Gabriella Avallone 03/03/2021

I migliori 6 tool per social

I contenuti social sono impegnativi e pertanto vanno studiati al meglio. Quando dietro un sito, una campagna marketing o delle sponsorizzate c’è dietro un team, visti i tempi che corrono, è difficile vedersi per parlarne a quattro occhi, pertanto anche la condivisione di idee e di file deve avvenire a “distanza”.

 

Se ancora non li conoscevi, ecco a te i 6 tool che ti aiuteranno in tempi di pandemia a mantenere i contatti con il tuo team di lavoro e ti supporteranno per dar vita a contenuti creativi, analisi e statistiche di mercato, piani editoriali condivisibili. Non ci crederai se ti dico che sono tutti gratuiti!

 

I migliori tool per social:

 

Pixlr:

Rappresenta la migliore alternativa gratuita a Photoshop. È un’app scaricabile che consente di editare gratuitamente le foto direttamente dal tuo browser. Mette a disposizione tanti strumenti per le modifiche rapide e professionali e supporta diversi formati.

 

Tac:

Quest’app permette di creare il proprio biglietto da visita digitale, scambiare contatti e condividere documenti in un semplice click sui tuoi profili cloud. È possibile inoltre organizzare eventi virtuali privati e pubblici per la condivisione dei file con persone appartenenti al tuo network.

 

Google Sheets:

Soprattutto visti i tempi che corrono, il comodissimo tool che permette di creare e gestire e naturalmente editare piani editoriali dei tuoi clienti in modalità live. Con Google Sheets è possibile creare fogli di lavoro, modificarli da ovunque ti trovi in modo veloce e gratuito. Sono incorporati tra l’altro formule, tabelle e opzioni di formattazione per risparmiare ancora più tempo.

 

HypeAuditor:

Utile per tracciare e scoprire nuovi influencer e nicchie di mercato profittevoli. Puoi trovare influencer che ti interessano in base al numero dei loro follower o ancora fare analisi di mercato per età (ad esempio over 35). Inoltre puoi tracciare e monitorare le tue performance e analizzare la campagne marketing dei tuoi competitor più diretti. La ricerca avviene su molti social come Instagram, Youtube e Tik-Tok.

 

Freepik:

Piattaforma in cui è facile trovare immagini professionali utilizzabili ai fini commerciali. Si possono trovare grafiche per mille occasioni. Tramite questo tool è possibile usufruire di molti strumenti di grafica vettoriale, caricare foto d’archivio, PSD, creare Icone e tutto ciò che occorre per realizzare un progetto creativo.

 

Canva:

E’ molto simile a Freepik, è possibile dar vita a progetti grafici. Offre tra l’altro la funzione drag-and-drop per condividere e progettare insieme al tuo team. Si possono utilizzare layout già preesistenti o se ne possono creare di nuovi grazie agli strumenti di editing e grafica vettoriale messi a disposizione dell’utente. Divisi per sezioni ci sono i biglietti da visita, i loghi, le presentazioni che possono valere anche come spunto creativo.

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Gabriella Avallone 28/02/2021

Marketing e leve psicologiche

Partiamo col dire che ci si riferisce a “leve psicologiche” come a quegli aspetti che riescono ad influenzare le nostre decisioni in modo efficace ad automatico.

 

Veniamo praticamente bombardati ogni giorno da una miriade di informazioni ma la nostra concentrazione dura solo 8 secondi. Pertanto il nostro cervello cerca di agevolarci, semplificando la realtà e creando degli schemi mentali fissi. Essi ci aiutano a risparmiare del tempo in fase decisionale, utilizzando rapidi suggerimenti. Tuttavia queste rapide vie d’uscita non sono semplici accorgimenti ma il modo in cui prendiamo il più delle volte decisioni, tanto da regolare su di esse la nostra vita senza nemmeno accorgercene.

 

E a questo punto entrano in giorno gli esperti di marketing o i “persuasori” per eccellenza, i quali cercano di sfruttare queste leve nel modo più efficace per indurci a dire “Sì, lo compro!”.

 

Leve psicologiche utilizzate nel marketing:

 

Contrasto:

 

Questo è un tipico esempio di leva, che agisce quando mettiamo a confronto due o più elementi. Avvertiamo solitamente questa differenza fra due prodotti come potrebbe essere uno molto costoso e poi uno economico, come nel periodo di saldi, si avvertirà una grande differenza anche se non c’è di fatto una grandissima offerta.

 

Reciprocità:

 

Rispecchia la formula del dare/avere. Come ad esempio potrebbe essere un servizio aggiuntivo, un omaggio, un buono sconto per i prossimi acquisti. “Se tu fai una cosa per me io mi sentirò in obbligo di ricambiare”. Per la verità è più facile spiegarlo se si pensa ad un amico che offre un passaggio in auto e per ricambiare tu gli offri il caffè.

 

Simpatia:

 

Creare una certa empatia con i clienti è sempre una mossa vincente. Rendersi simpatici anche tramite i social, attraverso i contenuti, tone of voice e video dinamici. Le persone sono più propense ad accettare richieste da qualcuno che piace e con le quali riscontrano più affinità di pensiero.

 

Autorità:

 

Mostrare di essere autorevoli nel proprio settore di competenza è un atteggiamento tipico che viene sfruttato dai persuasori. Uno degli esempi più eclatanti potrebbe essere l’uso di un influencer testimonial nella campagna di vendita per promuovere un prodotto o un servizio. Questa è una scorciatoia che aiuta il inconsciamente il nostro cervello a non pensarci troppo su e ad affidarci al marchio in quanto risulta “più grande” quindi acquisisce ai nostri occhi autorità.

