45 articoli dell'autore Tiziana Troisi

Tiziana Troisi 03/12/2020 0

Che cos’è la SEM?

Come molti altri acronimi del marketing, SEM è una parola che ritroviamo spesso sul web. Nella maggior parte di casi si associa a quella di SEO, Search Engine Optimization. Perché questa correlazione?

Intanto perché entrambe le sigle si riferiscono all’ambito dei Search Engine, ritroviamo infatti le due prime lettere in comune. Si tratta cioè di due tecniche accomunate dal campo di azione: i motori di ricerca.

Mentre nel primo caso ci riferiamo alle operazioni di ottimizzazione di siti o testi per favorirne l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca, nel secondo parliamo di tecniche di marketing messe in campo a questo scopo.

Approfondiamo in questo articolo cosa è la SEM e soprattutto a quali tecniche fa riferimento.

Che cos’è la SEM

“Il search engine marketing (SEM) è l’insieme delle attività di web marketing svolte per aumentare la visibilità e la rintracciabilità di un sito web con l'uso dei motori di ricerca”. Definizione Wikipedia.

Con la SEM, insomma, si mettono in pratica diverse strategie di web marketing, come la differenziazione nei motori di ricerca, ma se ne valutano anche i ritorni grazie agli strumenti di web analysis.

Scuramente la SEM rientra nel grande contenitore del web marketing, ed anche essa ha lo scopo di intercettare i bisogni degli utenti attraverso le loro ricerche sui motori come Google.

Non hanno solo questo in comune ma anche alcuni aspetti tecnici ovvero obiettivi, piano di marketing e individuazione ed implementazione di azioni adeguate sui motori.

Obiettivi della SEM

Perché qualcuno, aziende, brand etc. dovrebbe ricorrere alla SEM? Intanto per farsi conoscere e poi soprattutto per vendere. Fare SEM significa anche fare ricorso agli strumenti di advertising messi a disposizione dai motori di ricerca come Google. Ne è un esempio la pubblicità PPC, il cliente paga l'annuncio solo quando un utente clicca sul link, a cui si collegano alcuni parametri:

  • CPA: acronimo di Cost per action. È il costo medio di un annuncio pubblicitario quando viene effettuata un'azione specifica.  Un dato che può aiutarvi a capire l'impatto economico della campagna di marketing dell’azienda.
  • CPC (cost-per-click) ovvero il costo effettivo di ogni click in una campagna di marketing PPC. Capire quale è il CPC dell’annuncio può aiutare l’azienda a sapere quanto investire in un'offerta.

Quali sono però gli obiettivi della SEM? Potremmo riassumerli così:

  • Lead generation
  • Conversione
  • Benchmarking online
  • Online branding
  • Brand monitoring

Analizziamoli uno ad uno brevemente.

SEM per lead generation

Generare lead significa ottenere un contatto da parte di utenti in linea con il target dell’azienda. In parole povere lo scopo della lead generation è quello di intercettare l’utente veramente qualificato e motivato all'acquisto. Come? A partire da quello che ricerca on line.

Saranno, infatti, i suoi interessi a permettere una profilazione dell’utente che sarà invitato a compiere un’azione come l’iscrizione al sito.

La conversione

L’obiettivo finale di tutte le aziende è quello di vendere beni o servizi. In termini di web marketing viene definito conversione. La SEM con obiettivo conversione è quella tipica degli e-commerce o dei comparatori di prezzo che hanno come call to action proprio la vendita. Per intenderci si tratta di tutti quegli annunci in cui compare il link/bottone “Acquista ora”.

Benchmarking online

In economia con il termine benchmarking si intende il metodo di confronto sistematico che permette alle aziende di confrontarsi con le migliori aziende dello stesso settore per apprendere da queste e migliorare.

Come si traduce tutto questo? In uno studio accurato dello scenario competitivo sui motori di ricerca: saturazione del canale, tipo di contenuti proposti etc.

Online branding

Il branding è l’attività atta a aumentare la notorietà della marca presidiando i risultati dei motori di ricerca. Questo non sempre ha a che vedere con la conversione, anzi quasi mai.

L’intento è, infatti, entrare nella mente dell’utente, nei suoi pensieri, nelle sue associazioni mentali ed anche di coinvolgerli nel sistema valoriale della marca.

Brand monitoring

Le grandi aziende mettono in campo periodicamente tecniche di SEM per verificare la propria reputation e la percezione del brand on line. Il brand monitoring, quindi, può essere definito come il monitoraggio periodico del sentiment intorno alla marca nei risultati dei motori di ricerca.

SEM in conclusione

In conclusione è necessario chiarire alcuni aspetti important:i SEO e SEM non viaggiano su due binari paralleli bensì si tratta di tecniche che si supportano vicendevolmente. Non solo, la SEA, il Serch Engine Advertising è parte integrante della SEM.

Approfondiremo nei prossimi post questi aspetti che fanno parte del gigantesco mondo del web marketing!

 

 

 

 

 

 

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Tiziana Troisi 26/11/2020 0

Green marketing e Bike marketing, le strategie sostenibili

Il marketing si fa più buono e si preoccupa più della nostra terra. La sensibilità verso le tematiche ambientali è oggi più forte di prima. Sempre più persone orientano i propri acquisti in base a fattori legati al concetto di sostenibilità.

Un packaging che riduce i rifiuti, completamente compostabile, un brand che ha adottato un codice green o ha ottenuto certificazioni ambientali può determinare la scelta d’acquisto.

Vediamo come il termine “green” può essere accostato al marketing e alle vendite.

