58 articoli dell'autore Tiziana Troisi

Tiziana Troisi 21/10/2021 0

Native advertising: cos’è e come funziona il nuovo modo di fare pubblicità

Quante volte navigando sui social o semplicemente in rete ti sei imbattuto in fastidiosissime pubblicità che non rendono la tua esperienza godibile? L’advertising in rete si è trasformato molto spesso in un qualcosa di invasivo e quasi disturbante. Pop up ovunque, spazi pubblicitari che spuntano anche mentre lasci un commento sui social.

C’è chi crede anche che l’assistente vocale dello smartphone possa condizionare le pubblicità che appaiono durante la navigazione. La continua esposizione a spot pubblicitari rende in un certo senso minore la loro efficacia.

Spesso, poi, le pubblicità che appaiono non sono per niente coerenti con quello che stai guardando. Se all’inizio questo modo di fare advertising poteva essere tollerato in quanto considerato normale, ora non è più cosi.

Native advertising: caro cliente, scusi il disturbo

Oggi i clienti sono decisamente più smaliziati ed esigenti, anche riguardo alla pubblicità: vogliono vedere contenuti coinvolgenti e interessanti che sembrino fatti per loro. Le aziende, dal canto loro, devono rispondere a queste nuove esigenze, se non vogliono perdere il loro appeal.

Come fare pubblicità sui social senza risultare troppo invasivi e disturbanti? Proprio per dare una risposta a questa domanda è nato il Native Advertising. Non hai mai sentito pronunciare queste due parole? Stai tranquillo, ci pensiamo noi a spiegarti tutto.

Si definisce native advertising quel modo di fare pubblicità che non mette mai (o quasi) al promo posto il prodotto pubblicizzato e la pubblicità. Affiliazioni, banner e consigli sono parte integrante dei contenuti presenti sul sito.

Non ci sono più banner o pop up super invasivi ma contenuti interessanti che solo nella parte finale presentino un riferimento pubblicitario, in modo da stimolare prima di tutto l’interesse del cliente verso quegli specifici contenuti.

Tipi di pubblicità

Non hai capito bene di cosa si tratta e vuoi saperne qualcosa di più? Ecco qualche esempio di native advertising:

  • In feed: sono quei contenuti che compaiono proprio all’interno del sito di un dato brand (magari sotto forma di articoli blog) che sembrano contenuti informativi ma nascondono un piccolo, impercettibile adv.
  • Raccomandation Widget: hai presente quando leggi un articolo su un sito e alla fine, dopo averlo letto, compare la finestrella con “Potrebbe interessarti anche…”? Ecco, quello è un modo molto discreto di pubblicizzare altri contenuti
  • Adv: sono gli annunci in display, quelli che compaiono sui motori di ricerca, per intenderci: solo che in questo caso gli annunci visualizzati saranno decisamente più coerenti con i contenuti del sito che stai visitando.

Questo nuovo modo di fare pubblicità è più discreto: chi sceglie il native advertising lo fa sapendo di dover mettere al primo posto i contenuti, lasciando solo a margine la parte pubblicitaria.

 

 

Native advertising: 5 consigli utili

Ma come si fa, in concreto, il native advertising? Come hai potuto capire, i modi di fare pubblicità sono sempre gli stessi: a cambiare è l’approccio. Ecco qualche consiglio per migliorare l’approccio e passare finalmente al native advertising:

  1. Metti al centro il cliente: i contenuti che prepari sono per lui e lui deve rendersene conto. Personalizza il più possibile i contenuti, fallo sentire importante.
  2. Pensa multicanale: per rendere tutto molto più omogeneo e coerente è bene curare al massimo la propria presenza sui social. Crea un calendario editoriale multicanale che ti assicuri una buona copertura.
  3. Declina nel modo giusto i contenuti, scegliendo i canali ed i formati giusti dove distribuirli, in modo che tutto risulti coerente. Valuta bene i contenuti che vuoi creare e scegli il formato giusto, quello più adatto alla tua audience. Se per esempio si tratta di giovani, la piattaforma più indicata per i contenuti pubblicitari potrebbe essere un social network.
  4. Trova la tua voce: pensare a contenuti che siano multicanale non vuol dire spiattellare lo stesso identico contenuto su tutte le piattaforme: trova un tono di voce che renda riconoscibile il brand ma che allo stesso tempo cambi a seconda del cliente a cui si rivolge. Il linguaggio di aziende internazionali non può di certo essere lo stesso con cui si parla ad un singolo cliente.
  5. Scegli di seguire obbiettivi che siano realisticamente raggiungibili: voler avere tutto e subito non è mai la scelta migliore, soprattutto quando si tratta di marketing.

Se vuoi conoscere altri trucchi per rendere la tua pubblicità meno invasiva, segui il blog!

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Tiziana Troisi 15/10/2021 0

Plantlife: il giardinaggio a portata di tap

Quando sono nati i social, nessuno credeva nel loro potenziale: piano piano sono entrati a far parte delle nostre vite e hanno condizionato le nostre giornate. Molte persone nei social trovano una valvola di sfogo, un luogo non luogo dove rifugiarsi quando la realtà non è facile.

Il punto forte dei social è da ricercare sicuramente nel loro fortissimo potenziale aggregativo: all’interno di ogni piattaforma si creano sempre delle piccole nicchie di pubblico che si aggregano intorno ad uno specifico interesse.

Ti faccio subito un esempio più chiaro, per farti capire meglio di cosa stiamo parlando: prendiamo per esempio instagram. Era nato come un social da dedicare principalmente allo scatto e alla pubblicazione di foto. Con la possibilità di fare stories parlate, tutto è cambiato: in quel piccolo microcosmo si parla ormai di ogni argomento possibile: si va dalla moda, ai temi social, ai film, ai libri , alle serie tv.