 

Scarsità:

 

Questa è la tecnica utilizzata dalla maggior parte di collaborazioni, semplicemente inedite e scarse. Più una cosa è rara più il valore percepito aumenta. L’idea di una potenziale perdita in quel caso rappresenta un “mancato affare”. Prendiamo ad esempio il caso delle sneakers ad edizione limitata, che se non vengono acquistate al prezzo di partenza, subiscono poi l’aumento dei prezzi dai reseller.

 

Essere Socialmente conosciuti:

 

Il cosiddetto “effetto pecora”. Se tutti fanno una determinata cosa ci si sente inconsciamente più sicuri nel farla con l’idea che così facendo si evitano gli errori di percorso. Un tipico esempio sono i ristoranti, se un locale è sempre pieno ed affollato si avrà la percezione che offra pietanze di qualità, non importa a quel punto quanto sarà lunga la lista d’attesa. Anche questo effetto rappresenta una rapida scorciatoia per decidere come agire.

 

In quale di queste leve ti sei imbattuto più spesso? Racconta la tua esperienza nei commenti.

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Paola Palmieri 26/02/2021

Marketing omnichannel: cos’è e perché è importante

Un tipo di approccio al marketing e alle vendite è quello che viene definito omnichannel vale a dire un modo per avvicinarsi al cliente fornendogli un’esperienza fluida, continua e senza interruzione alcuna. Il cliente, infatti, può decidere di effettuare acquisti comodamente da casa sfruttando il canale online del tuo e-commerce (tramite cellulare, pc o altro dispositivo) o, al contrario, di farlo fisicamente recandosi presso il punto vendita prescelto.  

L’omnicanalità è appunto questo: un’azione sinergica ed un’esperienza integrata. Vediamola più da vicino.

Marketing omnichannel: cos’è

Per un’azienda puntare su un tipo di marketing omnichannel si traduce spesso in una scelta vincente perché, come definizione vuole, “per il consumatore non esiste più una netta distinzione tra spazio fisico e spazio virtuale” e dunque la relazione con il brand può avvenire in ogni tempo e in ogni luogo

Questo tipo di strategia risulta essere molto efficace quando reparto marketing, sales e customer service si fondono dando di sé un’immagine univoca. Quale la differenza con il marketing multicanale? Scopriamolo di seguito. 

Differenza con il marketing multicanale

Mentre con il marketing omnichannel si parla di integrazione e sinergia tra i canali di comunicazione e quelli  di vendita, con la multicanalità essi appaiono piuttosto slegati tra loro. O meglio, concretamente sia chi usa l’omnicanalità sia chi punta sulla multicanalità ha dei canali di comunicazione con i clienti vale a dire siti, social, blog ecc. solo che:

1. nel primo caso c’è una buona progettazione e tramite queste piattaforme si riesce a dialogare con il cliente in maniera fluida

2. nel secondo caso (vale a dire quello della multicanalità) il risultato non è di perfetta integrazione per cui il messaggio giunge incoerente ed inefficace.  

Marketing omnichannel: il segreto del suo successo

Per buttar giù delle idee per un buon marketing omnichannel ci deve guidare sostanzialmente ciò che vuole il cliente. La customer experience è tutto ciò che conta per questo è bene progettare un’esperienza con delle offerte ad hoc. 

Il consumatore, infatti, premia il brand qualora si senta al centro dell’attenzione e coccolato: largo ad offerte e a promozioni dedicate che conquisteranno il cuore dei clienti. Stando a delle indagini effettuate negli anni scorsi si evince come quasi il 50% dei clienti faccia acquisti di impulso sotto la spinta di un’esperienza cucita su misura per loro: gusti e preferenze. 

Il segreto sta tutto in un lavoro sinergico tra i vari comparti all’interno dell’azienda, si parte da dati per offrire proposte coerenti ai propri clienti. Veniamo ai vantaggi. 

Vantaggi del marketing omnichannel

Impostando una buona strategia di marketing di questo tipo, diversi sono i vantaggi di cui potrai godere. Vediamone alcuni:

offerta personalizzata

• diminuzione dei costi

• aumento dei guadagni

• incremento della lealtà dei clienti.

Ma cosa vogliono al giorno d’oggi i consumatori che il marketing omnichannel riesce loro a dare? Scopriamolo insieme. 

Cosa vogliono i consumatori

Stando a varie indagini del settore risulta che il consumatore prima di procedere all’acquisto ha bisogno di:

• sapere che c’è un punto di riferimento sempre cioè che possono contare su un addetto del servizio clienti

• ricevere assistenza in tempo reale

• ricavare tutte le informazioni di cui hanno bisogno senza le quali perdono di interesse

• un servizio impeccabile

Il caso Sephora

Un caso su tutti di marketing omnichannel perfettamente riuscito è quello che vede la multinazionale delle profumerie francese mettere in campo strategie ad hoc rivolte ai clienti. Sephora, infatti, dà la possibilità ai propri clienti di vivere un’esperienza unica creando un account e immergendosi nel virtuale in beauty experience e sessioni di trucco che possono continuare poi in negozio. 

Se hai trovato spunti interessanti nel corso della lettura del nostro articolo, programma anche tu la tua strategia omnichannel e continua a seguirci con i prossimi appuntamenti di marketing e non solo. Se hai dubbi, perplessità o pura curiosità contattaci pure, saremo felici di risponderti. 

 

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Tiziana Troisi 25/02/2021

Contact, Prospect; Lead: tutte le fasi del marketing funnel

Forse non ci avete mai fatto caso ma ci sono modi e atteggiamenti diversi di fare shopping. C’è chi guarda in modo distratto le vetrine, chi entra in un negozio ma “solo per dare un’occhiata” e chi dopo un minuto ha già le idee chiarissime

 Ora che lo shopping si è spostato quasi del tutto in rete, l’online marketing ha dovuto trovare una definizione per questi diversi approcci all’acquisto.  Avrete sicuramente già sentito termini come lead, prospect e contact. Cosa significano? Qual è la differenza tra queste tre definizioni? Tranquilli, ve lo spieghiamo noi.