Che cos’è il Green marketing

Il Green Marketing è una strategia di vendita che promuove, sviluppa e commercializza prodotti e servizi che, non solo vanno a soddisfare un bisogno del cliente, ma evitano il più possibile impatti negativi sull’ambiente oppure contribuiscono decisamente alla sua tutela.

L’adozione di politiche di sviluppo ecosostenibili e di una vocazione ecologica sono diventate un punto di forza per le aziende. Non si parla, infatti, solo di un prodotto ecologico ma anche di reputation e di attenzione alla sostenibilità di un brand.

Promuovere attività sociali, aderire a campagne e sostenere associazioni possono essere tutte attività che il cliente premierà. Un consumatore diverso, che è informato e consapevole e per cui il marchio acquisisce un significato sociale, etico ed anche morale.

Green marketing mix, le 4P del

Il marketing mix indica l’insieme delle attività operative che caratterizzano un piano di marketing. Jerome McCarthy, nella metà del secolo scorso teorizzò il concetto di marketing mix sintetizzato in 4P, ampiamente riprese da Philip Kotler.

Quali sono le 4 P del Green marketing?

Prodotto: ecologico ed ecosostenibile.

Prezzo: non necessariamente basso. Il consumatore è disposto a pagare anche un prezzo più alto della concorrenza in cambio di un prodotto “green”.

Posto: dove si trova la merce? Il packaging conta tantissimo. Il contenitore che non utilizza veline e polistirolo e predilige il cartone e i materiali biodegradabili sarà certamente preferito. Come viaggia la merce? Se la logistica è affidata ai trasporti su rotaie o a mezzi elettrici, questo aspetto va reso noto.

Promozione: la comunicazione deve sottolineare iniziative e campagne green. Se ci sono certificazioni ambientali investimenti ecologici.

Vengono oggi aggiunte altre due importanti P al Green Marketing:

·         Partnership: coalizzarsi e associare società o associazioni per sposare insieme cause ambientali.

·         Policy: le politiche aziendali e il codice etico sono elementi fondamentali dell’azienda che da, così,  concretezza al suo impegno.

Il bike marketing 

Il Bike Marketing , anche esso, è legato al concetto di sostenibilità. Si fa riferimento con questo termine all’uso della bici nelle tecniche di Marketing Digitale. Un esempio di questa strategia è il cicloattivismo su cui tanti marchi, anche importanti, stanno puntando ultimamente. Sono sempre più frequenti, infatti, le biciclette utilizzate come mezzo pubblicitario, che stanno sostituiscono l’auto brandizzata. Molte società, quindi, personalizzano le biciclette, rendendole un vero e proprio strumento pubblicitario, da sviluppare anche a livello locale.

Una delle forme più interessanti di applicazione è il Bike hotel marketing, ovvero la promozione della struttura ricettiva che passa per una strategia incentrata sull’aspetto bike friendly e, quindi, eco friendly.

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Tiziana Troisi 19/11/2020 0

Local marketing sui social, come farlo

Anche se i social ti permettono di raggiungere chiunque in qualsiasi parte del globo, esiste anche la possibilità di utilizzarli per fare local marketing, ovvero per attrarre persone della zona presso il punto vendita.

Più del 50% dei consumatori utilizza il proprio smartphone per cercare un’attività in zona. Seleziona informazioni utili, recensioni e pareri in modo da poter scegliere in tempo reale dove recarsi.

Le parole chiave del mercato di riferimento e la città in cui si trova l’attività sono i criteri di ricerca più utilizzati. Il local marketing aumenta quindi la visibilità del negozio ed aumenta la possibilità di intercettare un target che si trova soprattutto nelle vicinanze.

Abbiamo già parlato delle differenze con il proximity marketing, oggi parliamo di quali strumenti offrano i social per promuovere le attività locali.

Attività locali e Facebook

Facebook ha da sempre un’attenzione particolare alle piccole e medie imprese, incluse le piccole attività locali. Uno dei primi strumenti forniti a questo settore è stata la realizzazione delle Pagine Facebook dell’attività con la vetrina virtuale, dove poter pubblicizzare prodotti e servizi.

Con la nascita del social advertising, Facebook fornisce ulteriori strumenti a pagamento per le attività locali, tra questi, le campagne pubblicitarie.

Tra gli obiettivi di una campagna, infatti, c’è anche quella di raggiungere le persone che potrebbero visitare la tua azienda usando l'obiettivo “Traffico nel punto vendita”.

Questo obiettivo ha lo scopo proprio di raggiungere le persone nelle vicinanze di uno o più dei tuoi punti vendita. Vediamo come funziona.

Campagna “Traffico nel punto vendita”

Attraverso la localizzazione dinamica potrai mostrare automaticamente alle persone inserzioni, mappe e inviti all’azione (CTA) personalizzate in base alla loro posizione rispetto al tuo punto vendita.

Inoltre, attraverso lo strumento di localizzazione dei punti vendita nativo, l’utente che trova la tua inserzione riesce a raggiungere il negozio senza dover uscire dall’inserzione stessa.

L'obiettivo “Traffico nel punto vendita” funziona anche su Instagram. Facebook Business consiglia di scegliere sempre i “Posizionamenti automatici” per le inserzioni in modo da aumentare il traffico nel punto vendita.

L’inserzione avrà in basso un bottone che fornirà le “indicazioni stradali” necessarie a raggiungerti. Comodo vero?

