Brand identity e brand image: definizioni e differenze

L'importante è che coincidano

Tiziana Troisi 29/12/2021 0

Quanto sei attratto dai brand che si presentano bene? Anche se non vogliamo ammetterlo, l’estetica gioca un ruolo molto importante nelle scelte di acquisto. Proprio per questo motivo, curare l’immagine di un brand è fondamentale. ogni brand deve decidere i valori da trasmettere   e renderli visibili e tangibili nella brand identity.

Non sai cos’è la brand identity? Traducendo letteralmente dall’inglese, per brand identity si intende l’identità del brand. Questa identità del brand è creata dal brand stesso ed è fatta di vari aspetti che insieme delineano chi è il brand e dove vuole arrivare.

Brand identity: cos’è

Quali sono le componenti che formano, di fatto, una brand ideyntity?

Di solito, la brand identity è contenuta in un documento unico che raccoglie tutti gli utilizzi dei loghi e delle componenti vis ual del brand e le loro varie declinazioni sui social. La brand identity comprende quindi:

  • Logo
  • Colori e combinazioni degli stessi
  • Valori aziendali
  • Mission e vision
  • Font
  • Brand Mantra

Tutti questi aspetti formano la brand identity che è l’aspetto visivo del brand ma non solo: la braùnd identity riguarda anche i valori che il brand decide di abbracciare. La scelta di valori e visual identity deve rispecchiare quello che l’azienda vuole essere agli occhi dei competitor e soprattutto del target. Solitamente queste scelte sono fatte anche in funzione del target di riferimento. È proprio per strizzare l’occhio al target di riferimento che il brand sceglie determinate caratteristiche della sua identità. Per catturare l’attenzione del target si usano determinati colori o font: se per esempio un brand vuole fare colpo sui giovan8i adolescenti, userà colori più accessi e un font molto simile a quello dei social più frequentati

Quando si parla di brand identity, si parla di un’ idea di identità creata proprio dal brand, convinto forse che quegli accorgimenti bastino a dare a chi vede il brand dall’esterno la percezione desiderata. Ti spiego meglio: se un brand di cosmetici vuole fare colpo su un determinato target sceglierà un modo di comunicare che sia affine al suo target potenziale, essendo quasi  sicuro di aver fatto centro.

La percezione di un brand, purtroppo o per fortuna, non passa solo attraverso la brand image decisa “a tavolino” dal brand stesso.  Nell’epoca dei social poi, la percezione da parte degli utenti si canalizza spesso tutta in gruppi o piccole comunity.

Brand image: cos’è

Oggi, prima di comprare un prodotto chiunque cerca in rete opinioni sul prodotto stesso, per capire se vale davvero la pena acquistarlo. Quello che un brand deve davvero tenere in considerazione, oltre alla brand identity, è soprattutto la brand image.

Il termine brand image vuole racchiudere tutte quelle che possono essere considerate le percezioni esterne riguardo al brand stesso. In poche parole la brand image risponde in modo piuttosto diretto alla domanda:  “Cosa pensano del mio prodotto?” Parte della brand image sono quindi le opinioni della community di riferimento.  Ma non solo: la brand image di fatto è la percezione mentale che si ha del brand e dei valori che esso veicola. Per esempio, per molti anni il brand Xiaomi è stato vittima di una brand image negativa dovuta all’origine asiatica dei suoi prodotti. Nonostante l’obboettiva qualità del brand, questo veniva snobbato in favore di brand più blasonati.

Brand identity e brand image: differenze

Ora che sai che la brand identity non è una sola ma ha due facce, proviamo ad approfondirle insieme, illustrandoti le differenze principali tra brand image e brand identity:

  • La brand identity può essere sempre decisa e controllata a priori: capita molto spesso anzi che alcuni brand decidano di cambiare la brand identity per migliorarsi. La brand image invece non può essere controllata proprio perché dipende da fattori esterni
  • La brand image si fonda prima di tutto sulle emozioni e sulle percezioni soggettive, può quindi variare moltissimo da persona a persona. La brand identity si basa invece su qualcosa di tangibile, che non è interpretabile diversamente, a meno che nelle intenzioni del brand stesso non ci sia una volontaria ricerca di ambiguità.
  • La brand image risulta purtroppo, a differenza dell’idemtity, più difficile da sondare e “quantificare”

Come conciliare queste due facce: spesso, brand image e brand identity non coincidono. Se dovesse succedere il contrario, vuol dire che il team marketing ha fatto un ottimo lavoro.