Si dice molto spesso che gli acquisti online siano dettati dall’impulso del momento. In realtà però, cosi come gli acquisti offline, anche quelli online sono fatti di un percorso, in cui a cambiare è il rapporto tra il cliente è l’azienda.

Marketing funnel: un percorso di fiducia

Un po’ come in tutte le relazioni, anche quella tra cliente e azienda è fatta di varie fasi. Si parte dalla fase iniziale in cui la conoscenza è superficiale fino ad arrivare ad un legame più consolidato.

Vediamo insieme le varie fasi più nel dettaglio:

Contact: il contatto è un cliente di cui l’azienda possiede i dati magari perché inseriti in un database aziendale o comprati attraverso accordi con aziende che si occupano di profilazione.
L’ azienda può decidere se cercare di creare un legame con il cliente di cui possiede i dati oppure no, a seconda delle proprie necessità. Se volessimo, paragonare questa definizione a un rapporto umano o di amicizia, si potrebbe dire che il contact non è altro che un conoscente.

Prospect: il prospect è un tipo di contatto che solitamente il marketing definisce potenziale acquirente. È un contatto che fa parte sicuramente del target di riferimento. Il prospect ha manifestato interesse per un certo prodotto (magari visitando lo shop che lo vende) ma di fatto, non ha mai cercato un contatto diretto. Ritornando alle metafore pseudo sentimentali, il prospect è un po’ come un match su Tinder. L’ affinità esiste, non resta che provare a coltivarla con un po’ di furbizia.

Lead: si tratta dell’ultimo step del percorso di ogni acquirente online. È il legame più auspicabile da parte di ogni azienda. Molte delle campagne di marketing sviluppate per il web hanno come obbiettivo la lead generetion. Questo termine, derivante dall’inglese legame, indica la nascita di un rapporto di scambio reciproco tra l’azienda e il cliente. Il lead non è un contatto come un altro.

In questo caso si tratta di una persona che ha manifestato un interesse diretto per l’azienda e per il prodotto e quindi decide di dare all’azienda i suoi dati, magari compilando un form o iscrivendosi alla newsletter.

Lead: il legame non basta

Il lead è per l’azienda un potenziale cliente. Sarà cura dell’azienda poi proporgli dei contenuti in grado di conquistarlo e spingerlo all’acquisto.

Proprio come per gli acquisti dal vivo, anche online: non tutti i clienti sono uguali. C’è il cliente che è l’incubo dì ogni commessa. Quello che: do solo un’occhiata: ti chiede colori, taglie, modelli, fa mille domande e poi va via, poco convinto. Per fortuna c’è anche chi arriva in negozio con un’idea ben chiara riguardo al suo acquisto e riesce ad ultimarlo in pochissimo tempo, senza indecisione.

È questo il cliente che tutti sognano, no?

Purtroppo, i clienti indecisi esistono anche online. Per questo, anche tra i lead occorre fare una distinzione:

Marketing Qualified Lead: è il cliente affezionato ma “guardone”. Si iscrive alla newsletter, crea una lista dei desideri, magari aggiunge pure al carrello. Ma non acquista mai.

Sales Qualified Lead: è il potenziale cliente che si trasforma in cliente e porta a termine la conversione. Quello che rende utili gli sforzi del brand. Una volta ricevuta la mail di contatto con la segnalazione delle ultime offerte, la apre, la legge e corre sul sito.

Corteggiare il cliente

Non sarebbe bellissimo se succedesse sempre così? Il marketing però, non è mai fatto di percorsi lineari. Ed è proprio in questi momenti che si mostra la sua forza. Chi cura le strategie di marketing deve saperlo: la lead generation non basta. Il cliente oggi vuole essere corteggiato, sentirsi importante. Siate confidenziali. Fate proposte che sembrino create apposta per lui. Allora, avrete vinto la sua fiducia.

Per sapere come rubare il cuore ai vostri clienti, continuate a seguire il nostro blog.

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Tiziana Troisi 18/02/2021

Bonus pubblicità 2021

 

La crisi sanitaria e commerciale ha messo in ginocchio molti settori. Uno di questi, anche se non lo avremmo mai pensato è sicuramente quello pubblicitario.      In un momento in cui nelle città tutto era silenzioso e serrato, la pubblicità televisiva non ha portato il risultato sperato.

Molte aziende hanno provato a rialzarsi sfruttando il potenziale pubblicitario dei social network e in generale di internet. È li che le interazioni si sono spostate in massa durante il lockdown.

Proprio analizzando questo forte cambiamento nel mondo pubblicitario, il Governo ha deciso di emanare un Bonus Pubblicitario per il 2020, che è stato confermato anche per il 2021

Vediamolo nel dettaglio.

Bonus Pubblicitario: come funziona

Il bonus pubblicitario 2021 ha come obbiettivo principale l’incentivo all’utilizzo di tecniche di digital marketing.

Si tratta di un credito d’imposta ( un anticipo delle spese da sostenere nel corso dell’anno) pari al 50% degli investimenti in programma.

Possono accedervi aziende e professionisti che abbiano intenzione di investire in pubblicità su giornali cartacei o online. A differenza del 2020, sono esclusi dal provvedimento i fondi investiti in spazi televisivi.

Un modo per spingere le aziende ad abbandonare i vecchi canali?

Il bonus pubblicitario 2021 copre una spesa massima di 50 milioni l’anno. Si può presentare domanda di adesione fino al 31 Marzo 2021.