L’aspetto più importante è quello della definizione del pubblico. Oltre alla loro geolocalizzazione, fattore fondamentale per questo tipo di campagne, potrai inserire tutta una serie di aspetti demografici e legati ad interessi ed abitudini di consumo.

“Il pubblico personalizzato ti aiuta a raggiungere le persone con le inserzioni in base ai comportamenti, ad esempio persone che fanno acquisti nel punto vendita o persone che si sono iscritte alle newsletter tramite e-mail.” Come specifica Facebook stesso.

Fai local marketing sui social

Oltre ad attrarre clienti nel negozio fisico i social sono utilissimi strumenti di brand awareness. È molto importante, quindi, iniziare a costruire la tua presenza attraverso le Pagine Facebook, i profili Instagram aziendali o i profili WhatsApp aziendali.

Su tutte queste piattaforme, infatti, potrai specificare l'indirizzo del tuo punto vendita, i suoi orari e i modi migliori per raggiungerlo.

Non solo, ti consigliamo di creare offerte che possano incoraggiare le persone a visitare il tuo punto vendita. Facebook ti offre la possibilità di attirare nuovi clienti nella tua azienda attraverso le offerte. Puoi creare delle offerte gratuite ma potrai anche metterle in evidenza, successivamente, per raggiungere più persone.

Altro aspetto importante è l’uso della giusta call to action da selezionare per post o per il profilo aziendale, i pulsanti di call to action sulla tua Pagina, infatti, possono generare azioni molto diverse tra loro a seconda delle necessità:

·         puoi invitare ad installare la tua app di shopping,

·         invitare le persone a prenotare un servizio,

·         aprire una conversazione su Messenger o Whatsapp,

·         attivare il GPS in modo da fornire indicazioni stradali per raggiungere il tuo punto vendita con un semplice tap.

Social commerce

Non limitarti a vendere in negozio, cerca anche di ampliare le possibilità di chi ti segue. Offri ai tuoi clienti un modo semplice per visualizzare e acquistare direttamente da smartphone. Come? Attraverso gli shop di Facebook e Instagram. Se vuoi saperne di più ti consigliamo la lettura dei nostri precedenti post:

Facebook e Instagram shops

Le potenzialità di Whatsapp Business

I social possono aiutare molto la tua impresa locale, cosa aspetti ad ampliare i tuoi orizzonti ed anche…la tua clientela?

 

 

 

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Tiziana Troisi 05/11/2020 0

Proximity marketing vs local marketing

In questo post affrontiamo un argomento molto interessante, il marketing di vicinanza che ha a che vedere con l’azienda sotto il suo aspetto fisico e non virtuale.

Abbiamo abbondantemente parlato di come vendere on line ma poco di come attrarre i clienti in negozio o di come “farli rimanere”. In questo articolo proveremo a farlo mettendo a confronto due tecniche diverse e spesso accostate.

Sponsorizzare la tua attività localmente è la stessa cosa di fare marketing di prossimità? Assolutamente no.

I due termini Local marketing e Proximity marketing sono spesso erroneamente confusi. Vediamo come si differenziano fra loro e perché non possono essere sinonimi.

Cos’è il proximity marketing

Il proximity marketing è così definito poiché si rivolge a individui che si trovano in una determinata area. Non si tratta, quindi, di una attività mirata a un target ben definito con aspetti legati all’età o agli interessi, bensi a chi condivide una stessa posizione geografica. Questa area di solito è ben definita ed è quella di uno store fisico.

Come si rileva la presenza di queste persone e come viene veicolato il messaggio? Attraverso dei dispositivi elettronici. RFID, NFC, audio di prossimità, motion capture, eye tracking, iBeacon sono solo alcune delle tecnologie che solo alla base del PM.

Perfetto per comunicare programmazione, trailer e messaggi pubblicitari nei cinema, buoni sconto e promo nei negozi, è l’ideale nei punti informazione per dare, appunto, notizie in tempo reale.

Proximity marketing e tecnologie

Il proximity marketing si avvale quindi di diverse tecnologie che sfruttano l'interazione con il movimento delle persone in una determinata area o attivano un messaggio audio al passaggio di una persona.

Anche la tecnologia touch screen attraverso schermi posizionati accanto ai prodotti, può essere utilizzata. Lo scopo è quello di permettere all’utente di interagire a più livelli espandendo le informazioni sui prodotti e servizi direttamente sugli scaffali.

Possiamo sicuramente dire che i dispositivi di prossimità, appunto, sono fondamentali perché questa strategia possa essere attuata.

Local marketing, perché è diverso

Il local marketing, invece, è l’insieme di tutte quelle strategie di vendita che hanno lo scopo di attrarre in store gli abitanti del quartiere o città in cui si trova.

In questo caso, quindi, parliamo di un’area più vasta e ci troviamo comunque in un'altra parte del funnel. Se nel proximity marketing agiamo su un pubblico già interessato che deve solo essere convertito, in questo secondo caso dobbiamo attrarre i potenziali clienti.

Non solo, se il proximity marketing è attuabile solo attraverso le tecnologie , il local marketing può integrare i mezzi del marketing tradizionale con le strategie, gli strumenti e la velocità del web marketing.

Spesso, infatti, per attrarre persone in store si utilizzano i social o gli annunci web. Si tratta quindi di una strategia complessa che ha anche l’obiettivo di far aumentare la notorietà del business nella propria area di riferimento.

Local marketing o proximity marketing, cosa scegliere?

Come abbiamo visto in questa breve rassegna, si tratta di due strategie completamente diverse.