 

E tu, conoscevi queste definizioni? Diccelo.

Quanto sei attratto dai brand che si presentano bene? Anche se non vogliamo ammetterlo, l’estetica gioca un ruolo molto importante nelle scelte di acquisto. Proprio per questo motivo, curare l’immagine di un brand è fondamentale. ogni brand deve decidere i valori da trasmettere   e renderli visibili e tangibili nella brand identity.

Non sai cos’è la brand identity? Traducendo letteralmente dall’inglese, per brand identity si intende l’identità del brand. Questa identità del brand è creata dal brand stesso ed è fatta di vari aspetti che insieme delineano chi è il brand e dove vuole arrivare.

Brand identity: cos’è

Quali sono le componenti che formano, di fatto, una brand ideyntity?

Di solito, la brand identity è contenuta in un documento unico che raccoglie tutti gli utilizzi dei loghi e delle componenti vis ual del brand e le loro varie declinazioni sui social. La brand identity comprende quindi:

  • Logo
  • Colori e combinazioni degli stessi
  • Valori aziendali
  • Mission e vision
  • Font
  • Brand Mantra

Tutti questi aspetti formano la brand identity che è l’aspetto visivo del brand ma non solo: la braùnd identity riguarda anche i valori che il brand decide di abbracciare. La scelta di valori e visual identity deve rispecchiare quello che l’azienda vuole essere agli occhi dei competitor e soprattutto del target. Solitamente queste scelte sono fatte anche in funzione del target di riferimento. È proprio per strizzare l’occhio al target di riferimento che il brand sceglie determinate caratteristiche della sua identità. Per catturare l’attenzione del target si usano determinati colori o font: se per esempio un brand vuole fare colpo sui giovan8i adolescenti, userà colori più accessi e un font molto simile a quello dei social più frequentati

Quando si parla di brand identity, si parla di un’ idea di identità creata proprio dal brand, convinto forse che quegli accorgimenti bastino a dare a chi vede il brand dall’esterno la percezione desiderata. Ti spiego meglio: se un brand di cosmetici vuole fare colpo su un determinato target sceglierà un modo di comunicare che sia affine al suo target potenziale, essendo quasi  sicuro di aver fatto centro.

La percezione di un brand, purtroppo o per fortuna, non passa solo attraverso la brand image decisa “a tavolino” dal brand stesso.  Nell’epoca dei social poi, la percezione da parte degli utenti si canalizza spesso tutta in gruppi o piccole comunity.

Brand image: cos’è

Oggi, prima di comprare un prodotto chiunque cerca in rete opinioni sul prodotto stesso, per capire se vale davvero la pena acquistarlo. Quello che un brand deve davvero tenere in considerazione, oltre alla brand identity, è soprattutto la brand image.

Il termine brand image vuole racchiudere tutte quelle che possono essere considerate le percezioni esterne riguardo al brand stesso. In poche parole la brand image risponde in modo piuttosto diretto alla domanda:  “Cosa pensano del mio prodotto?” Parte della brand image sono quindi le opinioni della community di riferimento.  Ma non solo: la brand image di fatto è la percezione mentale che si ha del brand e dei valori che esso veicola. Per esempio, per molti anni il brand Xiaomi è stato vittima di una brand image negativa dovuta all’origine asiatica dei suoi prodotti. Nonostante l’obboettiva qualità del brand, questo veniva snobbato in favore di brand più blasonati.

Brand identity e brand image: differenze

Ora che sai che la brand identity non è una sola ma ha due facce, proviamo ad approfondirle insieme, illustrandoti le differenze principali tra brand image e brand identity:

  • La brand identity può essere sempre decisa e controllata a priori: capita molto spesso anzi che alcuni brand decidano di cambiare la brand identity per migliorarsi. La brand image invece non può essere controllata proprio perché dipende da fattori esterni
  • La brand image si fonda prima di tutto sulle emozioni e sulle percezioni soggettive, può quindi variare moltissimo da persona a persona. La brand identity si basa invece su qualcosa di tangibile, che non è interpretabile diversamente, a meno che nelle intenzioni del brand stesso non ci sia una volontaria ricerca di ambiguità.
  • La brand image risulta purtroppo, a differenza dell’idemtity, più difficile da sondare e “quantificare”

Come conciliare queste due facce: spesso, brand image e brand identity non coincidono. Se dovesse succedere il contrario, vuol dire che il team marketing ha fatto un ottimo lavoro.