A muoversi per incentivare l’utilizzo dei canali digitali non è stato solo il governo. Nel corso dell’anno precedente molti colossi della comunicazione digitale hanno stanziato fondi per sostenere la pubblicità in rete.

Fondi Facebook Ads

Facebook, per esempio, per il 2020 ha creato un fondo di Sostegno per le PMI: 100 milioni di dollari da distribuire in 30 Paesi. I fondi sono stati accreditati alle aziende aderenti all’iniziativa che si sono dimostrate meritevoli. Questi crediti, spendibili in Facebook Ads, sono scaduti il 31 Dicembre 2020
Non si hanno ancora informazioni su un eventuale rinnovo dell’iniziativa anche per il 2021.
Per rimanere aggiornati consultate la sezione domande frequenti di Facebook.

Tik Tok Advertising

Ammettiamolo: quando Tik Tik si è diffuso in maniera capillare sui cellulari di giovani e meno giovani, non ci avreste scommesso per nulla. E invece no: i piccoli video di 15 o 60 secondi si sono rivelati un canale fortissimo per una pubblicità che non fosse troppo invasiva ma colpisse nel segno.

Anche Tik Tok, nel pieno della pandemia ha deciso di aiutare le piccole medie imprese: è stato istituito un fondo che restituisse l’equivalente della cifra investita in pubblicità. Piccolo ma non trascurabile dettaglio: potevano accedere al fondo solo le aziende con almeno 100 mila clienti.

L’istituzione di questo fondo è stata solo l’ultimo tassello della trasformazione del social cinese in un importante nodo del social media marketing: poco prima era stata lanciata la piattaforma Tik Tok ads Manager, per aiutare le aziende a gestire tutto in maniera più intuitiva

Non è stato ancora confermato il rinnovo del fondo pubblicitario per il nuovo anno, ma visto il successo, siamo fiduciosi.

Google Ads

Dopo aver appreso di queste iniziative, sorge spontanea una domanda: come promuovere online le aziende che per una scelta interna non utilizzano i social?

Ci sono brand il cui target sono persone che non hanno molto appeal con i social o non utilizzano uno smartphone. Persone meno giovani magari, il cui utilizzo di internet si limita alle ricerche sul web.

Tranquilli, a loro ci ha pensato Google: il famosissimo motore di ricerca ha ricaricato gratis i conti degli account delle aziende già attive su Google Ads, la piattaforma di Google dedicata alla pubblicità.

340 milioni di dollari distribuiti sugli account Google Ads di tutto il mondo. Sembrava uno scherzo, ma era tutto vero. I crediti si sono poi azzerati il 31 Dicembre 2020.

A parte il Bonus governativo, già confermato, tutte le altre iniziative descritte sono ancora in forse. Si sarà trattato di un evento sporadico? Certo è che incentivi di questo tipo, se ripetuti, potrebbero rendere più facile la strada verso la digitalizzazione delle piccole medie imprese. Nel nostro Paese sono ancora pochissime le aziende in grado di comprendere e sfruttare il potenziale della rete.

Per restare aggiornati sul mondo della pubblicità digitale e tanto altro, seguite le nostre pagine.

 

 

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Paola Palmieri 17/02/2021

I gatti nella rete del marketing

Oggi in Europa è la Giornata del Gatto: una buona occasione per festeggiare i nostri amici felini e un ottimo spunto per parlare di marketing. Diamo insieme uno sguardo agli spot meglio riusciti che li vedono attori o più semplicemente alle tante immagini e video che impazzano sul web. Come sono diventati protagonisti sulla scena del marketing? Scopriamolo insieme.

Il marketing emozionale

I gatti sono animali affascinanti in grado di sedurre sin dal primo sguardo e "graffiare" lo schermo. Questo il motivo per cui vengono spesso scelti per essere protagonisti delle pubblicità ma tutto parte dalle emozioni. Sono loro le prime a guidare le nostre azioni e a trasformare un utente in consumatore. 

È proprio avvalendosi di esse che vengono ideate delle campagne e attuate strategie di marketing per raggiungere un preciso scopo: la vendita. 

Scegliere gli animali come protagonisti di uno spot fa sì che essi divengano complici di uno stato emotivo che predispone all’attenzione prima e all’acquisto poi. Essi si fanno carico di un grande ed importante significato simbolico. Il cane è sinonimo di affidabilità - vedi Asso protagonista della pubblicità di Segugio.it - il gatto, al contrario, simbolo di autonomia e di intraprendenza. Ma entriamo nel vivo della questione. 

Social media e i gatti

Diverse sono le ragioni che ci fanno amare i gatti e a dircelo non è solo il nostro sesto senso ma un’indagine condotta qualche tempo fa da cui emerge che i gatti sono amati per quel musino schiacciato e il pelo morbido. Tra le ricerche più frequenti in rete troviamo meme gatti o immagini gatti ma non solo. I social vengono usati per fare ricerche sul prodotto giusto da destinare ai nostri pet.

Venendo al marketing: perché non usare quest’animale per portare in alto il nome di un brand e darne maggiore visibilità? Molte sono le aziende che lo hanno pensato ed attuato. Ovvio che i gatti restano protagonisti indiscussi nel settore del pet food o degli accessori su cui si riversa maggiore attenzione da parte dei proprietari e viene confermato dai numeri.

Stando al Rapporto Assalco Zoomark il mercato italiano segna un +2,8% rispetto al 2019 e la pubblicità riveste un ruolo fondamentale, soprattutto all’interno dello store, dove riesce ad influenzare e ad orientare la scelta di circa il 30% dei proprietari dei gatti. 