Tutti parlano di tutto e intorno a influencer e microinfluencer si formano piccole community che si scambiano opinioni, interessi, conoscenze. La chiave del successo di ogni social sembra risiedere quindi nella potenza delle relazioni che si creano attraverso di esso.

Trova un interesse comune a tanta gente, trova un gruppo di persone appassionate e curiose e avrai la chiave del successo. Proprio per questo motivo, con gli anni stanno nascendo social sempre più settoriali, dedicati a piccole nicchie di pubblico.

C’è quello dedicato alla scrittura, quello dedicato ai libri, quello dedicato alla musica.

PlantLife: dai trend alle piante

Proprio nell’ottica di rintracciare prontamente i bisogni di piccole nicchie di mercato è nato è nato Plant Life: il primo social network dedicato alle piante e al giardinaggio. Nato dall’idea di un’ex esperta di Marketing e comunicazione, l’app Plantlife è il posto perfetto per chi ama le piante.

Già soprannominato da chi lo abbia provato il Tik Tok, il social di Leslie Mullins non è semplicemente il solito aggregatore: gli stessi proprietari dell’app hanno dichiarato che questa è stata creata con l’intento di provare ad eliminare la tossicità dei social network dedicando del tempo al verde.

Come funziona

Come funziona PlantLife? In effetti chi lo ha definito il tik tok delle piante non aveva tutti i torni. Ad un primo utilizzo la user experience sembra essere piuttosto simile a quella del social dei trend.

Vediamo insieme più nel dettaglio:

  • Dopo la registrazione, si visualizzerà una barra di video a scorrimento, in cui gli utenti potranno navigare semplicemente facendo swipe: in questa home però non ci saranno canzoni e balletti ma foto di piante appunto.
  • Anche se l’app non riesce ancora a riconoscerle autonomamente, è possibile inserire all’interno di ogni foto i dettagli riguardo il tipo di pianta (nome, famiglia, etc)
  • Una volta inseriti nome e info sulla tua pianta, la app comincerà a fornirti consigli sulla cura che aiuteranno a sviluppare ancora meglio il pollice verde.
  • L’app permette ad ogni membro della community di crescere: a seconda del numero di interazioni e consigli dati, ogni membro può diventare guru e fare si che i suoi contenuti vengano visti da più utenti.

 

Piante alla portata di tutti

La vera rivoluzione di questa app non sta tanto nel tema a cui è dedicata, ma nella possibilità di poterla utilizzare partendo da ogni grado di conoscenza dell’ambiente green: possono cominciare ad utilizzarla anche quelli che di piante ne sanno ben poco.

Basta fare una foto ad una pianta e caricarla per potere entrare in un mondo green e pieno di consigli utili per cominciare a trattare meglio le piante ma anche a migliorare il giardino di casa. Per chi vuole passare ad una vita più green ma non sa esattamente da che parte cominciare, la piattaforma offre anche la possibilità di partecipare a workshop a tema piante e giardinaggio per diventare man mano più consapevoli.

Come in tutte le app, anche in questa ci sono degli spazi pubblicitari: a differenza di tante app, questa rimane in tema anche quando si tratta di pubblicità: tra gli ad appaiono infatti solo riferimenti ad attività legate al giardinaggio e alla floricultura

Insomma, quest’app sembra il perfetto compromesso per chi non riesce a stare lontano dai social ma vuole utilizzarli per uno scopo preciso.

Quanto è bello portare un po’ di natura in tasca?

Per altri consigli su come utilizzare i social responsabilmente, segui il blog!

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Tiziana Troisi 11/10/2021 0

Customer Journey e coinvolgimento in tempo reale: esserci sempre per il cliente 

 

La rete ha cambiato per sempre la vita: è inutile provare a negarlo. È cambiato il modo di concepire il tempo e le sue regole, è cambiato il l’approccio alle cose della vita in generale: si vuole tutto e subito, non si ha più la pazienza di aspettare, di prendersi il tempo per capire come stanno davvero le cose.  

La fretta ha condizionato tutti i modi di agire e di conseguenza anche lo studio dei comportamenti umani. È cambiato anche il modo in cui il marketing cerca di capire i gusti del cliente, conquistandolo e creando con lui un legame.  

Cosa è cambiato di preciso? Te lo spieghiamo subito. Solitamente, soprattutto per quanto riguarda gli acquisti online, le aziende riescono a tracciare il cosiddetto customer journey, cioè il percorso che fa il cliente prima di acquistare un prodotto.  

Customer Journey: le fasi dell’acquisto  

Solitamente il percorso comprende varie fasi: 

Fase zero: è quella forse più importante per chi si occupa di marketing. È il momento zero verità: quello in cui il cliente approda alla rete nutrendo ancora qualche dubbio su quale prodotto acquistare. Inizia ricerche per confrontare prezzi ed opinioni riguardo ad un prodotto che sia adatto alle sue esigenze. È qui che il marketing deve agire prontamente per convincere il cliente a scegliere il proprio prodotto 

Nella seconda fase del suo viaggio, il cliente seleziona il sito dal quale vorrebbe acquistare, guarda un po’ le recensioni di chi ha già acquistato il prodotto 

La terza fase è quella dell’acquisto 

La quarta fase è quella che riguarda il post acquisto: il cliente da feedback sulla sua esperienza con il prodotto, chiedendo magari un aiuto al servizio clienti in caso gli sia necessario.  

 Analizzando bene ogni fase, risulta chiaro che fino ad ora il cliente riusciva ad essere abbastanza autonomo nelle sue scelte e nei suoi acquisti. Anche nel caso non lo fosse, il cliente cerca da solo le informazioni che gli sono utili per ultimare lo shopping.  

Conosci bene il tuo cliente  

Il customer journey fino ad ora è sembrato un percorso piuttosto lineare, che solo nell’ultima fase prevedeva un contatto diretto con l’azienda e il brand. Prima, il percorso dello shopping online era piuttosto lungo, oltre che lineare. Si è vero, bastava un click per fare un acquisto, ma il momento della ricerca di informazioni era la cosa più importante.  