Ecco perché non possiamo scegliere tra l’una e l’altra, dipende dalle esigenze che bisogna soddisfare. Se hai un’attività nuova della zona, fare local marketing è assolutamente fondamentale.

Se, invece, la tua presenza è già ben strutturata pensare a strategie di proximity marketing può offrirti un aiuto maggiore nella conversione del cliente.

Si può, infine, immaginare anche di farle entrambe. Costruiresti così un percorso di vendita ben definito. Immagina di pubblicizzare la tua azienda locale sui social e di poter individuare attraverso sistemi di proximity marketing la presenza del tuo cliente in una determinata area del negozio.

Queste due attività sinergiche ti consentirebbero di capire quale area del negozio è di maggiore interesse e di personalizzare la comunicazione con il cliente in base ai suoi gusti e alle cose che ha visto.

Interessante vero? Continua a seguire il nostro blog per avere maggiori informazioni su come costruire una campagna di local marketing ad hoc!

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Tiziana Troisi 29/10/2020 0

Whatsapp business potenzialità e prospettive future

Sicuramente avrai fatto ampio uso della app di messagistica più nota al mondo Whatsapp.

L’applicazione consente di metterci in contatto con tutti i nostri amici attraverso messaggi istantanei e note vocali.

Tanto è stato il successo della app che la Facebook Inc proprietaria della App, ha ben pensato di crearne una dedicata alle attività commerciali. Stiamo parlando di Whatsapp business.

Simile a WhatsApp, con cui ne condivide alcune funzionalità pensate per le aziende, è sicuramente una novità molto interessante.

Che cos’è e come funziona WhatsApp Business

Una volta scaricato e installato whatsapp business potrai accedere alla schermata principale. La classica Chat identica a WhatsApp.

A livello di messaggistica istantanea, WhatsApp Business funziona esattamente come WhatsApp. La vera novità di WhatsApp Business è la presenza di alcune funzionalità aggiuntive che permettono di semplificare e migliorare l’interazione con i clienti.

Di cosa parliamo? Accedi alle impostazioni dell’applicazione e scoprilo! Tramite la schermata successiva, premi su Impostazioni attività. Potrai in questo modo personalizzare alcune impostazioni relative al tuo profilo su WhatsApp Business.

In particolare potrai configurare il tuo profilo in Impostazioni attività. È lì’ che potrai inserire i dati che fanno riferimento alla tua attività.

A questo punto, come se compilassi un form inserirai

·         indirizzo, che apparirà su Google maps

·         categoria della tua attività

·         orari di apertura,

·         l’indirizzo email

·         sito Internet

·         mappa

Non solo, ma la app ti offre la possibilità di inserire dei messaggi automatici come: messaggio d’assenza, messaggio di benvenuto e risposte rapide.

I messaggi automatici di Whatsapp Business

Premendo sul messaggio d’assenza, potrai impostare un messaggio automatico che verrà inviato alle persone che ti contatteranno tramite WhatsApp Business, quando non sei disponibile. Per personalizzarlo sarà sufficiente premere sul pulsante con il simbolo di una matita e scriverlo.

Premendo invece sulla dicitura Orario: potrai scegliere le modalità di invio del messaggio d’assenza. Potrai scegliere anche di inviarlo sempre, non appena le persone ti contatteranno quando non sei online. Con l’opzione Orario personalizzato potrai scegliere degli orari predefiniti in cui verrà inviato ai tuoi clienti un messaggio automatico.

Se, però, hai impostato gli orari di apertura della tua attività, potrai selezionare la dicitura Al di fuori degli orari di apertura. In questo modo il messaggio automatico di assenza sarà inviato soltanto al di fuori degli orari di apertura.

 

Premi poi su Salva, in alto a destra. E il gioco è fatto!

Per il Messaggio di benvenuto, basta spostare la levetta da OFF a ON in corrispondenza della dicitura Invia messaggio di benvenuto.

Ovviamente anche questo messaggio può essere personalizzato, facendo tap sul pulsante con il simbolo della matita, in corrispondenza della dicitura messaggio.

Le Risposte rapide, infine ti permettono di creare collegamenti veloci per inviare un testo personalizzato. Utilizzando le risposte rapide, potrai creare dei brevi testi che ti permetteranno di inviare velocemente un messaggio che scrivi di frequente.

Nel campo di testo messaggio dovrai digitare il messaggio che vuoi inviare, mentre nel campo di testo collegamento rapido dovrai scrivere la shortcut rapida, dopo il simbolo (/).

Le potenzialità del catalogo di Whatsapp Business

Uno degli aspetti più importanti di Whatsapp Business è la possibilità di creare un catalogo prodotti o servizi, collegato al nostro profilo professionale.

I cataloghi sono una vetrina mobile per le aziende per mostrare e condividere i loro prodotti in modo che le persone possano facilmente navigare e scoprire qualcosa che vorrebbero acquistare.

In precedenza, le aziende dovevano inviare le foto dei prodotti una alla volta e fornire ripetutamente informazioni, ora i clienti possono vedere il loro catalogo completo direttamente all’interno di WhatsApp.

Ciò rende gli imprenditori più professionali e mantiene i clienti coinvolti nella chat senza dover visitare un sito Web.

Le potenzialità di Whatsapp Business sono tutte qui, se non è ancora possibile acquistare direttamente sulla piattaforma, non è difficile pensare che a breve WhatsApp permetterà anche questo servizio senza la necessità di farli uscire dalla piattaforma.

Cosa aspetti quindi ad installarlo? Comincia ad impostare il tuo profilo e cogli al volo le opportunità che ha in serbo per te!