 

E tu, conoscevi queste definizioni? Diccelo.

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Tiziana Troisi 25/02/2021

Contact, Prospect; Lead: tutte le fasi del marketing funnel

Forse non ci avete mai fatto caso ma ci sono modi e atteggiamenti diversi di fare shopping. C’è chi guarda in modo distratto le vetrine, chi entra in un negozio ma “solo per dare un’occhiata” e chi dopo un minuto ha già le idee chiarissime

 Ora che lo shopping si è spostato quasi del tutto in rete, l’online marketing ha dovuto trovare una definizione per questi diversi approcci all’acquisto.  Avrete sicuramente già sentito termini come lead, prospect e contact. Cosa significano? Qual è la differenza tra queste tre definizioni? Tranquilli, ve lo spieghiamo noi.

Si dice molto spesso che gli acquisti online siano dettati dall’impulso del momento. In realtà però, cosi come gli acquisti offline, anche quelli online sono fatti di un percorso, in cui a cambiare è il rapporto tra il cliente è l’azienda.

Marketing funnel: un percorso di fiducia

Un po’ come in tutte le relazioni, anche quella tra cliente e azienda è fatta di varie fasi. Si parte dalla fase iniziale in cui la conoscenza è superficiale fino ad arrivare ad un legame più consolidato.

Vediamo insieme le varie fasi più nel dettaglio:

Contact: il contatto è un cliente di cui l’azienda possiede i dati magari perché inseriti in un database aziendale o comprati attraverso accordi con aziende che si occupano di profilazione.
L’ azienda può decidere se cercare di creare un legame con il cliente di cui possiede i dati oppure no, a seconda delle proprie necessità. Se volessimo, paragonare questa definizione a un rapporto umano o di amicizia, si potrebbe dire che il contact non è altro che un conoscente.

Prospect: il prospect è un tipo di contatto che solitamente il marketing definisce potenziale acquirente. È un contatto che fa parte sicuramente del target di riferimento. Il prospect ha manifestato interesse per un certo prodotto (magari visitando lo shop che lo vende) ma di fatto, non ha mai cercato un contatto diretto. Ritornando alle metafore pseudo sentimentali, il prospect è un po’ come un match su Tinder. L’ affinità esiste, non resta che provare a coltivarla con un po’ di furbizia.

Lead: si tratta dell’ultimo step del percorso di ogni acquirente online. È il legame più auspicabile da parte di ogni azienda. Molte delle campagne di marketing sviluppate per il web hanno come obbiettivo la lead generetion. Questo termine, derivante dall’inglese legame, indica la nascita di un rapporto di scambio reciproco tra l’azienda e il cliente. Il lead non è un contatto come un altro.

In questo caso si tratta di una persona che ha manifestato un interesse diretto per l’azienda e per il prodotto e quindi decide di dare all’azienda i suoi dati, magari compilando un form o iscrivendosi alla newsletter.

Lead: il legame non basta

Il lead è per l’azienda un potenziale cliente. Sarà cura dell’azienda poi proporgli dei contenuti in grado di conquistarlo e spingerlo all’acquisto.

Proprio come per gli acquisti dal vivo, anche online: non tutti i clienti sono uguali. C’è il cliente che è l’incubo dì ogni commessa. Quello che: do solo un’occhiata: ti chiede colori, taglie, modelli, fa mille domande e poi va via, poco convinto. Per fortuna c’è anche chi arriva in negozio con un’idea ben chiara riguardo al suo acquisto e riesce ad ultimarlo in pochissimo tempo, senza indecisione.

È questo il cliente che tutti sognano, no?

Purtroppo, i clienti indecisi esistono anche online. Per questo, anche tra i lead occorre fare una distinzione:

Marketing Qualified Lead: è il cliente affezionato ma “guardone”. Si iscrive alla newsletter, crea una lista dei desideri, magari aggiunge pure al carrello. Ma non acquista mai.

Sales Qualified Lead: è il potenziale cliente che si trasforma in cliente e porta a termine la conversione. Quello che rende utili gli sforzi del brand. Una volta ricevuta la mail di contatto con la segnalazione delle ultime offerte, la apre, la legge e corre sul sito.

Corteggiare il cliente

Non sarebbe bellissimo se succedesse sempre così? Il marketing però, non è mai fatto di percorsi lineari. Ed è proprio in questi momenti che si mostra la sua forza. Chi cura le strategie di marketing deve saperlo: la lead generation non basta. Il cliente oggi vuole essere corteggiato, sentirsi importante. Siate confidenziali. Fate proposte che sembrino create apposta per lui. Allora, avrete vinto la sua fiducia.