Se sei un professionista del marketing ho una notizia per te: oggi non è più cosi. Il  customer journey non è più lineare né tantomeno autonomo: il cliente che decide di acquistare un determinato prodotto ne vuole uno perfetto per le sue esigenze senza perdere nemmeno troppo tempo a fare ricerche in rete.  

Cerca il contatto diretto con l’azienda fin da subito (anche quando è appena arrivato sul sito e sta ancora guardando i prodotti). Oggi tutti vogliono sentirsi speciali ed unici, vogliono offerte personalizzate, sconti speciali ed assistenza continua. 

Va da sé che il lavoro di chi si occupa di marketing, ma anche quello degli addetti all’assistenza clienti, è diventato molto più articolato e complicato.  

Il cliente che decide di acquistare online, di fatto, vuole essere coinvolto e convinto all’acquisto in tempo reale. Ti faccio un esempio: immagina di stare parlando con qualcuno ad una festa. Ti senti coinvolto e il tuo discorso procede a vele spiegate, fai attenzione a tutti gli aspetti di quella conversazione, anche a quelli non verbali. È cosi che il cliente si vuole sentire coinvolto: come se stesse parlando con un vecchio amico, qualcuno che lo conosca bene e che lo capisca anche senza parlare.  

Le operazioni di marketing devono quindi prevedere un percorso di coinvolgimento continuo che parta dal primo contatto e prosegua fino all’assistenza post- vendita.  

Customer Journey e coinvolgimento: ecco come fare  

Come fare coinvolgimento in tempo reale? Ecco qualche consiglio:  

Risposta velocissima: cerca di tenere sempre attivo un servizio di assistenza che sappia rispondere anche alle domande più ovvie.  

Ottimizzazione multicanale: le aziende devono essere presenti ovunque e sempre, avendo sempre la risposta pronta e la soluzione a portata di mano. Il segreto è creare una rete multicanale che sia ben funzionante.  

Studia meglio il cliente attraverso i dati: non ti basta più avere un nome un cognome ed un indirizzo email: devi conoscere hobby passioni e tanto altro di ogni cliente, per offrirgli un servizio pensato apposta per lui.  

Mentre pensi a come fare amicizia con i clienti, continua a seguire il blog per altri consigli.  

 

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Tiziana Troisi 05/08/2021 0

Marketing e storytelling: il racconto che fa vendere

Ti piace leggere? Se si, ti sei mai chiesto come mai leggi cosi tanto? Forse questa risposta non vale per tutti ma noi crediamo di sapere perché: l’essere umano ha bisogno di storie, per capire meglio il mondo è gestire al meglio le proprie emozioni.

Se ci pensi bene, è da quando siamo piccoli che per addolcire il nostro sonno ci vieni raccontata la favola della buona notte.

La verità è che le storie, quelle che leggiamo, quelle che ci vengono raccontate da bambini, sono utili per crescere e capire come va il mondo.

Storytelling: l’importanza delle emozioni nel marketing

Ecco perché leggere è bellissimo: dà la possibilità di esplorare altri mondi, di vivere mille vite diverse, di conoscere altri valori e modi di pensare. Ma la cosa più importante di quando leggiamo o ascoltiamo certe storie è sicuramente questa: l’emozione.

Ascoltare o leggere storie ci emoziona. Quante volte guardando un film hai pianto tantissimo? Eppure quel film lo hai visto milioni di volte, ma il finale ti fa sciogliere sempre in un fiume di lacrime. È per questo che ti piacciono le storie: hai bisogno di immedesimarti, di emozionarti, di dare sfogo a tutto quello che provi senza vergogna.

Siamo umani, sono proprio le emozioni a guidare ogni nostra scelta: scegli quel lavoro perché ti fa sentire felice, sposi il tuo compagno perché ne sei innamorato/a.  

Nella vita, le scelte più importanti sono fatte con il cuore, seguendo le emozioni. Ecco perché anche nel marketing, da un po’ di tempo a questa parte, sono le emozioni e le storie a farla da padrone.

I grandi brand hanno capito che per vendere non basta più fare pubblicità spettacolari, magari piene di effetti speciali, o con motivetti che restano prepotentemente in testa. Per vendere un prodotto c’è bisogno di raccontare chi è, da dove viene, come è nato. Insomma: c’è da raccontare la storia che si nasconde dietro a quel prodotto.

Il marketing storytelling è proprio questo: le operazioni di marketing che servono per dare la possibilità al pubblico di conoscere il brand e i prodotti venduti attraverso il racconto di una storia. Fare corporate storytelling non è cosi immediato come si possa pensare.

Storytelling: cosa raccontare a chi

Prima di raccontare una storia, proprio come succede ai grandi scrittori, bisogna avere chiari diversi punti:

quali valori vuoi trasmettere?

Non basta una storia qualunque: ogni brand deve essere sicuro che quello che sta per raccontare sia in linea con i valori che la sua azienda ha deciso di trasmettere al pubblico

Target

Il target è importantissimo. Lo è in  ogni aspetto delle operazioni di marketing e lo è anche nello storytelling: sapere precisamente a chi ci si sta rivolgendo è fondamentale per capire che tipo di linguaggio utilizzare, quale stile visivo scegliere e tanti piccoli particolari utili per fare breccia nel cuore del pubblico giusto.

Se per esempio il target di un brand è la generazione Z, fare un’operazione di storytelling puntando sulla nostalgia degli anni 90, sicuramente non funzionerà.

Oltre che questi aspetti, sicuramente da non sottovalutare, ci sono anche altre variabili di cui tenere conto quando si decide di affidarsi alla tecnica dello storytelling.
Più di tutto le attenzioni di un brand devono concentrarsi sulla qualità della storia che sta decidendo di raccontare.

