10 articoli dell'autore Tiziana Troisi

Tiziana Troisi 15/10/2020 0

Chatbot utili o dannosi?

 

Il chatbot su Facebook Messenger è uno degli strumenti più utilizzati per generare risposte automatiche senza la presenza di una risorsa impegnata nella gestione della community o del customer service.

Come funziona?  Nel 2016 Mark Zuckerberg ha annunciato la nuova funzionalità del chatbot in Facebook Messenger. Questa funzione permette a un robot di rispondere alle domande di un utente per garantire risposte in tempo reale ai propri clienti 24 ore su 24. Scopriamo vantaggi rischi di questa opportunità.

Vantaggi del chatbot di messanger

I vantaggi principali di questo risponditore automatico sono soprattutto legati ai tempi.

Utilizzato un chatbot i tempi di gestione della community o del servizio clienti si riducono drasticamente. Oltre a questo aspetto c’è da considerare il risparmio in termini di risorse impiegate in questa funzione. Va da sé che automatizzando i processi ci sia sempre meno bisogni di un collaboratore destinato alla gestione dei messaggi privati.

Altro beneficio importante ci viene dato dalle statistiche. Il 64% dei consumatori preferisce soluzioni di testo prima di chiamare il servizio clienti. A confermarlo uno studio di One Reach, che ha anche dimostrato come  l’uso di chatbot in Facebook Messenger migliori l’immagine del brand. Secondo gli utenti, infatti, l’azienda che ne fa ricorso ne guadagnerebbe in reputazione, questo per il 77% degli intervistati.

Da cosa scaturisce tutto questo entusiasmo per i risponditori automatici? Sicuramente dalla frustrazione generata dalle attese prolungate. Quante volte siamo rimasti in linea in attesa di una soluzione al nostro problema? Per l’81% dei clienti soluzioni alternative veloci sono un’opzione più che ideale.

Ma quali sono i limiti di questo sistema? Vediamoli insieme

L’aspetto “dannoso” dei Chatbot è sicuramente quello di non riuscire ad individuare la richiesta dell’utente o di essere eccessivamente impersonale.

Come è possibile rendere l’interazione con un robot simile a una conversazione con un essere umano? Questo è lo scopo del machine learning utilizzato per conoscere meglio gli esseri umani.

Attraverso questo studio è possibile personalizzare le informazioni. Non solo, una delle migliori alternative per rendere le conversazioni più fluide e meno automatizzate è l’invio di GIF e immagini. Con questo espediente si potrà “umanizzare” maggiormente la conversazione.

E se, per qualche ragione, il robot non è in grado di risolvere rapidamente il problema? Questo è un problema aggirabile poiché c’è sempre la possibilità che un essere umano intervenga. In questo modo è possibile continuare senza problemi la conversazione.

Il bot infatti può anche rispondere gentilmente che presto tornerà con una risposta utile o che ci passerà un operatore.

Perché scegliere i chatbot di messanger

Stai pensando di utilizzare un chatbot per la tua pagina fb aziendale? I motivi per cui questa soluzione potrebbe essere un’ottima idea sono diversi.

Intanto, per un chatbot, è facile segmentare il proprio pubblico e offrire a utenti diversi risposte diverse. Ogni volta che qualcuno apre Messenger e inizia a chattare, l’azienda conosce l’identità dell’utente e ha accesso a tutte le interazioni passate.

 

In questo modo, il chatbot sarà ogni volta più informato e intelligente e potrà costantemente apprendere dal comportamento dell’utente. Il vantaggio di questo aspetto è la capacità di offrire risposte sempre più personalizzate.

Le funzionalità di base di Natural Language Processing (NLP) dei chatbots, inoltre, danno agli utenti il potere di raggiungere quasi istantaneamente le informazioni che stanno cercando. Si evitano così le lunghe registrazioni, la navigazione prolungata sul sito per trovare l’informazione richiesta etc.

Più un’esperienza è positiva, più link potrai generare con i tuoi clienti attraverso un chatbot. Questo strumento ti permetterà di avere una solida presenza sui social network, condizione essenziale per sapere come gestire tutte le informazioni che ricevi dagli utenti.

 

 

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Tiziana Troisi 08/10/2020 0

Influencer marketing, chi domina in Italia?