Pubblicità e gatti

Dolcissimi e intriganti non solo in rete ma anche in pubblicità. Una che è passata alla storia e non si può non conoscere quando si parla di gatti è quella di Netto Marken discount che qualche anno fa realizzò una pubblicità con gatti cassieri e clienti davvero riuscitissima. Il successo fu sottolineato da milioni di visualizzazioni e da vendite in crescita.

Da noi non è da meno ricordiamo tutti le campagne della Whiskas, della Purina One o l’elegante gatto argenteo di Sheba. Era il 1986 quando un gattino comparve sotto la pioggia per la pubblicità della Barilla e il 1993 l’anno del simpatico e pasticcione gatto Felix. Venendo a tempi più recenti anche Ikea ha ideato nel 2018 una campagna con un gatto dispettoso. 

Curiosità

Perché proprio il 17 febbraio in Italia si festeggiano i gatti? Presto detto! Negli anni 90 l’idea originale partì da una giornalista italiana la quale propose un sondaggio per decidere se e quando dedicare una festa agli amici pelosetti di casa. Bene, venne fuori che molti concordavano sull’idea di festeggiarli e fu proposta una data votata poi all’unanimità:

febbraio: mese dell’Acquario, spirito libero per eccellenza

17: portatore di sfortuna cosa in passato veniva attribuita ai gatti (neri soprattutto).

Se ti sei divertito a compiere questo viaggio felino insieme a noi, non perderti i prossimi appuntamenti con Marketing e non solo. 

 

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Gabriella Avallone 17/02/2021

Brand Reputation, non ne abbiamo mai abbastanza

Sempre più importante per un’azienda è la sua reputazione, ovvero cosa pensano le persone di un brand.

 

Attraverso attività di public relations e marketing strategico si cerca sempre di alimentare la cosiddetta: “Brand Awareness”, che altro non è che il grado di conoscenza della marca da parte del pubblico.

Essa si esprime attraverso la percentuale dei consumatori in target che ricorda la marca senza alcun bisogno di uno stimolo verbale o visivo (ricordo spontaneo), ma anche di quelli che lo fanno dopo averlo ricevuto (ricordo aiutato).

Difatti la notorietà di una marca non è sempre spontanea, il più delle volte va “sollecitata” attraverso stimoli esterni e messaggi.

 

Che cos’è la Brand Reputation:

 

È l’insieme delle percezioni, valutazioni e aspettative che le persone hanno nei confronti di un determinato brand. La Brand Reputation è dovuta ad una serie di fattori come comportamenti ed iniziative, la storia e la comunicazione.

 

Nell’era digitale ha acquisito ancora più importanza proprio perché ogni azienda deve tenere a mente i valori nei quali si rispecchia, soprattutto quando comunica online, perché si ha meno controllo di quello che può essere associato al proprio brand. Avere una personalità forte invece aiuta a farsi conoscere, non solo dai potenziali clienti ma anche di tutti coloro che lavorano a stretto contatto con l’azienda stessa come gli stakeholder, dipendenti, fornitori ed altre aziende.

 

Poniamo ad esempio che tutti parlino bene di un determinato brand, che ha deciso da poco di sfruttare materiali sostenibili per la realizzazione dei suoi capi. Il brand organizza particolari iniziative a testimonianza del suo impegno e rispetto dell’ecosistema e poniamo il caso che un consumatore X sia molto sensibile al tema. Dopo aver “sentito dire” da terzi o letto sui social del voler limitare i danni ambientali da parte del brand in questione, potrebbe esserne maggiormente attratto. A questo punto dopo aver ricevuto informazioni, feedback e letto recensioni, la sua reputazione nei confronti di questa marca aumenterà ed acquistando un semplice maglione si sentirà parte di questo messaggio positivo. Naturalmente si sentirà in grado di condividere la sua idea con chi gli è più vicino o perché no, magari anche a tutti i suoi follower.

 

Questo esempio potrebbe valere anche, e soprattutto, con chi lavora all’interno di una determinata azienda, allora la sua voce in capitolo sarà ancora più forte. Se un dipendente ti dicesse che realmente l’azienda si sforza ad utilizzare materie sostenibili per la realizzazione dei suoi capi, è diverso da leggerlo da un post sponsorizzato. Questo, unito alle numerose azioni di comunicazione, serve ad alimentare la Brand Reputation della firma. Pertanto è molto importante che ci sia una forte coerenza tra i valori che si vogliono trasmettere e quelli a cui si crede realmente.

 

Come si costruisce la Brand Reputation:

 

Costruire una reputazione del proprio brand non è sicuramente una cosa semplice, al contrario è un processo lungo e faticoso ma di certo non impossibile. L’importante è credere davvero nei valori che si vogliono comunicare e affiancare a quelle idee, fatti concreti e dimostrabili.

 

Costruire una Brand Reputation valida è piuttosto complesso perché dopo anni di atteggiamenti positivi, inclusi i comportamenti adottati sul lavoro, basta una situazione mal gestita per distruggerla.

A quel punto recuperare sarà difficile, avere una reputazione negativa spesso può uccidere un brand, anche perché non dimentichiamo che si tratta della percezione delle persone nei confronti della nostra azienda, quelle stesse persone che la portano avanti.

Nemico indiscusso della brand reputation è il passaparola, che si diffonde a effetto domino in modo costantemente negativo, affossando a poco a poco il brand.

 

Con una costante comunicazione forte e chiara dei valori dell’azienda e soprattutto un po' di coerenza, non dovrebbero ad ogni modo esserci problemi.

Dare importanza alla:

 

-       Storia del Brand,

-       Modalità di lavorazione,

-        Scelta delle materie prime,

-       Iniziative,

-       Customer Service,

-       Modalità di fruizione,

-       Scontistiche,

-       Impatto ambientale,

-       Trattamenti per dipendenti e fornitori,

-       Comunicazione limpida (sito e social).