Raccontare una storia che funzioni

Come far funzionare un buon contenuto di storytelling?

Ecco alcuni aspetti da curare se vuoi creare uno storytelling che funzioni davvero:

racconto avvincente: anche in un solo minuto, la storia che decidi di raccontare deve essere avvincente: immagina un  piccolo video che faccia smettere chi lo vede di fare qualsiasi attività stesse facendo, solo per vedere di cosa si tratta. Ecco: se quella piccola storia cattura la tua attenzione, lo storytelling ha funzionato.

Conoscenza del contesto: hai mai provato a guardare uno spot pensato per un Paese che non sia il tuo? In rete se ne trovano tantissimi, soprattutto di quelli dedicati ai paesi asiatici. Bene, sicuramente, se hai provato a guardarli ti sarai reso conto di non capirli.

Questo perché, per uno spot che funzioni, bisogna tener conto del contesto culturale on cui lo spot stesso si inserisce. Bisogna studiare il proprio pubblico non solo dal punto di vista delle scelte d’acquisto, ma anche rispetto agli aspetti antropologici, culturali e sociali.

Verosimiglianza: collegandoci all’aspetto analizzato sopra, è anche importante che quanto raccontato sia abbastanza credibile da permettere allo spettatore di immedesimarsi. Non è un caso se a fare successo sono le storie di gente comune.

E tu, quale storia vorresti raccontare? Mentre ci pensi, leggi il nostro blog!

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Tiziana Troisi 29/07/2021 0

Food Marketing: il cibo vive di emozioni

Lo sai benissimo anche tu: mangiare è un bisogno fondamentale per la nostra sopravvivenza, ma non si tratta solo di questo: il rapporto tra essere umano e cibo è sempre stato qualcosa di più profondo che un semplice bisogno primario da soddisfare.

Pensaci un attimo: tutti i momenti più belli della nostra vita sono legati ad una tavola imbandita: matrimoni, feste di laurea, comunioni, ma anche la semplice domenica a pranzo dai nonni. Tutti momenti che restano nei ricordi: ricordi pieni di profumi, sapori ed emozioni indelebili.

Mangiare per stare bene

Già, perché è innegabile che il cibo sia legato alle emozioni e alle sensazioni: mangiare un buon piatto attiva i recettori della serotonina, che nel nostro cervello è l’ormone della felicità. Mangiare qualcosa di buono ci fa sentire felici e soddisfatti, anche se un po’ in colpa.

È proprio per questo che alcune persone si rifugiano nel cibo quando sono tristi e giù di morale, gestendo il loro rapporto con il cibo come se si trattasse di un vero e proprio confort.

Dillo: almeno una volta nella vita sei stata anche tu una giovane Bridget Jones che mangiava gelato in pigiama sul divano per dimenticare le delusioni d’amore.

Non solo cibo: mangiare con il cuore

Insomma, da qualunque lato la si voglia guardare il rapporto con il cibo non è mai stato e mai sarà un semplice rapporto utilitaristico: mangiamo per evocare ricordi ed emozioni, basta un semplice piatto di pasta asciutta presentato nel modo giusto per farci tornare indietro di anni e farci sentire piccoli ed indifesi.

Questo nuovo modo super emotivo di concepire il cibo ha cambiato in modo significativo la vita di chi decide di aprire un’attività di ristorazione: oggi un’attività che offre del cibo non deve solo cucinare.

Entrare in un nuovo locale, deve voler dire vivere un’esperienza enogastronomica unica nel suo genere. Un ristoratore emergente deve avere fin da subito chiara l’importanza di affidarsi ad un buon piano di food marketing, che renda fin da subito chiara la sua identità.

Food Marketing: consigli utili per raccontarti con i tuoi piatti

Che cos’è il food marketing? Per food marketing si intendono tutte le operazioni di marketing necessarie a creare un’identità forte e riconoscibile che aiuti il ristoratore ad essere seguito e riconosciuto.

In cosa consiste, di fatto, un buon piano di food marketing?

Creare un logo riconoscibile che rispecchi i propri valori: è inutile negarlo, anche l’occhio vuole la sua parte. Il logo, per una nuova attività, è fondamentale: bisogna fare il modo che il futuro cliente ci riconosca subito e al primo sguardo sappia cosa stiamo per offrirgli.

Per un effetto ancora più significativo, è importante riprodurre lo stesso stile grafico anche sul menù, utilizzando magari gli stessi colori del logo.

Avere un brand mantra: pensare ad una frase che riassuma quello che il locale deve significare per  chi decide di visitarlo. Poche parole che restino in testa. Non sembra, ma funziona.

Curare bene i social con un piano editoriale definito: se frequenti i social , lo sai già benissimo. Il trend del food porn spopola ovunque: spesso si trovano nuovi locali da visitare proprio guardando le foto dei loro bellissimi piatti su instagram.

Ecco perché per le nuove attività avere una buona presenza online è fondamentale: serve a raccontare con le immagini quello che fai, serve per presentarti e raccontare il progetto. Serve a far capire agli altri che dietro il brand non c’è solo un imprenditore, ma anche e soprattutto una persona.

L’importanza della community e dello storytelling

Altrettanto importante è avere una solida community che riconosca la faccia che c’è dietro ad un brand e la veda come quella di un amico di famiglia, ti farà vincere. Sempre. Instaura un dialogo onesto con i tuoi followers, mostragli le materie prime, le ricette migliori. Coinvolgi nella tua idea di brand. Lo adoreranno.

Storytelling: oggi i clienti non vogliono solo un servizio, vogliono una storia. Una storia che sia fatta anche di fallimenti e di difficoltà, una storia reale. Se vuoi riuscire nella tua impresa dovrai raccontarti. Senza filtri, senza censure. Il posto che hai creato deve parlare di te, della tua città, di tutto quello a cui tieni.