 

 

Sentiamo sempre parlare di influencer ma probabilmente molti non sanno cosa si intenda con questo termine e come funzioni questa strategia di marketing.

Oggi è una delle tecniche maggiormente in voga per lanciare un nuovo prodotto, un brand o un servizio. In questo articolo ti spieghiamo perché l’influencer marketing può essere una buona chiave di successo.

Cos’è l’influencer marketing?

L’Influencer marketing è una forma di marketing che punta sul coinvolgimento e l’utilizzo delle doti e delle qualità degli influencer per finalità legate ai brand.

Si tratta, dunque, di una forma di marketing che si basa strettamente sull’identificazione di figure che sono in grado di generare influenza sugli utenti, creando attorno a esse progetti dedicati.

Una volta si chiamavano leader d’opinione e in pubblicità erano definiti testimonial, erano sempre voti noti o massimi esperti di un particolare settore. Oggi gli influencer creano un seguito nutrito ed importante sul web. Ve ne sono diversi e di diversa natura a seconda della piattaforma social utilizzata. Sono detti youtubers i personaggi che esercitano la loro influenza attraverso il canale youtube.

I blogger sono stati i primi a diventare influencer grazie ai loro blog e alle loro recensioni (turistiche, di bellezza, di moda). Gli instagramers sono oggi tra gli influencer più importanti del momento. Più l’influencer è specializzato in una particolare “materia”, come ad esempio i “viaggi”, più questa strategia può rivelarsi efficace. I loro punti di forza sono:

  • Competenza
  • Autorevolezza
  • Reputazione

Grazie a loro, i brand possono ottenere visibilità per i propri prodotti/servizi. Non solo, grazie ai loro post/video riescono a generare conversazioni e relazioni durevoli e vantaggiose.

I primi influencer

L'industria del marketing di influenza è cresciuta molto velocemente negli ultimi anni e nel 2017 il suo valore era stimato a livello mondiale a 1,07 miliardi di dollari.

I pionieri di questa forma di marketing sono stati i blogger. Una delle prime, e più famosa, è stata Chiara Ferragni che apre nel 2009 Il famosissimo blog “The blond Salad”.

 L’idea di The Blonde Salad nasce durante una video-chiamata su Skype tra Chiara Ferragni e il fidanzato di allora, Riccardo Pozzoli. Riccardo scopre il potenziale dei blog di moda: la incoraggia e si improvvisa fotografo. L’investimento iniziale è di 10€ per il dominio Internet e di circa 500€ per una fotocamera digitale.

 

Chiara Ferragni sul web inizia a raccontare la sua vita fra Milano e Cremona, tra shopping e lezioni all’università. Risponde a tutti i commenti degli utenti e ben presto nelle sue foto entrano gli sponsor.

Nel 2010, la svolta, viene definita dalla rivista americana New York come One of the biggest breakout street-style stars of the year. Nel 2011 Vogue la incorona Blogger of the Moment, con oltre 1 milioni di visite sul blog e 12 milioni di impression mensili.

Da quel momento l’ascesa di Chiara è incredibile: nel 2013 il blog raggiunge 1,6 milioni di followers su Instagram, e diventa anche un eBook.

Oggi The Blonde Salad non è solo un blog, ma è anche un progetto editoriale e un e-commerce. Lei è diventata la più potente e ricca influencer d’Italia.

Perché l’influencer marketing funziona

Coinvolgere gli influencer significa creare comunicazioni più spontanee e credibili. L’influencer è, infatti, qualcuno al quale gli utenti hanno dato fiducia e con il quale si identificano.

 

In questo modo vengono meno le sovrastrutture commerciali, con enormi i vantaggi.

Se ci pensiamo il vip a cui vogliamo somigliare o lo sportivo che adoriamo, è sempre qualcosa di lontano dalla nostra quotidianità. L’influencer invece ci fa entrare nella sua vita, ci mostra anche i lati più personali favorendo l’empatia e la connessione emotiva.

Attenzione, però, a scegliere l’influencer giusto. Per ogni materia o prodotto bisogna individuare il personaggio che abbia dei follower veramente in linea con il nostro target.

Ecco quindi che più che concentrarsi sull’influencer più seguito è necessario studiare la fan page per capire su chi puntare e come.