 

Potrebbero essere un buon punto di partenza.

E tu, credi di sapere cosa pensano le persone del tuo business?

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Paola Palmieri 16/02/2021

Marketing di Carnevale: idee e ispirazioni

Anche se quest’anno sarà diverso dagli altri, il Carnevale, comunque, si festeggerà: sì a travestimenti e non solo per i più piccoli, a chiacchiere e brighelle e tanto tanto colore sotto forma di coriandoli e stelle filanti. Ma se le nuove regole impongono che non si possa sfilare in strada e godersi lo spettacolo dei carri con musica a ravvivar le strade, riprogrammiamo il Carnevale e vestiamolo di nuove opportunità soprattutto in termini di marketing che è quel che ci interessa. Prima però facciamo un passo indietro e partiamo dalle origini. Da dove nasce il Carnevale? 

La storia del Carnevale

Il termine Carnevale innanzitutto deriva dal latino “carnem levare” cioè togliere la carne e, nasce come riferimento al Martedì Grasso, ultimo giorno di abbuffate. Dopodiché, con il Mercoledì delle Ceneri, iniziava la Quaresima periodo di digiuno ed astinenza della durata di quaranta giorni. 

Festa cristiana che affonda le radici in festività pagane assai antiche come i Saturnalia o le dionisiache greche durante le quali ci si abbandonava a vari scherzi e dissolutezze e l’ordine lasciava spazio al caos, per arrivare fino ai giorni nostri dove la tradizione giunge a noi immutata: a Carnevale ogni scherzo vale!

Il Carnevale oggi

In ogni città si fa festa e si organizzano manifestazioni legate all’evento tutto rientra in quel che si definisce marketing territoriale con un po’ di promozione in più del territorio. Il Carnevale più famoso d’Italia? Quello di Venezia che per quest’anno propone eventi in streaming non potendo contare sugli assembramenti mascherati degli scorsi anni. Strade affollate cedono il passo a quelle deserte ma la voglia di divertirsi resta.

Il divertimento, tuttavia, si sposta tutto online e anche le aziende hanno dovuto rivedere i loro piani e ripensare alle loro strategie di marketing. Che ne dici di leggere qualche idea in più per trarne spunto? Parola d’ordine: creatività

Tre idee tutte da copiare: viva viva il Carnevale

1. Newsletter accattivanti

In termini di digital marketing un’azienda che, specialmente in questo periodo, è a caccia degli strumenti giusti per avvicinarsi almeno virtualmente ai clienti può proporre vantaggi e scontistiche interessanti in occasione di questa festa mascherata. 

Inoltrare mail pronte a cogliere nel segno sono la strada giusta da percorrere ma attenzione a non essere banali, a trovare l’argomento interessante e l’oggetto giusto per non esser cestinati e fallire. Scovare idee creative è l’obiettivo e le newsletter rientrano perfettamente in quel che appare la strategia ideale: fa attenzione ai piccoli dettagli e lì che si nasconde il segreto del successo della tua strategia. 

2.  Sconti interessanti

Seconda idea di marketing di Carnevale da cogliere al volo è quella di offrire dei coupon per richiamare l’attenzione dei clienti e aumentare così le vendite. Lasciati aperte più possibilità: offri uno sconto spendibile in negozio e avrai l’occasione di fidelizzare i tuoi clienti ma visti i tempi concedi loro anche la possibilità di spenderli online e far volare il tuo e-commerce. Veniamo all’ultima idea perfetta per il Carnevale. 

3. Challenge divertenti

Già sperimentato in altre occasioni il contest è un modo divertente per affrontare la settimana di festeggiamenti. Quale idea migliore se non quella di lanciare una challenge in cui inviti i tuoi clienti, grandi e piccini, a scattar foto mascherati per votare il costume più bello? Lascia volare la fantasia e con essa voleranno anche gli affari.

Oggi è Martedì Grasso che ne dici di dare il via ai festeggiamenti? Noi siamo pronti. Segui i nostri consigli e offri tanti vantaggi e molto divertimento in più ai tuoi clienti. Non perderti i prossimi appuntamenti del nostro blog: per te tante notizie e spunti interessanti che riguardano il mondo del marketing e non solo. Ti aspettiamo. 

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Gabriella Avallone 10/02/2021

Consigli pratici per un buon Copywriting

Si parla spesso in generale delle tecniche per un buon copywriting ma pochi spiegano realmente come farlo.

 

Ormai bisogna far sempre più attenzione ai contenuti testuali. È grazie alle parole chiave, ai titoli H1, H2, H3 e alla grammatica se il post in questione viene indicizzato o meno su Google. Ormai Google è molto più intelligente di quanto crediamo, riesce a capire il senso organico e grammaticale dei testi e naturalmente si accorge se si tratta di un testo copiato o inedito. Perciò occhio!

 

Ecco sette consigli su come attuare le tecniche per un buon copywriting:

 

Scrivere cancellando:

Per gli annunci online, campagne pubblicitarie d’impatto e post sui social è necessario scrivere il meno possibile. Quindi a meno che tu non stia componendo il testo per un magazine online o un blog, prova ad immaginare di ottenere una ricompensa ogni qualvolta elimini una parola dal tuo titolo, senza naturalmente alterarne il significato.

 

Esempio sbagliato: “ X ti permette di lavorare in modo più collaborativo ed efficiente per ottenere sempre più risultati”

 

Esempio corretto: “Con X i gruppi collaborano meglio e ottengono di più”.

 

Scrivere cosa può fare il prodotto per loro:

Molti si concentrano sulla descrizione del prodotto ma non sul perché qualcuno dovrebbe acquistarlo. Ci si dovrebbe concentrare maggiormente su cosa quel prodotto può fare per loro.