La stessa cura dovrai metterla, ovviamente, anche nei piatti. Cerca di creare qualcosa di evocativo, che porti sulla bocca dei clienti qualcosa di nuovo, con il sapore e la cura dell’antico.

La tradizione funziona sempre.

Se sei appassionato di marketing e vuoi altri consigli per far funzionare la tua attività, segui il blog.

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Tiziana Troisi 22/07/2021 0

Influencer e foto ritoccate: la rivoluzione made in Norvegia

Quante volte hai guardato stupita le foto di instagram pensando che avresti voluto essere tu al posto di quella persona in foto? Quante volte hai guardato quelle foto e hai pensato di voler essere più magra, più bella, o semplicemente di volere una vita più simile a quella dell’influencer di turno?

La verità è che instagram ha cambiato il modo di vedere le cose: nelle foto postate dai personaggi più seguiti ci sono sempre paesaggi bellissimi, siti da sogno, outfit da settimana della moda. Tutto è talmente perfetto da sembrare non vero, irreale.

Ed è proprio questa ossessiva ricerca della perfezione ad aver cambiato la percezione comune di ciò che è considerato davvero bello: nel mondo dei social non c’è più spazio per corpi normali e vite normali: tutto, dalla prima all’ultima foto dei feed, deve essere perfetto.

Influencer: belle ma finte grazie a filtri e ritocchi

Ma fa bene davvero tutta quella perfezione? E soprattutto, è reale? A quanto pare, no! Non esiste un mondo dove tutto è perfetto e nelle foto in costume non compare neanche un po’ di cellulite. E allora come fanno le dive da social ad apparire cosi perfette? Semplice: con i ritocchi digitali.

Basta saper utilizzare bene photoshop per rendersi sempre belle e attraenti. Ma c’è di più: come ben sai, Instagram mette a disposizione degli utenti dei filtri per migliorare la propria immagine mentre si filmano storie dal vivo e contenuti. Sta capitando molto spesso che questi filtri vengano utilizzati dalle influencer quando filmano storie parlate che non sono semplici storie, ma contenuti adv.

Non sai di cosa parliamo? Te lo spieghiamo subito: anche se possono sembrare semplici consigli, molte delle storie girate dalle creators sono contenuti sponsorizzati dai brand: le aziende inviano i loro prodotti alle creators per permettere loro di pubblicizzarli nelle storie.

I prodotti pubblicizzati sono spesso legati alla bellezza: shampoo, creme per il viso, completini per lo sport, insomma, tutti prodotti legati al miglioramento dell’aspetto estetico. Capirai da solo che in questi casi è fondamentale mostrarsi al meglio. Ecco perché, alcune creators utilizzano i filtri per apparire al meglio.

Nel caso si tratti di storie sponsorizzate, non solo ci si macchia di un comportamento poco corretto nei confronti dei propri follower, ma si entra nella sfera penale.

Fare storie sponsorizzate utilizzando filtri che mostrino una pelle levigata e senza imperfezioni mentre si sponsorizza una crema, vuol dire fare pubblicità ingannevole.

Ecco perché da un po’ di tempo a questa parte si è chiesto di segnalare apertamente ai propri follower quando si tratta di contenuti sponsorizzati e di non utilizzare filtri in questo tipo di storie.

Mentre quella italiana è apparsa più come una gentile richiesta che come una vera e propria imposizione, ci sono Paesi che si sono spinti oltre.

Usi Photoshop? Dichiaralo: il provvedimento che dice no ai ritocchi

In Norvegia, per esempio, è appena stata votata una legge che prevede l’obbligo, da parte degli influencer, di segnalare non solo i contenuti pubblicizzati, ma anche le foto ritoccate in post-produzione. Le agenzie pubblicitarie che collaborano con gli influencer dovranno pubblicare sulle proprie foto un logo che dichiari apertamente che le foto sono state modificate dopo essere state scattate.

Per chi non dovesse adeguarsi alla nuova normativa è previsto il pagamento di una multa salatissima. La scelta del governo norvegese non è solo un modo di tutelare i consumatori da un eventuale danno. La questione dietro questa decisione è molto più grande, come dichiarato dallo stesso primo ministro norvegese.

Questa legge aiuterà i giovani a distinguere meglio la finzione dalla realtà, a capire che non tutto quello che vedono sui social è da prendere come esempio. Molti giovani oggi sono vittime di disagio mentale proprio perché si vedono aggrediti da tutta la finta perfezione che campeggia sui social: non riescono ad accettarsi davvero per quello che sono, vorrebbero diventare come quelle persone che sono portati ad idolatrare. Anche i più piccoli difetti sono visti come qualcosa di insormontabile e difficilissimo.

Ecco perché importante chiarire il vero proposito di un provvedimento come quello norvegese: dobbiamo far capire alle menti più deboli che non c’è nulla di male ad avere dei piccoli difetti, anzi. Sono proprio i difetti a rendere la bellezza unica e reale. Anche se poco instragammabile. Quello che conta non sono i likes, ma l’amore per noi stessi.

Se dopo di te, nel tuo cuore c’è solo il marketing, continua a seguire il blog.

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Tiziana Troisi 15/07/2021 0

Exclusive stories: su instagram arriva il pay per view

Tu le guardi le stories di instagram? Prima dell’arrivo dei social non avresti mai pensato che sbirciare dal buco della serratura di qualcuno sarebbe stato considerato legale, eppure adesso puoi farlo. Basta fare tap su quel cerchietto colorato per sbirciare almeno pochi secondi della vita di qualcuno (quello che vogliono farci vedere, almeno).

Se all’inizio erano considerate un’opzione poco utile, vista la breve durata, piano piano le storie si instagram hanno cominciato a diffondersi sempre di più: piccoli video di meno di un minuto in cui si possono fare tante cose: recensire un prodotto, pubblicizzare persone e brand.