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Tiziana Troisi 15/10/2020 0

Chatbot utili o dannosi?

 

Il chatbot su Facebook Messenger è uno degli strumenti più utilizzati per generare risposte automatiche senza la presenza di una risorsa impegnata nella gestione della community o del customer service.

Come funziona?  Nel 2016 Mark Zuckerberg ha annunciato la nuova funzionalità del chatbot in Facebook Messenger. Questa funzione permette a un robot di rispondere alle domande di un utente per garantire risposte in tempo reale ai propri clienti 24 ore su 24. Scopriamo vantaggi rischi di questa opportunità.

Vantaggi del chatbot di messanger

I vantaggi principali di questo risponditore automatico sono soprattutto legati ai tempi.

Utilizzato un chatbot i tempi di gestione della community o del servizio clienti si riducono drasticamente. Oltre a questo aspetto c’è da considerare il risparmio in termini di risorse impiegate in questa funzione. Va da sé che automatizzando i processi ci sia sempre meno bisogni di un collaboratore destinato alla gestione dei messaggi privati.

Altro beneficio importante ci viene dato dalle statistiche. Il 64% dei consumatori preferisce soluzioni di testo prima di chiamare il servizio clienti. A confermarlo uno studio di One Reach, che ha anche dimostrato come  l’uso di chatbot in Facebook Messenger migliori l’immagine del brand. Secondo gli utenti, infatti, l’azienda che ne fa ricorso ne guadagnerebbe in reputazione, questo per il 77% degli intervistati.

Da cosa scaturisce tutto questo entusiasmo per i risponditori automatici? Sicuramente dalla frustrazione generata dalle attese prolungate. Quante volte siamo rimasti in linea in attesa di una soluzione al nostro problema? Per l’81% dei clienti soluzioni alternative veloci sono un’opzione più che ideale.

Ma quali sono i limiti di questo sistema? Vediamoli insieme

L’aspetto “dannoso” dei Chatbot è sicuramente quello di non riuscire ad individuare la richiesta dell’utente o di essere eccessivamente impersonale.

Come è possibile rendere l’interazione con un robot simile a una conversazione con un essere umano? Questo è lo scopo del machine learning utilizzato per conoscere meglio gli esseri umani.

Attraverso questo studio è possibile personalizzare le informazioni. Non solo, una delle migliori alternative per rendere le conversazioni più fluide e meno automatizzate è l’invio di GIF e immagini. Con questo espediente si potrà “umanizzare” maggiormente la conversazione.

E se, per qualche ragione, il robot non è in grado di risolvere rapidamente il problema? Questo è un problema aggirabile poiché c’è sempre la possibilità che un essere umano intervenga. In questo modo è possibile continuare senza problemi la conversazione.

Il bot infatti può anche rispondere gentilmente che presto tornerà con una risposta utile o che ci passerà un operatore.

Perché scegliere i chatbot di messanger

Stai pensando di utilizzare un chatbot per la tua pagina fb aziendale? I motivi per cui questa soluzione potrebbe essere un’ottima idea sono diversi.

Intanto, per un chatbot, è facile segmentare il proprio pubblico e offrire a utenti diversi risposte diverse. Ogni volta che qualcuno apre Messenger e inizia a chattare, l’azienda conosce l’identità dell’utente e ha accesso a tutte le interazioni passate.

 

In questo modo, il chatbot sarà ogni volta più informato e intelligente e potrà costantemente apprendere dal comportamento dell’utente. Il vantaggio di questo aspetto è la capacità di offrire risposte sempre più personalizzate.

Le funzionalità di base di Natural Language Processing (NLP) dei chatbots, inoltre, danno agli utenti il potere di raggiungere quasi istantaneamente le informazioni che stanno cercando. Si evitano così le lunghe registrazioni, la navigazione prolungata sul sito per trovare l’informazione richiesta etc.

Più un’esperienza è positiva, più link potrai generare con i tuoi clienti attraverso un chatbot. Questo strumento ti permetterà di avere una solida presenza sui social network, condizione essenziale per sapere come gestire tutte le informazioni che ricevi dagli utenti.

 

 

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Tiziana Troisi 08/10/2020 0

Influencer marketing, chi domina in Italia?

 

 

Sentiamo sempre parlare di influencer ma probabilmente molti non sanno cosa si intenda con questo termine e come funzioni questa strategia di marketing.

Oggi è una delle tecniche maggiormente in voga per lanciare un nuovo prodotto, un brand o un servizio. In questo articolo ti spieghiamo perché l’influencer marketing può essere una buona chiave di successo.

Cos’è l’influencer marketing?

L’Influencer marketing è una forma di marketing che punta sul coinvolgimento e l’utilizzo delle doti e delle qualità degli influencer per finalità legate ai brand.

Si tratta, dunque, di una forma di marketing che si basa strettamente sull’identificazione di figure che sono in grado di generare influenza sugli utenti, creando attorno a esse progetti dedicati.

Una volta si chiamavano leader d’opinione e in pubblicità erano definiti testimonial, erano sempre voti noti o massimi esperti di un particolare settore. Oggi gli influencer creano un seguito nutrito ed importante sul web. Ve ne sono diversi e di diversa natura a seconda della piattaforma social utilizzata. Sono detti youtubers i personaggi che esercitano la loro influenza attraverso il canale youtube.