 

Esempio sbagliato: “X è il primo riproduttore musicale portatile al mondo”

 

Esempio corretto: “Più di 1000 canzoni nella tua tasca”

 

Evitare la forma passiva:

Utilizzare una voce passiva non ha lo stesso impatto di una voce attiva. È solitamente indiretta e per niente incisiva. Bisogna il più possibile rivolgersi al consumatore stesso.

 

Esempio sbagliato: “Una persona X dovrebbe fare in modo da mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato”

 

Esempio giusto: “Mantieni uno stile di vita sano!”

 

Essere sé stessi:

Facile a dirsi ma difficile a farsi. Facci caso però, i migliori brand sono quelli che fanno di tutto per sembrare “veri”. Pertanto è consigliato evitare il linguaggio formale ed abbattere ogni tipo di barriera con l’interlocutore, in modo da essere diretti ed autentici.

 

Esempio sbagliato: “In seguito alle restrizioni che stiamo affrontando, l’azienda si trova costretta a dover…”

 

Esempio corretto: “Ciao…, ti scrivo per comunicarti che l’attuale situazione prevede…”

 

Crea conflitto:

In particolar modo nei mercati con un’alta concorrenza, si potrebbe rischiare di utilizzare una comunicazione banale, pertanto è bene ricordare che il conflitto crea interesse!

 

Esempio sbagliato: “L’assicurazione costruita per te” oppure “l’assicurazione che farà al caso tuo”

 

Esempio corretto: “Dimentica tutto ciò che sai sulle assicurazioni”

 

Evitare i titoli statici:

Le affermazioni conservale per un testo ma non per i titoli d’impatto. Un buon titolo dovrebbe spingere ad informarsi e leggere oltre, quindi è molto importante. Potrebbe aiutarti scrivere un titolo dinamico, con una domanda ad esempio, per incuriosire ancora di più chi sta leggendo.

 

Esempio sbagliato: “X per la tua azienda”

 

Esempio corretto: “Conosci le potenzialità dei tuoi prodotti?”

 

Ricorda la prima riga di testo:

Se le persone, oltre il titolo, andranno oltre la prima riga di testo, allora puoi dirti soddisfatto del tuo lavoro. È un aspetto fondamentale della scrittura online, per cui conviene non dilungarsi, essere incisivi e incuriosire il lettore.

 

Esempio sbagliato: “Ci concentriamo sempre sui X e spesso dimentichiamo che non diamo valore a questo aspetto…”

 

Esempio corretto: “X ha 50 opportunità differenti. Non dimentichiamolo!”

 

Per scoprire altre tecniche e strategie, seguici! Se desideri che venga trattato un argomento in particolare comunicacelo in dm o nei commenti, saremo felici di esserti d'aiuto.

 

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Tiziana Troisi 09/02/2021

San Valentino: 5 best practis di campagne social per gli innamorati

 

Celebrare l’amore in tutte le sue forme e declinazioni. È a questo che serve San Valentino, la festa degli innamorati. C’è chi con un pizzico di cinismo la definisce una festa commerciale e chi non vede l’ora di festeggiare il proprio partner. Come ogni giornata particolare che si rispetti, San Valentino fa parlare di sé e scatena sui social un hype pazzesco. Un passaparola che coinvolge utenti e grandi brand, che ne approfittano per accrescere la loro brand awareness: campagne di real time marketing, offerte, codici sconto e personalizzazioni. Tutto è concesso, nella giornata dell’amore.

San Valentino tra sacro e profano

Da dove nasce la giornata di San Valentino? Secondo la leggenda, il vescovo di Terni Valentino, dopo aver udito due giovani amanti litigare nel suo giardino, donò loro una rosa per permettere loro di fare pace.

Un’altra leggenda narra di come Valentino riuscii ad unire in matrimonio due giovani amanti. Questo matrimonio celebrato di nascosto prima che la giovane morisse costò al vescovo la vita.
Ecco perché ancora oggi il 14 Febbraio si celebra l’amore regalando un mazzo di rose ai propri partner. 

Lo sapete perché si regalano bigliettini? Le valentine nascono in Inghilterra durante l’era vittoriana, quando i corteggiamenti avvenivano tramite piccoli messaggi scambiati di nascosto.

Dopo un tuffo nel passato, torniamo al presente: ecco le 5 campagne più belle di San Valentino 2021.

Mulino Bianco: per amori golosi

La pandemia ci ha disabituato ai grandi gesti plateali e ci ha aiutato a capire l’importanza dei piccoli gesti. Anche un biscottino, regalato con amore, può essere un bel regalo. Mulino Bianco ha pensato ad accontentare le coppie più golose dando la possibilità di regalare ai propri partner una confezione personalizzata dei loro biscotti preferiti con tanto di dedica.
Durex: festeggiare con ironia

Metodo che vince non si cambia: Durex continua a far parlare di sé con il suo modo irriverente di fare real time marketing. La campagna per San Valentino ci ricorda che non serve aspettare il quattordici febbraio per giocare in due. Un modo simpatico e divertente per ricordare che non serve una festa per amarsi. Sempre.

Kiko sceglie le limited edition

Se le personalizzazioni si dimostrano una scelta vincente, vuol dire che vale la pena osare. È quello che ha fatto Kiko: il noto brand di cosmetica, per festeggiare gli innamorati, ha lanciato un’intera linea limited edition. Di questi tempi, dove la ricerca dell’esclusività è diventata quasi più importante del prodotto stesso, chi punta all’hype vince.