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Tiziana Troisi 01/10/2020 0

Tecniche di Neuromarketing

Come possiamo ottimizzare le campagne pubblicitarie tenendo conto di come funziona la mente del cliente durate la fase di acquisto? Neuroscienze e psicologia ci  mostrano quali processi si innescano si riceve un messaggio promozionale.

Il neuromarketing è una disciplina emergente del marketing tradizionale. Il mercato pubblicitario globale è in continua espansione e con esso l’esigenza di esplorare altre interessanti strade per concepire strategie di vendita.

Neuromarketing cos’è

Il termine neuromarketing è stato coniato per la prima volta da Ale Smitds. Il nome viene dalla fusione di più pratiche neuro scientifiche:

·         il marketing tradizionale

·         la neurologia

·         la psicologia comportamentale

Lo scopo delle tecniche di neuromarketing è quello di analizzare i processi irrazionali che si scatenano nella mente del consumatore. Sono questi dati a fornire la base giusta per concepire un’efficace campagna di marketing. Il modo in cui il cliente reagisce agli stimoli di pubblicità, prodotti e brand, è determinante, infatti, per stabilire come concepire un messaggio efficace.

Perché fare neuromarketing

L’applicazione di queste tecniche di acquisto fornisce una soluzione aggiuntiva alle ricerche di mercato tradizionali, puntando sul coinvolgimento emotivo dell’utente nei confronti di un brand.

Si tratta, in pratica, di metodi di persuasione che influiscono inconsapevolmente sulla decisione del consumatore influenzandolo nell’acquisto.

Fare neuromarketing significa quindi indagare nel conscio e nell’inconscio del target di riferimento assicurandosi una buona possibilità di conversione.

Tecniche neuromarketing

Ma come si applica questa scienza nella pratica? Ecco alcune tecniche che vengono utilizzate per capire e tracciare il comportamento del cliente.

L’eyetraking: è una delle tecniche più usate. La misurazione del percorso visivo dell’utente mentre osserva un’immagine, o un video, ci permette di comprendere quali sono i fattori che attirano la sua attenzione e gli stimoli che lo colpiscono di più. Va da sé che questo ci consente di posizionare meglio, e più efficacemente, gli elementi in una immagine o in una sequenza video.

L’EEG o la risonanza magnetica funzionale: è uno strumento che consente di analizzare quali aree del cervello si attivano di fronte ad un determinato stimolo. Queste informazioni vanno a completare il quadro spiegandoci non solo dove si concentra la nostra attenzione ma anche cosa proviamo di fronte a quella immagine/profumo/musica.

FACS, il Facial Action Coding System: attraverso determinati sensori questo sistema consente di rilevare i movimenti dei muscoli del volto. Non solo, ne capta la naturalezza e la spontaneità grazie ad una particolare sensibilità ai cambiamenti nel tono muscolare.

Biometriche: sapere anche come cambia il battito cardiaco dello spettatore consente di analizzare le emozioni provate dagli individui. È chiaro che un aumento del battito corrisponda ad una forte sensazione emotiva, sia essa di paura o di piacere.

La GSR o attività elettrotermica: una tecnica che misura le variazioni della pelle rispetto alla sudorazione. Come per il battito cardiaco anche questo elemento determina un coinvolgimento emotivo del cliente che può sentirsi stressato, coinvolto o spaventato.

Come utilizzare gli strumenti del neuromarketing

Questa tecnica si serve della verifica con focus group per determinare l’appartenenza al target cliente e della triangolazione dei dati raccolti attraverso altre metodologie.

Per utilizzare le tecniche ti abbiamo elencato sopra è necessario svolgere alcune fasi:

·         Neuro-check up. Identificazione di quali studi o tecniche possano essere utili per risolvere problemi come l’ottimizzazione di un prodotto, di un packaging o di un brand.

·         Identificazione dei motivi impliciti, o inconsci, che porterebbero i consumatori ad acquistare un prodotto di quel marchio? Mettendo da parte la qualità o le caratteristiche sostanziali.

·         Elaborazione del design del prodotto o della campagna.

·         Verifica del design. Attraverso tecniche neuro scientifiche che permetterebbero di testare la reazione degli individui, valuterai se cambiare o meno la strategia, che effetti produce e se sono quelli desiderati.