Può sembrare difficile, ma in realtà realizzare video cosi brevi è un vantaggio non indifferente dal punto di  vista del marketing: a quanto pare, la soglia di attenzione della mente umana si è abbassata di parecchio negli ultimi anni. Per una campagna che funzioni davvero bene, ci vuole un messaggio breve e diretto: proprio come quelli delle stories su IG.

Creators: da consumatori a produttori in un tap

Con la nascita e la diffusione del social delle foto e dei suoi mini-video, si è diffuso anche il fenomeno dei creators; persone inizialmente comuni, che attraverso la creazione di contenuti per i social diventano famose per una determinata nicchia di mercato.

Un creator parla di determinati argomenti creando con i propri followers più o meno lo stesso rapporto che si crea tra fan e artista: un rapporto di amore, riverenza e rispetto reciproco.

I contenuti dei tuoi creators preferiti ti tengono compagnia tutte quelle volte che hai bisogno di distrarti dal tram tram quotidiano. Guardare quei profili ogni giorno equivale a farsi una piccola coccola. Da loro ricevi consigli quotidiani, e loro accettano di farci entrare per poco nella loro vita di tutti i giorni .

La forte diffusione del fenomeno dell’influencer marketing ha spinto chi gestisce i social a riconoscere finalmente il valore economico dei contenuti dei creators, consentendo a chi crea contenuti di poter finalmente monetizzare.

Alcuni social, come Tik Tok, hanno addirittura provveduto a creare un fondo destinato ai creators: chi riceve un determinato numero di visualizzazioni, riceverà del denaro da Tik Tok

Altri social ancora, danno pieno potere ai creators mettendo in secondo piano i followers. Su onlyfans, per esempio, determinati contenuti sono a pagamento.

Exclusive stories: cosa sono e come funzioneranno

Seguire qualcuno assomiglia, di fatto, ad aderire ad un club esclusivo dove ci siano contenuti creati apposta per te. In un mondo dove ogni personaggio arriva ad avere anche milioni di follower, quello che  conta è sentirsi parte di qualcosa di esclusivo.

Proprio in questa direzione si sta muovendo anche instagram: secondo alcune indiscrezioni, il social starebbe per lanciare la modalità Exclusive Stories: del tutto uguali alle classiche stories, tranne per un piccolissimo particolare, quando si prova a visualizzare il contenuto con il solito tap, appare un messaggio che avvisa gli utneti: questo contenuto è esclusivo.

Per accedere a questo tipo di contenuti, a quanto pare i followers dovranno pagare un abbonamento mensile. Chi non volesse sottoscrivere l’abbonamento, potrà ovviamente continuare a visualizzare i contenuti gratuiti

Ma non è finita qui: pare che il social stia pensando di diffondere anche i file collezionabili digitali. Insomma, pare che instagram si sta preparando a diventare sempre più un social d’élite.

Per adesso si tratta solo di indiscrezioni, diffuse sui social da uno degli sviluppatori, quindi prendi tutto con le pinze.

Exclusive stories: la rivoluzione élite dei social

Una riflessione però è d’obbligo: se davvero questo aggiornamento dovesse essere confermato, si assisterebbe ad un cambio storico per il mondo dei social: non più un posto dove le persone discutono liberamente di passioni ed interessi comuni, ma un luogo in cui comincia ad esserci distinzione, dove torna forte il divario tra consumatori e brand ambassador.

Dal punto di vista del marketing, il cambio di scenario pare essere altrettanto forte: i contenuti generati dagli utenti diventano improvvisamente contenuti di valore: l’utente prende il comando e diventa produttore, suscitando l’interesse dei brand che puntano sempre di più ad una pubblicità che non sia costruita e spersonalizzante. Se a consigliarti i prodotti da acquistare è la ragazza della porta accanto, ti fidi di più no?

Ora sorge spontanea una domanda: pagheresti per vedere le stories?

Mentre ci pensi, continua a seguire il blog

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Tiziana Troisi 01/07/2021 0

Mission e vision, le basi del marketing

Immagina di essere ad un appuntamento galante: vorresti sapere tutto della persona che hai davanti. Come vive, cosa pensa, quali sono i suoi progetti futuri, i suoi valori. Vorresti farle tantissime domande, per capire se la vostra visione delle cose coincide almeno un po’. Ma come fare? Per non risultare troppo invadenti, queste domande non vanno poste mai in maniera diretta: meglio rompere il ghiaccio parlando prima del più e del meno, giusto?

Questo discorso non si può di certo fare quando si tratta di un’azienda: quando il cliente acquista da un nuovo brand, la prima cosa che fa è cercare informazioni sull’azienda. I clienti di oggi sono smart e vogliono assolutamente sapere con chi hanno a che fare, prima di un acquisto.

A differenza della situazione descritta sopra, quello tra un’azienda e un cliente non è mai uno scambio equo: non esiste botta e risposta, né seconde possibilità. È meglio sapere tutto, e subito.

Ci sono tanti modi, oggi, per conoscere un’azienda: si possono monitorare i post sui social, si possono fare ricerche in rete per pareri e recensioni sui prodotti. Se invece non hai tanta voglia di fare ricerche, c’è qualcosa di molto più veloce a cui dare uno sguardo per capire se il brand che stai per comprare è davvero adatto a te e rispecchia il tuo modo di pensare.

Ogni azienda che voglia davvero voglia di farsi conoscere e di sfondare nel proprio campo, deve avere chiare diverse cose:

  1. il mercato in cui si inserisce
  2. il motivo per cui è nata
  3. gli obbiettivi che si prefigge (sia a medio che a lungo termine)

Questi tre aspetti, vanno prima di tutto chiariti all’interno dell’azienda, ma poi vanno resi semplici e chiari per farli comprendere anche al cliente che non conosce il brand.