Per sapere come rubare il cuore ai vostri clienti, continuate a seguire il nostro blog.

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Gabriella Avallone 03/02/2021

Strategie di pricing e manipolazione delle scelte

Scopriamo insieme come manipolare le scelte dei tuoi clienti attraverso strategie di pricing efficace.

Ne abbiamo spesso sentito parlare ma oggi approfondiremo meglio la questione relativa al prezzo di un prodotto.

 

Naturalmente prima di impostare un determinato prezzo va deciso che tipo di produzione si vuole puntare, se ad una che tenga conto della quantità o che badi più alla qualità del prodotto. A seconda di ciò che si intende produrre varieranno i costi fissi aziendali, come costi di produzione, di fornitura, di realizzazione, quindi anche manodopera e così continuando. Inutile dire che per puntare ad un guadagno fruttifero i costi non possono essere sottovalutati, quindi per tener conto del prezzo di un prodotto si partirà da quello.

 

In secondo luogo andrà fatta un’attenta valutazione del tipo di target a a cui si sta puntando, se alla massa o ad una nicchia e ultimo ma non ultimo il posizionamento che vogliamo attribuire al nostro brand. Questo si baserà sulla brand reputation acquisita, knowhow e sul valore che gli attribuiamo e che noteranno anche i clienti.

 

Ma vediamo quali sono le migliori strategie di princing:

 

-       Cifre non tonde: per attuare una buona strategia vanno evitati gli intervalli interi di prezzo come (10, 50, 500, 1000) perché vengono visti come prezzi artificiali, che non rispecchiano i reali costi delle materie del prodotto e innescano pertanto difese nella mente del consumatore che potrebbe insospettirsi per il prezzo che riterrebbe “gonfiato”.

 

-       I centesimi: la presenza dei centesimi, in caso di un acquisto razionale aiuta a trovare una giustificazione nei confronti delle caratteristiche del prodotto in relazione all’offerta. Aiuta a far capire che il prezzo è perfettamente allineato con il prodotto in questione.

 

-       Eliminare i centesimi: a differenza del caso precedente, per quanto riguarda gli acquisti di tipo emozionale è consigliato eliminare i centesimi. Si tratta di un acquisto non ragionato, sono solitamente quegli acquisti fatti in modo molto impulsivo, pertanto eliminare la virgola aiuterà a renderlo ancora più immediato agli occhi dei compratori.

 

-       Ancoraggio: questa strategia necessita di una sorta di confronto tra più prodotti, dove il primo elemento funzionerà da punto di riferimento e naturalmente se il primo risulta alto come prezzo, i successivi più bassi verranno considerati in automatico come convenienti.

 

-       Prezzo basso: se il prezzo è eccessivamente basso rispetto l’offerta si insinuerà nel cliente l’idea di perderci, non di acquistare qualcosa di utile ad un prezzo vantaggioso. Pertanto l’offerta risulterà come scadente.

 

Discorso a parte va fatto per i prodotti nel periodo di saldi o sconti. Questi periodi rappresentano una grande opportunità per i punti vendita e gli shop online, per cui ecco come studiare al meglio la strategia di pricing relativa alle scontistiche:

 

Prezzi scontati

Per ottenere un maggior tasso di conversioni, secondo la psicologia cognitiva, la giusta strategia sarebbe quella di sfruttare il principio del contrasto visivo.

Esso si basa principalmente su 3 aspetti:

 

1      Ridurre la grandezza del font del nuovo prezzo, che quindi dovrà apparire più piccolo e non più grande del prezzo di partenza;

2      Aumentare la distanza tra il prezzo originario e quello scontato, per non sovrapporli e renderli visibili anche da lontano ma anche per sottolineare la differenza di prezzo.

3      Cambiare il colore del nuovo prezzo.

 

Eri a conoscenza di queste strategie di pricing? Per scoprire altre strategie efficaci che aiutano a manipolare le scelte dei clienti, continua a seguirci!

 

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Tiziana Troisi 20/05/2021

Gadget: perché regalarli funziona

Da uno a dieci, voi quanto siete contenti di ricevere un regalo? Ricevere un oggetto gratis è sempre motivo di gratificazione e gioia. Se poi si tratta di oggetti utili è ancora meglio. Proprio partendo dall’idea di gratificazione del cliente, sempre più brand adottano l’idea dei gadget aziendali.