E tu cosa ne pensi del neuromarketing? Lo conoscevi già? Scrivicelo nei commenti!

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Tiziana Troisi 25/09/2020 0

Piano di comunicazione, la bussola del tuo marketing

Abbiamo definito bussola il piano di comunicazione poiché questa è proprio la sua funzione. Per orientarsi nel marketing serve una guida all’interno della quale pianificare tutte le operazioni. Quali canali attivare, come, quando con quali contenuti? A definire tutto questo ci pensa un documento programmatico, il piano di comunicazione.

Vediamo cos’è nel dettaglio.

Cosa definire prima del Paino di Comunicazione

Prima di poter definire il Piano con il cliente, è indispensabile che il brand abbia alcuni punti fermi ben definiti.

·         Mission

·         Vision

·         Target ideale

·         Mezzi e budget a disposizione

Particolarmente importante è il passaggio in cui vengono individuate le buyer personas.

A chi si rivolge il brand? Un piano di comunicazione efficace deve essere in grado di individuare con precisione i potenziali clienti per un’azienda.

La buyer persona è la rappresentazione di un acquirente-tipo di un certo prodotto. Tale rappresentazione serve per comprendere il cliente tipo nelle sue caratteristiche personali, oltre che socio-demografiche, per anticiparne i comportamenti e le scelte a beneficio della user experience e user satisfaction.

 

Arrivare ad individuare i destinatari del messaggio è fondamentale per capire come proporlo. Lo scopo è segmentare sempre di più e definire accuratamente gruppi di utenti sulla base di caratteristiche comuni, fornendogli ciò che vogliono o che cercano con contenuti ad hoc.

Che cos’è un piano di comunicazione

Un Piano di Comunicazione è il punto di partenza per la promozione on e off line di qualsiasi azienda. Porre in essere azioni pubblicitarie senza una guida predefinita e obiettivi prefissati, è come trovarsi in mezzo al mare o in un deserto senza strumenti per orientarsi.

Il piano di comunicazione è composto di 3 fasi:

1.       L’analisi. Punto di partenza del Piano l’analisi è una fase importante e delicata in quanto da essa dipenderanno strategia e azioni. Si studia:

·                    Il mercato di riferimento

·                    Il target

·                    I clienti

·                    I competitors

·                    Il brand

·                    L’immagine coordinata

·                    Il sito e lo storico della comunicazione

·                    La reputazione on line

·                    Il posizionamento

2.       La strategia. Una strategia di comunicazione serve a definire l’obiettivo delle azioni che andranno svolte in base ad una tempistica precisa e attuabile. Non solo, oltre l’obiettivo andrà individuata la strada attraverso la quale vogliamo arrivarci.

3.       Le azioni. L’Ultima fase di un Piano di Comunicazione è la definizione di tutte le azioni ovvero l’operatività vera e propria.

Nel dettaglio, individua le categorie di destinatari del messaggio, il messaggio da trasferire al pubblico, i mezzi di comunicazione da utilizzare per veicolare il messaggio. La programmazione delle attività di comunicazione, il budget per l’attuazione delle iniziative e il monitoraggio delle attività sono anch’esse del Piano.

La scelta dei canali digitali in un piano di comunicazione

La scelta dei canali è un passaggio importante è necessario nella definizione della strategia di marketing per un piano digitale.

È lunga la lista della possibilità di scelta che dipende dall’incrocio tra le caratteristiche peculiari di ciascun canale e gli obiettivi generali di progetto.

Si tratta, infatti, di strumenti funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati.

I canali digitali nell’ambito del web marketing si possono suddividere in 3 macro canali:

·         Posseduti: sito web, blog, applicazioni mobili, pagina Facebook, Instagram, Linkedin, ecc;

·         Acquistati: Pubblicità su Google e sui social network dove si decide di essere presenti

·         Guadagnati (attivati dalla community): canali di comunicazione in cui l’azienda è presente tramite citazioni, recensioni, conversazioni degli utenti, dibattiti, ecc.

Un buon piano digitale deve trovare l’equilibrio tra questi 3 canali.

È il momento del content marketing

Ultima è la fase concreta e realizzativa del Piano relativa al content marketing.