I blogger sono stati i primi a diventare influencer grazie ai loro blog e alle loro recensioni (turistiche, di bellezza, di moda). Gli instagramers sono oggi tra gli influencer più importanti del momento. Più l’influencer è specializzato in una particolare “materia”, come ad esempio i “viaggi”, più questa strategia può rivelarsi efficace. I loro punti di forza sono:

  • Competenza
  • Autorevolezza
  • Reputazione

Grazie a loro, i brand possono ottenere visibilità per i propri prodotti/servizi. Non solo, grazie ai loro post/video riescono a generare conversazioni e relazioni durevoli e vantaggiose.

I primi influencer

L'industria del marketing di influenza è cresciuta molto velocemente negli ultimi anni e nel 2017 il suo valore era stimato a livello mondiale a 1,07 miliardi di dollari.

I pionieri di questa forma di marketing sono stati i blogger. Una delle prime, e più famosa, è stata Chiara Ferragni che apre nel 2009 Il famosissimo blog “The blond Salad”.

 L’idea di The Blonde Salad nasce durante una video-chiamata su Skype tra Chiara Ferragni e il fidanzato di allora, Riccardo Pozzoli. Riccardo scopre il potenziale dei blog di moda: la incoraggia e si improvvisa fotografo. L’investimento iniziale è di 10€ per il dominio Internet e di circa 500€ per una fotocamera digitale.

 

Chiara Ferragni sul web inizia a raccontare la sua vita fra Milano e Cremona, tra shopping e lezioni all’università. Risponde a tutti i commenti degli utenti e ben presto nelle sue foto entrano gli sponsor.

Nel 2010, la svolta, viene definita dalla rivista americana New York come One of the biggest breakout street-style stars of the year. Nel 2011 Vogue la incorona Blogger of the Moment, con oltre 1 milioni di visite sul blog e 12 milioni di impression mensili.

Da quel momento l’ascesa di Chiara è incredibile: nel 2013 il blog raggiunge 1,6 milioni di followers su Instagram, e diventa anche un eBook.

Oggi The Blonde Salad non è solo un blog, ma è anche un progetto editoriale e un e-commerce. Lei è diventata la più potente e ricca influencer d’Italia.

Perché l’influencer marketing funziona

Coinvolgere gli influencer significa creare comunicazioni più spontanee e credibili. L’influencer è, infatti, qualcuno al quale gli utenti hanno dato fiducia e con il quale si identificano.

 

In questo modo vengono meno le sovrastrutture commerciali, con enormi i vantaggi.

Se ci pensiamo il vip a cui vogliamo somigliare o lo sportivo che adoriamo, è sempre qualcosa di lontano dalla nostra quotidianità. L’influencer invece ci fa entrare nella sua vita, ci mostra anche i lati più personali favorendo l’empatia e la connessione emotiva.

Attenzione, però, a scegliere l’influencer giusto. Per ogni materia o prodotto bisogna individuare il personaggio che abbia dei follower veramente in linea con il nostro target.

Ecco quindi che più che concentrarsi sull’influencer più seguito è necessario studiare la fan page per capire su chi puntare e come.

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Tiziana Troisi 01/10/2020 0

Tecniche di Neuromarketing

Come possiamo ottimizzare le campagne pubblicitarie tenendo conto di come funziona la mente del cliente durate la fase di acquisto? Neuroscienze e psicologia ci  mostrano quali processi si innescano si riceve un messaggio promozionale.

Il neuromarketing è una disciplina emergente del marketing tradizionale. Il mercato pubblicitario globale è in continua espansione e con esso l’esigenza di esplorare altre interessanti strade per concepire strategie di vendita.

Neuromarketing cos’è

Il termine neuromarketing è stato coniato per la prima volta da Ale Smitds. Il nome viene dalla fusione di più pratiche neuro scientifiche:

·         il marketing tradizionale

·         la neurologia

·         la psicologia comportamentale

Lo scopo delle tecniche di neuromarketing è quello di analizzare i processi irrazionali che si scatenano nella mente del consumatore. Sono questi dati a fornire la base giusta per concepire un’efficace campagna di marketing. Il modo in cui il cliente reagisce agli stimoli di pubblicità, prodotti e brand, è determinante, infatti, per stabilire come concepire un messaggio efficace.

Perché fare neuromarketing

L’applicazione di queste tecniche di acquisto fornisce una soluzione aggiuntiva alle ricerche di mercato tradizionali, puntando sul coinvolgimento emotivo dell’utente nei confronti di un brand.

Si tratta, in pratica, di metodi di persuasione che influiscono inconsapevolmente sulla decisione del consumatore influenzandolo nell’acquisto.

Fare neuromarketing significa quindi indagare nel conscio e nell’inconscio del target di riferimento assicurandosi una buona possibilità di conversione.

Tecniche neuromarketing

Ma come si applica questa scienza nella pratica? Ecco alcune tecniche che vengono utilizzate per capire e tracciare il comportamento del cliente.

L’eyetraking: è una delle tecniche più usate. La misurazione del percorso visivo dell’utente mentre osserva un’immagine, o un video, ci permette di comprendere quali sono i fattori che attirano la sua attenzione e gli stimoli che lo colpiscono di più. Va da sé che questo ci consente di posizionare meglio, e più efficacemente, gli elementi in una immagine o in una sequenza video.

L’EEG o la risonanza magnetica funzionale: è uno strumento che consente di analizzare quali aree del cervello si attivano di fronte ad un determinato stimolo. Queste informazioni vanno a completare il quadro spiegandoci non solo dove si concentra la nostra attenzione ma anche cosa proviamo di fronte a quella immagine/profumo/musica.

