuabile solo attraverso le tecnologie , il local marketing può integrare i mezzi del marketing tradizionale con le strategie, gli strumenti e la velocità del web marketing.

Spesso, infatti, per attrarre persone in store si utilizzano i social o gli annunci web. Si tratta quindi di una strategia complessa che ha anche l’obiettivo di far aumentare la notorietà del business nella propria area di riferimento.

Local marketing o proximity marketing, cosa scegliere?

Come abbiamo visto in questa breve rassegna, si tratta di due strategie completamente diverse.

Ecco perché non possiamo scegliere tra l’una e l’altra, dipende dalle esigenze che bisogna soddisfare. Se hai un’attività nuova della zona, fare local marketing è assolutamente fondamentale.

Se, invece, la tua presenza è già ben strutturata pensare a strategie di proximity marketing può offrirti un aiuto maggiore nella conversione del cliente.

Si può, infine, immaginare anche di farle entrambe. Costruiresti così un percorso di vendita ben definito. Immagina di pubblicizzare la tua azienda locale sui social e di poter individuare attraverso sistemi di proximity marketing la presenza del tuo cliente in una determinata area del negozio.

Queste due attività sinergiche ti consentirebbero di capire quale area del negozio è di maggiore interesse e di personalizzare la comunicazione con il cliente in base ai suoi gusti e alle cose che ha visto.

Interessante vero? Continua a seguire il nostro blog per avere maggiori informazioni su come costruire una campagna di local marketing ad hoc!

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Gabriella Avallone 12/10/2020

Come funziona il Telemarketing

 Il telemarketing è un’attività di Direct Marketing, in parole semplici il modo di fare marketing attraverso una chiamata telefonica. Sembra un metodo antiquato di vendere, soprattutto ad oggi, dove la maggior parte delle campagne pubblicitarie avvengono tramite social.

 

Ma se questo fosse vero, perché allora molte aziende non vogliono farne a meno?

 

Fare telemarketing infatti non vuol dire soltanto una chiamata in stile call center ma si intende una telefonata commerciale a tutti gli effetti.

 

Mi spiego meglio. Una chiamata per assistenza tecnica è detta inbound e rappresenta il tipico contatto del cliente al call center attraverso l’ausilio di un numero verde. La chiamata in questo caso verterà su problematiche di vario tipo, spesso legate alla fruizione di un prodotto/servizio, ad esempio un pacco non arrivato, una promozione attivata per errore…ecc.

Una telefonata di tipo commerciale o anche telemarketing outbound, è il contatto dell’operatore verso il cliente. Questa chiamata viene svolta da un account telefonico specializzato in grado di saper impostare una chiamata di questo tipo. La chiamata in questione, nasconderà una strategia ben precisa e proprio per questo risulta essere ancora oggi un buon mezzo per agganciare un potenziale cliente.

 

A cosa serve il Telemarketing:

È uno strumento efficace per le vendite a distanza e viene considerato il contatto diretto tra l’azienda ed il cliente (B2C) o perché no con un’altra azienda (B2B).

 

Come fare Telemarketing:

C’è da premettere che come le vendite di persona, il cliente il più delle volte è spinto ad “acquistare te”, nel senso che a parte il prodotto/servizio che si offre, egli viene persuaso dalla personalità, dal carisma, dalla fiducia che può riporre in te.

Pertanto il comunicatore in questione deve prestare particolare attenzione al linguaggio ed al tono di voce dato che la trattativa avviene tramite telefono, senza la possibilità di potersi vedere dal vivo.

 

Solitamente lo schema da utilizzare è il seguente:

1)    Comprendere le esigenze del cliente attraverso i dati che abbiamo a disposizione.

2)    Focalizzare l’obiettivo della telefonata e cercare di raggiungere pertanto il proprio scopo;

3)    Instaurare una relazione professionale, presentandosi e dichiarando il motivo della chiamata;

4)    Fornire tutte le informazioni necessarie per mostrarsi competente del settore;

5)    Utilizzare le obiezioni come un’opportunità per dare ulteriori conferme;

6)    Convincere, cercando di formulare domande la cui risposta risulterà quasi sicuramente affermativa;

7)    Chiudere la chiamata appuntando ogni feedback, in modo tale da avere sempre uno schema preciso sugli andamenti che ci aiuterà a ricordare anche le informazioni personali di quell’utente.

8)    Concludere la trattativa.

 

Perché è così importante per le aziende?

La risposta è semplice, è un modo per gestire il contatto dopo averlo profilato, essendo a conoscenza di tutte le informazioni che sono necessarie per comprendere le sue esigenze.

 

Infatti dopo aver annotato le preferenze di ogni singolo potenziale cliente in lista contatti, ci sono buone possibilità che la chiamata diventi “calda” (warm call). Avendo coltivato l’interesse di un cliente si arrivà a proporgli offerte sempre più vicine alle sue esigenze e dopo avergli dato la possibilità di scaricare materiale (video, foto o di aver letto di più tramite una semplice mail), ci sono più probabilità che la persona in questione decida di fissare un appuntamento o concludere una vendita.