Le attività di content hanno lo scopo di elaborare contenuti efficaci e di qualità che serviranno a promuovere un prodotto/servizio oppure, a spingere gli utenti a rispondere ad una determinata call to action.

Un piano di comunicazione fissa le linee guida che dovranno essere adeguate ai mezzi di comunicazione utilizzati. Sarà dunque il SEO copywriter, a produrre materialmente contenuti efficaci, capaci di colpire la buyer persona e a raggiungere gli obiettivi selezionati. Se vuoi saperne di più sul content marketing leggi l’articolo sul tema e scopri perché il contenuto è così importante da essere definito il Re del marketing digitale!

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Tiziana Troisi 16/09/2020 0

Campagne Facebook, come pianificarle

 

Nei post precedenti abbiamo parlato di advertising on line ed in questo vogliamo approfondire una delle tipologie di pubblicità che ti abbiamo illustrato. Si tratta del social advertising che entra di diritto tra le tecniche di Social Media Marketing. L’adv social prevede messaggi pubblicitari di tipo display, mostrati negli aggiornamenti degli utenti dei social network. 

Come abbiamo accennato fare pubblicità sui social è tutt’altro che semplice, vanno rispettati formati di immagini e durate specifiche per i video. Il messaggio stesso dovrà avere una lunghezza ed una CTA efficace.

Come farsi strada in tutto questo? Partiamo dall’inizio ovvero da come pianificare una campagna Facebook

Scegli l’obiettivo della campagna Facebook

Appena ti approccerai allo strumento Gestione campagne di Facebook e ti troverai a pianificarne una dovrai scegliere l’obiettivo della tua comunicazione. A seconda del prodotto o servizio che offri, il tuo obiettivo potrà essere differente: vendita di prodotti, visite al sito web, iscrizione alla newsletter oppure il download di una app o di un infoprodotto.

Ecco quali obiettivi ti mette a disposizione il social network:

  1. Notorietà
  2. Considerazione
  3. Conversione

Nel primo caso si sceglie questo obiettivo per far conoscere il brand o aumentare la copertura, ovvero le visualizzazioni.

Per il secondo obiettivo Facebook presenta un lungo elenco di opzioni:

  • Traffico
  • Interazione
  • Installazioni dell’app
  • Visualizzazioni del video
  • Generazione di contatti
  • Messaggi

Il terzo grande obiettivo che la piattaforma mette a tua disposizione è la Conversione. Leggerai testualmente: “Fai in modo che le persone eseguano azioni importanti sul tuo sito web, nella tua app o su Messenger, ad esempio aggiungere informazioni di pagamento o effettuare un acquisto.” Questa campagna avrà come obiettivo, per esempio, la vendita di prodotti on line o l’aumento del traffico nel punto vendita.

Realizza la creatività della campagna

È arrivato il momento di realizzare il post video o immagine con testo per la tua campagna. Il formato della creatività determina il costo dell’inserzione. Un video verticale o quadrato, un banner grafico orizzontale o verticale performano in maniera completamente diversa. Non solo, Facebook stabilisce alcuni parametri, come la densità di parole scritte all’interno dell’immagine, che vanno assolutamente rispettati per non essere penalizzati nelle visualizzazioni. Il consiglio è quello di restare sempre aggiornati su questi formati poiché cambiano periodicamente.

Definisci il tuo pubblico

La targetizzazione è uno degli aspetti più importanti di una campagna. Grazie a questo strumento, infatti, potrai raggiungere un pubblico più vasto di quello che hai creato organicamente. Si tratterà di un pubblico profilato ovvero una utenza potenzialmente interessata al tuo prodotto o servizio.

Geolocalizzazione, genere ed età, interessi e lavoro svolto sono solo alcuni dei parametri che è possibile impostare per individuare il pubblico destinatario della tua campagna.

Facebook ti offre strumenti avanzati per la segmentazione del pubblico, più saprai utilizzarla e maggiori saranno le possibilità della tua campagna di essere vista.

Stabilisci il budget della campagna Facebook

Siamo arrivati alla “nota dolente” impostare un budget giornaliero. A stabilirlo è il digital advertiser che conosce il sistema delle aste di facebook e gli obiettivi delle campagne.

L’unità di misura, in questo caso, è la copertura. Quante persone voglio raggiungere e in quanto tempo? Facebook ti aiuta in questo permettendoti di inserire un importo e vedere la potenziale copertura che otterresti.