FACS, il Facial Action Coding System: attraverso determinati sensori questo sistema consente di rilevare i movimenti dei muscoli del volto. Non solo, ne capta la naturalezza e la spontaneità grazie ad una particolare sensibilità ai cambiamenti nel tono muscolare.

Biometriche: sapere anche come cambia il battito cardiaco dello spettatore consente di analizzare le emozioni provate dagli individui. È chiaro che un aumento del battito corrisponda ad una forte sensazione emotiva, sia essa di paura o di piacere.

La GSR o attività elettrotermica: una tecnica che misura le variazioni della pelle rispetto alla sudorazione. Come per il battito cardiaco anche questo elemento determina un coinvolgimento emotivo del cliente che può sentirsi stressato, coinvolto o spaventato.

Come utilizzare gli strumenti del neuromarketing

Questa tecnica si serve della verifica con focus group per determinare l’appartenenza al target cliente e della triangolazione dei dati raccolti attraverso altre metodologie.

Per utilizzare le tecniche ti abbiamo elencato sopra è necessario svolgere alcune fasi:

·         Neuro-check up. Identificazione di quali studi o tecniche possano essere utili per risolvere problemi come l’ottimizzazione di un prodotto, di un packaging o di un brand.

·         Identificazione dei motivi impliciti, o inconsci, che porterebbero i consumatori ad acquistare un prodotto di quel marchio? Mettendo da parte la qualità o le caratteristiche sostanziali.

·         Elaborazione del design del prodotto o della campagna.

·         Verifica del design. Attraverso tecniche neuro scientifiche che permetterebbero di testare la reazione degli individui, valuterai se cambiare o meno la strategia, che effetti produce e se sono quelli desiderati.

E tu cosa ne pensi del neuromarketing? Lo conoscevi già? Scrivicelo nei commenti!

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Tiziana Troisi 25/09/2020 0

Piano di comunicazione, la bussola del tuo marketing

Abbiamo definito bussola il piano di comunicazione poiché questa è proprio la sua funzione. Per orientarsi nel marketing serve una guida all’interno della quale pianificare tutte le operazioni. Quali canali attivare, come, quando con quali contenuti? A definire tutto questo ci pensa un documento programmatico, il piano di comunicazione.

Vediamo cos’è nel dettaglio.

Cosa definire prima del Paino di Comunicazione

Prima di poter definire il Piano con il cliente, è indispensabile che il brand abbia alcuni punti fermi ben definiti.

·         Mission

·         Vision

·         Target ideale

·         Mezzi e budget a disposizione

Particolarmente importante è il passaggio in cui vengono individuate le buyer personas.

A chi si rivolge il brand? Un piano di comunicazione efficace deve essere in grado di individuare con precisione i potenziali clienti per un’azienda.

La buyer persona è la rappresentazione di un acquirente-tipo di un certo prodotto. Tale rappresentazione serve per comprendere il cliente tipo nelle sue caratteristiche personali, oltre che socio-demografiche, per anticiparne i comportamenti e le scelte a beneficio della user experience e user satisfaction.

 

Arrivare ad individuare i destinatari del messaggio è fondamentale per capire come proporlo. Lo scopo è segmentare sempre di più e definire accuratamente gruppi di utenti sulla base di caratteristiche comuni, fornendogli ciò che vogliono o che cercano con contenuti ad hoc.

Che cos’è un piano di comunicazione

Un Piano di Comunicazione è il punto di partenza per la promozione on e off line di qualsiasi azienda. Porre in essere azioni pubblicitarie senza una guida predefinita e obiettivi prefissati, è come trovarsi in mezzo al mare o in un deserto senza strumenti per orientarsi.

Il piano di comunicazione è composto di 3 fasi:

1.       L’analisi. Punto di partenza del Piano l’analisi è una fase importante e delicata in quanto da essa dipenderanno strategia e azioni. Si studia:

·                    Il mercato di riferimento

·                    Il target

·                    I clienti

·                    I competitors

·                    Il brand

·                    L’immagine coordinata

·                    Il sito e lo storico della comunicazione

·                    La reputazione on line

·                    Il posizionamento

2.       La strategia. Una strategia di comunicazione serve a definire l’obiettivo delle azioni che andranno svolte in base ad una tempistica precisa e attuabile. Non solo, oltre l’obiettivo andrà individuata la strada attraverso la quale vogliamo arrivarci.

3.       Le azioni. L’Ultima fase di un Piano di Comunicazione è la definizione di tutte le azioni ovvero l’operatività vera e propria.

Nel dettaglio, individua le categorie di destinatari del messaggio, il messaggio da trasferire al pubblico, i mezzi di comunicazione da utilizzare per veicolare il messaggio. La programmazione delle attività di comunicazione, il budget per l’attuazione delle iniziative e il monitoraggio delle attività sono anch’esse del Piano.

La scelta dei canali digitali in un piano di comunicazione

La scelta dei canali è un passaggio importante è necessario nella definizione della strategia di marketing per un piano digitale.

È lunga la lista della possibilità di scelta che dipende dall’incrocio tra le caratteristiche peculiari di ciascun canale e gli obiettivi generali di progetto.

Si tratta, infatti, di strumenti funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati.

I canali digitali nell’ambito del web marketing si possono suddividere in 3 macro canali:

·         Posseduti: sito web, blog, applicazioni mobili, pagina Facebook, Instagram, Linkedin, ecc;

·         Acquistati: Pubblicità su Google e sui social network dove si decide di essere presenti

·         Guadagnati (attivati dalla community): canali di comunicazione in cui l’azienda è presente tramite citazioni, recensioni, conversazioni degli utenti, dibattiti, ecc.