 

Per quanto riguarda la ricerca dei contatti questa avverrà o tramite il filtro Inbound, creando in tal modo liste ad hoc per aiutarti a segmentare i contatti, in modo da inviare con più facilità informazioni in base all’interesse che essi hanno mostrato. Uno dei metodi più gettonati è collegare un CMR a delle Campagne Marketing che vengono lanciate tramite sito e social, dando la possibilità agli utenti di inserire i loro dati nel caso in cui volessero saperne di più.

 

Avrai sicuramente ricevuto chiamate da account telefonici e sicuramente sarai arrivato ad odiarli ma se dovessi dar loro un consiglio, quale sarebbe? Condividi la tua esperienza nei commenti.

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Tiziana Troisi 08/10/2020

Influencer marketing, chi domina in Italia?

 

 

Sentiamo sempre parlare di influencer ma probabilmente molti non sanno cosa si intenda con questo termine e come funzioni questa strategia di marketing.

Oggi è una delle tecniche maggiormente in voga per lanciare un nuovo prodotto, un brand o un servizio. In questo articolo ti spieghiamo perché l’influencer marketing può essere una buona chiave di successo.

Cos’è l’influencer marketing?

L’Influencer marketing è una forma di marketing che punta sul coinvolgimento e l’utilizzo delle doti e delle qualità degli influencer per finalità legate ai brand.

Si tratta, dunque, di una forma di marketing che si basa strettamente sull’identificazione di figure che sono in grado di generare influenza sugli utenti, creando attorno a esse progetti dedicati.

Una volta si chiamavano leader d’opinione e in pubblicità erano definiti testimonial, erano sempre voti noti o massimi esperti di un particolare settore. Oggi gli influencer creano un seguito nutrito ed importante sul web. Ve ne sono diversi e di diversa natura a seconda della piattaforma social utilizzata. Sono detti youtubers i personaggi che esercitano la loro influenza attraverso il canale youtube.

I blogger sono stati i primi a diventare influencer grazie ai loro blog e alle loro recensioni (turistiche, di bellezza, di moda). Gli instagramers sono oggi tra gli influencer più importanti del momento. Più l’influencer è specializzato in una particolare “materia”, come ad esempio i “viaggi”, più questa strategia può rivelarsi efficace. I loro punti di forza sono:

  • Competenza
  • Autorevolezza
  • Reputazione

Grazie a loro, i brand possono ottenere visibilità per i propri prodotti/servizi. Non solo, grazie ai loro post/video riescono a generare conversazioni e relazioni durevoli e vantaggiose.

I primi influencer

L'industria del marketing di influenza è cresciuta molto velocemente negli ultimi anni e nel 2017 il suo valore era stimato a livello mondiale a 1,07 miliardi di dollari.

I pionieri di questa forma di marketing sono stati i blogger. Una delle prime, e più famosa, è stata Chiara Ferragni che apre nel 2009 Il famosissimo blog “The blond Salad”.

 L’idea di The Blonde Salad nasce durante una video-chiamata su Skype tra Chiara Ferragni e il fidanzato di allora, Riccardo Pozzoli. Riccardo scopre il potenziale dei blog di moda: la incoraggia e si improvvisa fotografo. L’investimento iniziale è di 10€ per il dominio Internet e di circa 500€ per una fotocamera digitale.

 

Chiara Ferragni sul web inizia a raccontare la sua vita fra Milano e Cremona, tra shopping e lezioni all’università. Risponde a tutti i commenti degli utenti e ben presto nelle sue foto entrano gli sponsor.

Nel 2010, la svolta, viene definita dalla rivista americana New York come One of the biggest breakout street-style stars of the year. Nel 2011 Vogue la incorona Blogger of the Moment, con oltre 1 milioni di visite sul blog e 12 milioni di impression mensili.

Da quel momento l’ascesa di Chiara è incredibile: nel 2013 il blog raggiunge 1,6 milioni di followers su Instagram, e diventa anche un eBook.

Oggi The Blonde Salad non è solo un blog, ma è anche un progetto editoriale e un e-commerce. Lei è diventata la più potente e ricca influencer d’Italia.

Perché l’influencer marketing funziona

Coinvolgere gli influencer significa creare comunicazioni più spontanee e credibili. L’influencer è, infatti, qualcuno al quale gli utenti hanno dato fiducia e con il quale si identificano.

 

In questo modo vengono meno le sovrastrutture commerciali, con enormi i vantaggi.

Se ci pensiamo il vip a cui vogliamo somigliare o lo sportivo che adoriamo, è sempre qualcosa di lontano dalla nostra quotidianità. L’influencer invece ci fa entrare nella sua vita, ci mostra anche i lati più personali favorendo l’empatia e la connessione emotiva.

Attenzione, però, a scegliere l’influencer giusto. Per ogni materia o prodotto bisogna individuare il personaggio che abbia dei follower veramente in linea con il nostro target.

Ecco quindi che più che concentrarsi sull’influencer più seguito è necessario studiare la fan page per capire su chi puntare e come.

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