Per avere una idea del costo da sostenere per una campagna Facebook dovrai moltiplicare il costo medio per il numero di persone che vuoi raggiungere o per il numero di visite al sito che vuoi ottenere.

Il sistema di aste di Facebook

La pubblicità su Facebook viene mostrata agli utenti esattamente come avviene per le notizie. Le inserzioni vengono ordinate da un algoritmo che tiene conto di diverse variabili.

Il cosiddetto sistema delle aste ha lo scopo di garantire un flusso costante di inserzioni da mostrare su Facebook. Il sistema seleziona le inserzioni migliori, assegna loro un prezzo e le invia nei vari posizionamenti (sezione notizie su computer, sezione notizie su dispositivi mobili, colonna destra su computer etc.).

Facebook massimizza il valore delle sue scelte sia per l’utenteche vedrà l’inserzione sia per l’inserzionista che dovrà raggiungere il suo target al più basso prezzo possibile.

 

 

 

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Tiziana Troisi 03/09/2020 0

Cos’è e come funziona il content marketing

In questo articolo analizzeremo nello specifico un tipo di marketing particolarmente in auge negli ultimi anni.

Si tratta di una strategia di vendita che si basa sulla produzione di contenuti utili per la propria audience. Questa tecnica si contrappone assolutamente a quelle di push marketing. Nessuna spinta ad acquistare il prodotto bensì voglia di interessare, informare e incuriosire il proprio target. Vediamo come.

Cos’è il content marketing

Joe Pulizzi nel 2008 scrive per la prima volta di content marketing: “come utilizzare il content marketing per fornire informazioni pertinenti, preziose e convincenti che trasformano i potenziali clienti in acquirenti”. È lui a dare una nuova definizione e a fondare il Content Marketing Institute. La pervasività della digitalizzazione e l’arrivo dei social ha dato grande impulso a questo tipo di tecnica. Sfruttando, infatti, i diversi canali a disposizione, veicolare il proprio messaggio diventava più semplice. Di contro evolveva anche la modalità con la quale venivano scelti e acquistati prodotti e servizi, una selezione sempre più complessa ed articolata. Le aziende hanno quindi cercato di ottenere l’interesse dei clienti grazie alle informazioni e ai consigli che loro stessi stanno cercando. I dati dimostrano che i consumatori apprezzano i brand che forniscono contenuti coinvolgenti e di valore che rispondono ai loro bisogni informazionali e di intrattenimento. “È necessario creare contenuti che il pubblico desidera e di cui ha bisogno. Spesso quel contenuto avrà poco a che fare con i prodotti che vendi e più con il pubblico che stai cercando di attirare” diceva Andrew Davis. Il content diventa, quindi, un elemento chiave delle tecniche di inbound marketing, una strategia di marketing che si oppone all’outbound marketing, ovvero alla richiesta diretta di acquisto.

Come fare content marketing

Fare content marketing significa innanzitutto conoscere il proprio target e capirne alcuni aspetti:

Di cosa si preoccupa il tuo pubblico?

·         Dove si informa?

·         Che cosa gli piace leggere?

·         Cosa lo diverte?

·         Quali sono le sue abitudini?

Dopo aver messo nero su bianco queste informazioni è necessario realizzare un piano editoriale. Questo documento consente di creare un calendario dei contenuti da pubblicare. Si darà così anche regolarità e continuità alle pubblicazioni. Una volta definiti il piano e l’audience è il momento della storia.

Lo storytelling è fondamentale per creare un legame di coinvolgimento con l’audience di riferimento. Elaborare un racconto capace di raccontare l’identità di un’azienda significa avere la base giusta per un piano editoriale efficace.

Nel pianificare i tuoi contenuti potrai scegliere tra diverse opzioni:

·         Video

·         Immagini

·         Testi

·         Podcast

Questi formati possono essere utilizzati, a seconda degli scopi, per convincere, informare o intrattenere. Un buon piano editoriale contiene un mix di queste tre intenzioni.