WWF: il marketing per sensibilizzare

Non solo i grandi brand approfittano di queste ricorrenze. Per esempio, in occasione di San Valentino WWF ha lanciato la campagna: “ Il tuo amore può salvare una specieinvitando i propri followers ad investire una piccola somma di denaro per un gesto molto importante. Un messaggio semplice, diretto e tenero, che sembra perfetto per un pubblico sensibile ai temi ambientali.

Air B&b: coinvolgere con i contest

In un momento come quello che stiamo vivendo, ogni coppia vorrebbe poter organizzare una piccola fuga romantica per concedersi un po’ di tempo insieme. A questo deve aver pensato Air B&B quando ha lanciato il contest di San Valentino.  Ogni coppia è stata invitata a raccontare la propria storia d’amore. La migliore avrebbe vinto un soggiorno in una struttura nella loro regione. Un invito a partecipare attivamente e raccontarsi, in grado di rendere il rapporto tra cliente sempre più solido.

Real time: l’amore non ha sesso

L’ultima campagna di cui parleremo non è di quest’anno, ma vale la pena citarla. Qualche anno fa Real Time ha pensato di augurare ai suoi spettatori un Buon San Valentino, augurando loro di trovare “un’amore”. Quell’apostrofo che può sembrare un sacrilegio per i grammar nazi, aveva un significato molto più profondo: dopo la diffusione di questo manifesto. l’account di real time ha lanciato una petizione per trasformare la parola amore in un sostantivo neutro. Una piccola provocazione che nasconde un bellissimo messaggio di inclusione.

Questi erano le nostre 5 best practis per San Valentino 2021: certe ricorrenze sono utili per vendere, ma anche è soprattutto per ribadire il proprio sistema di valori.

Per altri esempi virtuosi di campagne marketing e tanti altri consigli, continuate a seguire Marketing e non solo.

 

 

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Paola Palmieri 05/02/2021

Nutella: ricetta per una strategia perfetta

Da Carosello a oggi ne è passato di tempo e, negli anni, la comunicazione di Nutella si è rafforzata sempre più. Se oggi si festeggia il Nutella world day un motivo ci sarà, per capirlo facciamo insieme un passo indietro: iniziamo con un po’ di storia.

L’origine

Parli di crema spalmabile alle nocciole e ti viene in mente lei: la Nutella. Ma come nasce? Essa prende vita da un’idea di Pietro Ferrero mente imprenditoriale che, dopo la Seconda guerra mondiale, per sopperire alla scarsità di cacao si inventò questa ricetta tutta nuova: zucchero, nocciole e pochissimo cacao. Da allora fu subito un successo e, se la ricetta è rimasta immutata negli anni, la comunicazione no. Si è evoluta ed ha saputo sfruttare al meglio ogni canale a sua disposizione, fino ai giorni nostri. Indaghiamola più da vicino. 

Il packaging

Il segreto è racchiuso tutto nel vasetto diventato ormai icona: in origine, e parliamo del 1964, aveva una forma più o meno squadrata qualche anno più tardi ha assunto la forma che conosciamo noi tutti oggi. Tondeggiante, rigorosamente in vetro, con tappo in plastica bianco, etichetta con marchio in evidenza e possibilità di riciclarlo in mille modi. Molti quelli entrati nelle case degli italiani e negli ultimi anni si è avvicinata ancor di più ai clienti offrendo loro la possibilità di personalizzarli ed è la svolta. 

Le tappe principali

• È il 2013 e l’azienda lancia la campagna “Nutella sei tu” con la possibilità di vedere il proprio nome stampato sul vasetto.

• 2014: è la volta delle frasi motivazionali

2015: espressioni dialettali compaiono in etichetta, facendoci compiere un bellissimo viaggio lungo lo stivale attraverso le espressioni più tipiche dal “daje” allo “jamme jà”.

2016: arriva la lampada con luci a led e connettore USB

2017: la limited edition e la possibilità di ricevere uno speaker bluetooth a forma di vasetto

2018: la partnership con Alessi regala un orologio da collezionare

• Nel 2019 Nutella sfrutta il barattolo per veicolare messaggi importanti: “anche se siamo tutti diversi, c’è sempre qualcosa che unisce”. Ogni vasetto ha un solo gemello ed è caccia a quello uguale al tuo. E qui c’entra lo zampino di internet.

Le pubblicità

La comunicazione di Nutella ha contribuito alla costruzione di una brand image grazie alla pubblicità sia cartacea che audiovisiva. Al centro di queste campagne c’è sempre un fattore emozionale, punta sul senso di famiglia (il target) e fa leva su sentimenti genuini. È così che prendono forma i primi slogan.

Da “L’esperienza delle mamme è sempre Nutella” agli anni Ottanta con “Energia per fare e pensare” fino allo slogan con cui tutt’oggi identifichiamo la crema spalmabile “Che mondo sarebbe senza Nutella?”. In ciascuna delle pubblicità stampate o andate in onda negli anni si è poi sottolineato sempre la qualità del prodotto e così la sua unicità: il vero segreto del suo successo. 

I social

Così veniamo ai giorni nostri, Nutella è sempre stata al passo con i tempi e lo ha dimostrato ancor di più aprendo un proprio canale Youtube dove trasmette “Storie di colazione”. Qui si crea un legame speciale con i consumatori che diventano essi stessi protagonisti delle strategie di marketing e comunicazione dell’azienda. Che ne dici di dare uno sguardo alla sezione apposita dedicata ai fan sul sito? 

La scelta poi di affidarsi a testimonial di successo come nel 2017 con Luca Argentero completa il quadro e ne sottolinea la scelta vincente in linea con tutte le altre. Oggi continua a mietere successi lanciando #challenge interessanti e non temendo competitor alcuno: abbiamo ancora molto da imparare da lei

Se la storia di questo brand ti ha appassionato non perderti i prossimi appuntamenti di marketing e non solo

 

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