Spediti con un tot di spesa da un e-commerce oppure contenuti nelle famose mistery box a sorpresa, i gadget e gli omaggi ricordano la potenza del concetto di dono, che nel mondo del marketing si rivela un  concetto fondamentale: ricevere un regalo, per il ricevente, equivale alla creazione di un legame: quel regalo si trasformerà in uno scambio pregno poi di reciproche aspettative.

Chi regala, infatti, lo fa quasi sempre aspettandosi qualcosa in cambio: alla prossima occasione, chi riceve non potrà di certo farsi trovare a mani vuote.

Anche con il marketing funziona in questo modo: se l’azienda regala un gadget non  lo fa certo per generosità. Di fatto, l’utilizzo di gadget aziendali è parte integrante della programmazione di un piano marketing annuale: la voce gadget deve essere inserita nel marketing mix, per capire come e quando utilizzare i gadget scelti.

Gadget: perché regalarli funziona

Per quale motivo le aziende puntano così tanto sui gadget aziendali? Vediamolo insieme

Senso di appartenenza

Ammettiamo: in questi tempi di continua separazione e distanza sentirsi parte di qualcosa, di una comunità, è quello che tutti vorrebbero. Ed è questo che di fatto i gadget regalano a chi li riceve: l’appartenenza alla community del brand, e soprattutto la condivisione dei valori che quel brand vuole esprimere.

Loyalty

Se volete che i vostri clienti rimangano fedeli alla vostra azienda il più possibile, fategli dei regali. Una chiavetta un calendario, un portachiavi. Cercate un oggetto che possa essere utile e allo stesso tempo personalizzabile senza troppa invadenza. In questo modo, chi lo riceverà, lo utilizzerà con frequenza, e non si ricorderà così difficilmente di voi.

Coltivare i rapporti con i manager

Se pensavate ai gadget aziendali come qualcosa di disponibile solo per i clienti, vi sbagliate di grosso: spesso, per mantenere buoni rapporti con aziende partner e fornitori, i gadget si regalano anche ai manager. Nel caso di regali a partner o personale aziendale, i gadget cambiano drasticamente. Per i regali ad impiegati e manager il budget aumenta: si può trattare di agende annuali da regalare agli impiegati, del classico cesto di cibo da regalare durante le festività o addirittura di un viaggio gratis, finanziato dagli sponsor. Un lavoratore coccolato sarà di certo più stimolato a fare meglio.

Creare engagement durante le fiere

In tempi molto lontani, quando era ancora possibile organizzarle, le fiere erano i momenti migliori per entrare in contatto con nuovi partner e potenziali clienti. A farla da padrone in queste occasione erano, manco a dirlo, i gadget. Spesso, gli stand offrivano ad ogni visitatore un piccolo gadget, con il quale chiedevano magari di scattarsi una foto da postare poi sui social, utilizzando un certo hashtag: un modo furbo e divertente per creare engagement sui social.

I gadget, poi, possono essere un fortissimo strumento di brand awareness. Vi spieghiamo perché: immaginate di vedere tra le mani di un vostro amico una bellissima powerbank: la prima domanda che farete sarà: dove l’hai presa? In quel momento il vostro amico vi dirà sicuramente il nome del brand che gliel’ha regalata, e voi, incuriositi, cercherete info in rete.

La brand awareness è proprio questo: dare la possibilità a più persone possibile di riconoscere e conoscere il marchio.

Realizzare gadget: consigli utili per non sbagliare

Come abbiamo dimostrato in questo articolo, investire sui gadget è fondamentale per far crescere il vostro brand e il vostro pubblico. Allo stesso modo però, risulta fondamentale fare scelte intelligenti. Prima di creare i vostri gadget, eccovi qualche consiglio utile per non sbagliare:

Scegliete sempre prodotti in linea con il vostro brand: se vi occupate di tecnologia, per esempio, non potete certo regalare ai clienti uno specchietto da borsetta. Il gadget deve essere un oggetto utile che sappia parlare di voi. Perché non una (sempre utilissima) chiavetta usb?

Non mostrate troppo il logo: è vero, i prodotti che regalate devono sponsorizzarvi, ma non deve mai essere troppo chiaro: niente loghi grandissimi in bella vista. Bastano anche le scelte cromatiche a ricordare un’azienda.

Se volete altri consigli su come viziare clienti e collaboratori, seguite blog di Marketing e non solo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

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