Il contenuto al centro della strategia di marketing

Nel content marketing, lo dice la parola stessa, il contenuto è il re indiscusso. Perno centrale di tutta la strategia. Seppure la vendita resti l’obiettivo finale di ogni strategia, il content marketing fidelizza il cliente offrendo qualcosa di veramente prezioso: informazioni, intrattenimento e supporto, gratis. Questa gratificazione avvierà un processo di fidelizzazione che lega il consumatore all’azienda è che è destinato a durare nel tempo.

Come tutte le tecniche di inbound marketing anche questa strategia non garantisce risultati rapidi. L’inbound marketing richiede lavoro e costanza ma gli effetti ottenuti si vedranno nel lungo periodo. Se vuoi accelerare questo processo naturale ed organico, dovrai fare riferimento all’adv on line. E noi te abbiamo già parlato!

 

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Tiziana Troisi 27/08/2020 0

Vendere sui social: Instagram e Facebook shops

Da tempo Facebook si interessa alle piccole realtà aziendali sul territorio. Sono tante e hanno bisogno di vendere e di farsi notare. L’Azienda di Menlo Park ha perciò messo a disposizione sempre più strumenti gratuiti di promozione locale per permettere anche alle piccole realtà l’accesso a mezzi che altrimenti sarebbero inaccessibili. L’emergenza Covid ha ulteriormente provato le piccole aziende che fronteggiano la sfida delle vendite on line. Sull’onda proprio dell’emergenza, e dell’esigenza di vendere on line data dal lockdown, Facebook Inc. ha rilasciato Facebook shops.

Instagram shops

 

In principio era Instagram shops. La modalità shopping consisteva nel “taggare” un prodotto presente in una foto così che l’utente potesse acquistare quel prodotto direttamente sulla piattaforma. Una volta taggato il prodotto era possibile visualizzare l’icona di una borsa e, cliccandoci, trovare informazioni come nome, prezzo e descrizione. Per fare ciò era necessario disporre di un catalogo prodotti:

  • Da vetrina presente sulla pagina collegata al profilo su Instagram;
  •  Da un file con le informazioni necessarie disponibile su Facebook

Per semplificare le cose alle persone che amano fare shopping, nel 2018 Instagram ha introdotto una serie di aggiornamenti tra cui gli adesivi dei prodotti nelle storie e una destinazione per lo shopping in Esplora. Continuando a investire nello shopping, ha reso possibile salvare un prodotto per un secondo momento, condividerlo con un amico per un feedback o acquistarlo immediatamente. Un passaggio che non necessitava più dell’accesso al browser.

Il nuovo Instagram shops

Più recentemente è stata introdotta una nuova release. Shops diventa una vetrina immersiva, a schermo intero, che consente alle aziende di raccontare la storia del proprio brand e promuovere la scoperta dei propri prodotti. Attraverso “un'esperienza di shopping nativa.” Le persone possono visitare uno shop da un profilo Instagram aziendale o attraverso il feed e le storie. Durante la visita, possono visualizzare i prodotti, esplorare le raccolte e fare acquisti in tutta facilità attraverso il browser nell'app oppure, senza dover uscire, direttamente dagli shop con possibilità di acquisto. Grazie alle informazioni di pagamento protette in un unico posto, infatti, gli utenti possono acquistare dai brand che preferiscono senza dover effettuare l'accesso e inserire le informazioni più volte. “Con gli shop vogliamo dare alle persone la possibilità di sperimentare il piacere dello shopping, senza che gli acquisti vengano percepiti come noiose incombenze. “ Ha dichiarato l’azienda.

Facebook shops

Nel maggio del 2020, in pieno post lockdown italiano, arriva la notizia che tutti aspettavano. La nuova funzionalità del primo vero social network di tutti i tempi. Facebook shops fa sì che tutte le aziende abilitate possano aprire facilmente il proprio shop on line. La creazione del negozio è gratuita e soprattutto personalizzabile. Sarà infatti possibile scegliere, non solo i prodotti che andranno nel catalogo, ma anche l’aspetto del negozio virtuale impostando un’immagine di copertina e usando colori in linea con il brand. Cosa si può fare con questa nuova feature? 

  • Il cliente può sfogliare l’intera collezione, salvare i prodotti e fare un ordine
  • Potrà contattare l’azienda attraverso WhatsApp, Messenger o Instagram Direct.
  • L’azienda potrà accedere a Live Shopping per taggare i prodotti all’interno di una Diretta. Il tag apparirà nella parte inferiore del video e gli utenti avranno la possibilità con un semplice tap!
  • Si prospetta anche l’integrazione della realtà aumentata per provare virtualmente i prodotti.
  • Si potranno collegare programmi fedeltà, consultare e controllare i propri punti e i premi.