Mission: capire chi sono i brand attraverso valori condivisi

Come fa un’azienda a rendere chiaro il suo insieme di valori a tutti quelli che la incontrano per la prima volta? Semplice: scrivendo una mission e una vision chiare e coincise.

Se è la prima volta che ti approcci al mondo del marketing, questi termini per te saranno nuovi. Mission e vision sono le due dichiarazioni che ogni azienda deve fare per confermare la sua presenza sul mercato a clienti e competitors.

Analizziamole meglio insieme:

Nella mission l’azienda si presenta al pubblico, come in una conferenza stampa. Deve chiarire , attraverso una breve dichiarazione, di solito pubblicata nella sezione informativa del proprio sito:

  • Chi è
  • Quando e nata
  • Cosa offre
  • Perché lo offre
  • Cosa la rende diversa dai competitor

Qual è il suo obbiettivo più grande, ragionando a lungo termine (per esempio quello di Disney è: rendere felici le persone.

La mission è da vedere come una vera e propria presentazione, una condivisione di valori che non solo aiuta la brand awareness, ma facilità anche la coesione e la condivisione e l’orgoglio di appartenenza propri dei lavoratori dell’azienda stessa: lavorare per un’azienda di cui si condividono i valori sarà sempre più stimolante e appagante.

Vision: e tu, cosa vuoi fare da grande?

Passiamo adesso alla Vision: la parte più importante delle dichiarazioni aziendali. La vision equivale,di fatto, ad una vera e propria dichiarazione d’intenti: in  quelle poche righe l’azienda deve dichiarare quali sono gli obbiettivi futuri che si prefigge, ma quelle, non devono essere parole buttate al vento: la vision, cosi come la mission, deve essere: chiara, realistica e condivisa.

Ogni azienda deve rendere chiari a sé stessa e ai propri clienti:

L’ambiente in cui opera

Gli obbiettivi futuri

Lo scenario in cui spera di operare in futuro.

Il secondo punto, quello riguardante gli obbiettivi, è forse il più importante in ogni Vision: una vision che sia concreta e chiara deve aver al suo interno obbiettivi che siano realistici e concretamente realizzabili. Non solo: una vera vision deve chiarire entro quanto tempo l’azienda vuole raggiungere quell’obbiettivo.

Insomma, in un mondo fatto di sogni e speranze verso un futuro quanto mai incerto, per i brand, la parola chiave è concretezza. Non solo: ogni brand deve rendere chiaro come vede la sua azienda tra qualche anno, come vuole che il brand cresca e si evolva.

Hai presente quando appena finito un colloquio ti chiedono “chi sei ora? Come ti vedi tra 10 anni? Ecco: tu non lo sai, ma quella è una domanda fondamentale.  Quindi, fa come i brand: rendi chiara mission e vision, e la vita sarà più facile.

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Tiziana Troisi 24/06/2021 0

Video marketing, una strategia vincente

 

Le storie spopolano sul web, i video di Youtube sono sempre più seguiti. I fenomeni come gli instagrammer e gli Youtuber sono ormai diffusissimi!

Il video marketing è, quindi, il vero trend vincente del momento. Si tratta di un contenuto ricco di elementi:

·         immagini

·         audio

·         testo

·         musica

E riesce quindi a fornire un’esperienza più completa e coinvolgente.

Video marketing, che cos’è?

Il video marketing è una strategia di marketing basata sui video. Il contenuto filmato diventa il media attraverso il quale viene veicolato il messaggio pubblicitario.

Facile da fruire, ma anche da realizzare, oggi i video possono essere girati direttamente da smartphone e condivisi in tempo reale. Velocità ed immediatezza, caratteristiche assolutamente vincenti sul web!

Non solo, il contenuto video è versatile: può essere usato su più piattaforme, diviso, montato diversamente rappresentando così un investimento conveniente.

I numeri del video marketing

Il rapporto di Wyzowl, The State of Video Marketing 2020, è uno studio che rivela, numero per numero, tutta l’importanza del video marketing. Le percentuali di successo raggiunte da questo tipo di strategia sono alte e ogni marketer deve prenderle in considerazione.

Pensa che l'85% delle aziende ha fatto ricorso ai video per fare content di marketing nel 2020. Ben il 92% dei marketer la ritiene una strategia irrinunciabile. Quasi il 100% delle aziende che l’hanno messa in atto, intendono rifarlo in futuro.

Lato utente, i dati più importanti sono questi:

·         Il 96% degli intervistati ha conosciuto meglio i prodotti attraverso i video

·         Il 74% degli utenti ha dichiarato che un video di brand ha determinato una loro scelta di acquisto.

Ma l’informazione più importante viene dal ROI, il return of Investment del video marketing. Ebbene ben l’87% di chi ha fatto ricorso al video marketing ha riconosciuto che il video ha incrementato il proprio traffico web.  Ben l'80% delle aziende, inoltre, ha visto un aumento delle vendite e l’89% ha affermato che genera un ROI soddisfacente.

Perché non si può non fare video marketing

Non fare video marketing significa vivere fuori dal tempo. Significa ignorare il desiderio degli utenti di conoscere il brand e i suoi prodotti attraverso le immagini, le storie e le atmosfere che sono un video sa evocare.

I video sono spesso una leva d’acquisto decisiva. Lo smartphone è ormai diventato un compagno di lavoro e di svago quotidiano, ed è da mobile, e soprattutto attraverso i social che questi contenuti vengono fruiti.

In Europa a vedere video da smartphone sono più del 69% rispetto al 2019, aumentando le visualizzazioni del 52% secondo il Global Video Index di Brightcove 2020.

Si tratta di percentuali che ci dicono una cosa sola: non si può fare a meno del video marketing.

Fare BENE video marketing

Fare video marketing è indispensabile, lo abbiamo capito. Questo però non vuol dire ìfarlo male o farlo a tutti i costi.