Un buon piano digitale deve trovare l’equilibrio tra questi 3 canali.

È il momento del content marketing

Ultima è la fase concreta e realizzativa del Piano relativa al content marketing.

Le attività di content hanno lo scopo di elaborare contenuti efficaci e di qualità che serviranno a promuovere un prodotto/servizio oppure, a spingere gli utenti a rispondere ad una determinata call to action.

Un piano di comunicazione fissa le linee guida che dovranno essere adeguate ai mezzi di comunicazione utilizzati. Sarà dunque il SEO copywriter, a produrre materialmente contenuti efficaci, capaci di colpire la buyer persona e a raggiungere gli obiettivi selezionati. Se vuoi saperne di più sul content marketing leggi l’articolo sul tema e scopri perché il contenuto è così importante da essere definito il Re del marketing digitale!

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Tiziana Troisi 16/09/2020 0

Campagne Facebook, come pianificarle

 

Nei post precedenti abbiamo parlato di advertising on line ed in questo vogliamo approfondire una delle tipologie di pubblicità che ti abbiamo illustrato. Si tratta del social advertising che entra di diritto tra le tecniche di Social Media Marketing. L’adv social prevede messaggi pubblicitari di tipo display, mostrati negli aggiornamenti degli utenti dei social network. 

Come abbiamo accennato fare pubblicità sui social è tutt’altro che semplice, vanno rispettati formati di immagini e durate specifiche per i video. Il messaggio stesso dovrà avere una lunghezza ed una CTA efficace.

Come farsi strada in tutto questo? Partiamo dall’inizio ovvero da come pianificare una campagna Facebook

Scegli l’obiettivo della campagna Facebook

Appena ti approccerai allo strumento Gestione campagne di Facebook e ti troverai a pianificarne una dovrai scegliere l’obiettivo della tua comunicazione. A seconda del prodotto o servizio che offri, il tuo obiettivo potrà essere differente: vendita di prodotti, visite al sito web, iscrizione alla newsletter oppure il download di una app o di un infoprodotto.

Ecco quali obiettivi ti mette a disposizione il social network:

  1. Notorietà
  2. Considerazione
  3. Conversione

Nel primo caso si sceglie questo obiettivo per far conoscere il brand o aumentare la copertura, ovvero le visualizzazioni.

Per il secondo obiettivo Facebook presenta un lungo elenco di opzioni:

  • Traffico
  • Interazione
  • Installazioni dell’app
  • Visualizzazioni del video
  • Generazione di contatti
  • Messaggi

Il terzo grande obiettivo che la piattaforma mette a tua disposizione è la Conversione. Leggerai testualmente: “Fai in modo che le persone eseguano azioni importanti sul tuo sito web, nella tua app o su Messenger, ad esempio aggiungere informazioni di pagamento o effettuare un acquisto.” Questa campagna avrà come obiettivo, per esempio, la vendita di prodotti on line o l’aumento del traffico nel punto vendita.

Realizza la creatività della campagna

È arrivato il momento di realizzare il post video o immagine con testo per la tua campagna. Il formato della creatività determina il costo dell’inserzione. Un video verticale o quadrato, un banner grafico orizzontale o verticale performano in maniera completamente diversa. Non solo, Facebook stabilisce alcuni parametri, come la densità di parole scritte all’interno dell’immagine, che vanno assolutamente rispettati per non essere penalizzati nelle visualizzazioni. Il consiglio è quello di restare sempre aggiornati su questi formati poiché cambiano periodicamente.

Definisci il tuo pubblico

La targetizzazione è uno degli aspetti più importanti di una campagna. Grazie a questo strumento, infatti, potrai raggiungere un pubblico più vasto di quello che hai creato organicamente. Si tratterà di un pubblico profilato ovvero una utenza potenzialmente interessata al tuo prodotto o servizio.

Geolocalizzazione, genere ed età, interessi e lavoro svolto sono solo alcuni dei parametri che è possibile impostare per individuare il pubblico destinatario della tua campagna.

Facebook ti offre strumenti avanzati per la segmentazione del pubblico, più saprai utilizzarla e maggiori saranno le possibilità della tua campagna di essere vista.

Stabilisci il budget della campagna Facebook

Siamo arrivati alla “nota dolente” impostare un budget giornaliero. A stabilirlo è il digital advertiser che conosce il sistema delle aste di facebook e gli obiettivi delle campagne.

L’unità di misura, in questo caso, è la copertura. Quante persone voglio raggiungere e in quanto tempo? Facebook ti aiuta in questo permettendoti di inserire un importo e vedere la potenziale copertura che otterresti.

Per avere una idea del costo da sostenere per una campagna Facebook dovrai moltiplicare il costo medio per il numero di persone che vuoi raggiungere o per il numero di visite al sito che vuoi ottenere.

Il sistema di aste di Facebook

La pubblicità su Facebook viene mostrata agli utenti esattamente come avviene per le notizie. Le inserzioni vengono ordinate da un algoritmo che tiene conto di diverse variabili.

Il cosiddetto sistema delle aste ha lo scopo di garantire un flusso costante di inserzioni da mostrare su Facebook. Il sistema seleziona le inserzioni migliori, assegna loro un prezzo e le invia nei vari posizionamenti (sezione notizie su computer, sezione notizie su dispositivi mobili, colonna destra su computer etc.).

Facebook massimizza il valore delle sue scelte sia per l’utenteche vedrà l’inserzione sia per l’inserzionista che dovrà raggiungere il suo target al più basso prezzo possibile.

 

 

 

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