Per realizzare video efficaci è necessario attrezzarsi con gli strumenti giusti, realizzare un piano di comunicazione, adattare il contenuto ai diversi canali attraverso i quali si vuole veicolarli.

Inoltre, i video aiutano il posizionamento SEO: inserendo questi contenuti nella tua strategia riuscirai ad avere una migliore indicizzazione nei motori di ricerca. Google indicizza, infatti, i video pertinenti per la key ricercata e “premia” chi realizza video pertinenti e di valore.

Infin, fare viral marketing non significa altro che fare video marketing? Sono, infatti, i video il contenuto virale per eccellenza.

Basta considerare che oltre il 90% delle persone che guarda un video su smartphone lo condivide con altre persone quasi in tempo reale.

E non solo, i video sono condivisi 12 volte in più rispetto ad altri tipi di contenuto. Attenzione perciò a studiare al meglio i vostri contenuti video facendovi consigliare da un esperto marketer e da un bravo video maker. Solo così, farai BENE video marketing e raggiungerai grandi successi!

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Tiziana Troisi 17/06/2021 0

Identità visiva e immagine coordinata: quanto è importante farsi riconoscere

Oggi l’immagine è tutto: attraverso i social siamo continuamente bombardati da immagini. Ci sono persone che hanno fatto della loro immagine un brand, come gli influencers. L’immagine è importante per tutti, è quello che rende riconoscibili le cose, le persone.  La vista è il senso più importante, aiuta a farsi strada nel mondo ma non solo: è attraverso gli occhi che l’essere umano vede i colori, ed è attraverso quei colori prova determinate emozioni.

Ci hai mai pensato? Capita a tutti di emozionarsi davanti ad un’ immagine o un particolare paesaggio, sarà capitato anche a te.  Questo perché, come abbiamo detto, sono proprio le immagini e i colori ad influenzare le emozioni umane.

In psicologia cognitiva, la branca della psicologia che studia la percezione, si è scoperto che colori diversi ed immagini diverse possono evocare emozioni di diversa entità.

Identità visiva: cos’è e quanto conta nel marketing

Ovviamente, da quando esiste, anche il marketing ha sfruttato queste dinamiche, realizzando attraverso le immagini e i colori dei veri e propri viaggi emotivi. Un tempo, quando i brand più famosi erano pochi e non c’era tanta  concorrenza, tutto era più facile.

Oggi, invece, in un’epoca in cui potenzialmente tutto può essere  un marchio, c’è bisogno di una sola, importantissima cosa: essere riconosciuti e riconoscibili. Ogni brand deve essere distinguibile da un altro, anche solo attraverso un piccolo dettaglio.

Di cosa è composta la brand identity

Come fare? Costruendo una buona identità visiva. Se non hai mai sentito questo termine, è ora di conoscerlo. Si definisce identità visiva tutto quello che caratterizza visivamente un marchio. Attenzione a non fare sempre il solito errore, quando parliamo di identità visiva non parliamo solo di logo. Lo studio di identità visiva di un brand comprende:

logo: un’immagine piccola e riconoscibile che faccia capire subito chi siete. Dietro una scelta che può sembrare apparentemente semplice, c’è uno studio che non  immagineresti mai. Anche il design ha un ruolo fondamentale: anche il rapporto con le linee e le proporzioni di un logo, possono veicolare un messaggio. Attenzione ai dettagli.

Colori: ne abbiamo già parlato prima, ma vale la pena approfondire l’argomento per non permetterti di fare errori: dopo il logo, il colore è la cosa più importante di un brand. Pensa bene a quale messaggio vorresti trasmettere, o meglio, a come vorresti che si sentisse il cliente quando ha tra le mani un  tuo prodotto.

Qualche consiglio: non usare colori freddi e scuri come il grigio: trasmettono emozioni negative

Font: che carattere ha il tuo brand? Giochi di parole a parte, anche il font con cui deciderai di scrivere il nome del tuo brand sarà fondamentale: dovrai tenere conto del target di riferimento, del tipo di prodotto, della provenienza del prodotto.

Pay off: una frase, ma spesso anche solo una parola. Qualcosa che entri subito nella testa del consumatore. Una frase che concentri al suo interno i valori attraverso u quali vuoi che il tuo brand venga ricordato. Se funzionerà, tutti ricorderanno il vostro prodotto.

Ecco quali sono gli aspetti più importanti per costruire una buona identità visiva. Sembrerebbe già tanto, ma non è finita qui.  Non basta creare una buona identità visiva per fare si che un brand venga ricordato. Per creare un’identità visiva che sia davvero memorabile c’è bisogno di attenzione ai dettagli e sinergia

Cambiare ma non troppo: l’importanza dell’immagine coordinata e della sua gestione

Un’azienda, per poter essere ricordata, deve essere ovunque rimanendo sempre la stessa. Avere un’immagine coordinata che sia coerente e facilmente riconoscibile è fondamentale. Va bene essere presenti su tutti i social ma è sempre meglio farlo nel modo migliore. Affidati ad un esperto di design che sia capace di declinare al meglio la tua identità su ogni piattaforma.

Per garantire la buona riuscita di un’identità visiva, i grandi brand non si risparmiano dal creare un documento che riassuma coerentemente il corretto utilizzo e la declinazione della brand identity.

Quali sono i segreti perché un’identità visiva funzioni davvero:                     

·         Coerenza: renditi riconoscibile senza mai perderti

·         Continuità: anche se va bene apportare qualche piccola modifica, ricordati sempre di mantenere sempre fede alle cose fondamentali. Per esempio, per differenziare i vari account social, potresti cambiare il pay off.

Riassumendo: essere creativi conta, ma rimanere sempre presenti a sé stessi, agli occhi del cliente conta di più. Per altri utili consigli, segui il blog.

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