Come iniziare ad usarli?

Facebook ha annunciato che avrebbe iniziato dalle aziende idonee che usano gli shop del profilo Instagram per poi estendere l'accesso nei mesi successivi alle altre. Le aziende idonee riceveranno un'e-mail quando il loro shop sarà pronto per la personalizzazione. Sarà imprescindibile un requisito: quello di avere attivato il Business Manager. Tra i vantaggi e le nuove opportunità che Facebook Shops offre c’è sicuramente la profilazione dell’utente. Sarà più semplice attraverso le informazioni in possesso di questi social network avere un profilo del consumatore ideale. L’esperienza d’acquisto verrà maggiormente personalizzata. Non solo, grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, Facebook potrà mostrare alle persone solo quello che interessa realmente aumentando il tasso di conversione.

Facebook Shops, inoltre, dialogherà con altre piattaforme come Shopify, BigCommerce e Woocommerce. Insomma non si può non usarlo!

 

 

 

 

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Tiziana Troisi 20/08/2020 0

Viral marketing, cos'è e come funziona

Quante volte in questi anni abbiamo sentito dire “quel video è diventato virale”, “quella foto è virale” e via discorrendo? Ma che cos’è veramente il viral marketing? Perché è una strategia utile e come creare campagne veramente virali? Rispondere a tutti questi quesiti non è facile ma proviamo a farlo in questo nuovo appuntamento con la rubrica “Inside marketing”. Approfondiamo un fenomeno del marketing nato con i social che permette in tempi rapidi di far conoscere un prodotto/servizio con una crescita esponenziale!

Cos’è il viral marketing

Il Viral marketing è una strategia di promozione di un prodotto o servizio, di un brand, di un evento che sfrutta il passaparola del web e la condivisione dei contenuti tra utenti. Esattamente come in un’epidemia nel marketing virale il contagio avviene da un individuo infetto che sia è già venuto a contatto con il contenuto di brand o il messaggio pubblicitario, a un individuo sano, secondo una curva di crescita esponenziale. Attenzione però a non confondere tutto quello che è di successo sul web per viral marketing. Appartiene a questa categoria solo la strategia di marketing che si basa sul fenomeno del buzz ovvero del passaparola. È solo il contenuto il vero “king” in questo caso, tutto l’investimento economico e creativo ruota intorno alla possibilità di creare una naturale shareability.

Quando un contenuto è virale

Quando si parla di contenuto virale si può fare riferimento a un messaggio che può avere le forme più diverse. I video, i meme, le GIF virali sono gli esempi più immediati di contenuti aziendali che diventano facilmente virali.  A renderli tali è soprattutto la loro immediatezza, la capacità delle immagini di suscitare emozioni e anche la facilità della condivisione di contenuti come questi. Volendo fare il punto sulle caratteristiche che un contenuto virale deve avere potremmo elencarne almeno tre:

·         Emozionante

·         Vicino

·         Visuale

La capacità di coinvolgimento richiesta da questo tipo di marketing è importante: non solo deve essere apprezzato ma anche condiviso e consigliato. Perché l’utente partecipi attivamente a questo processo deve sentirsi “toccato” nelle sue emozioni. Non solo, il contenuto è “vicino” quanto è più semplice immedesimarsi nell’immagine o nel video che verrà visualizzato.

Non solo immagini e video

Il viral marketing, però, non è solo foto e video. Possono essere virali anche installazioni fisiche e happening, tanto che una classificazione più rigida vede guerrilla marketing e ambient marketing come sottoinsiemi del viral marketing. Un esempio veloce? Le challenge lanciate dai personaggi famosi. Qui entra in gioco un altro fattore di cui parleremo più avanti, l’influencer marketing. Questa forma di vendita si basa sulla figura di un personaggio noto e sulle sue capacità di influenzare le scelte d’acquisto dei suoi follower. Il viral marketing può passare anche attraverso la spinta dell’influencer che può segnalare il contenuto al suo seguito e generale il buzz, di cui abbiamo detto prima, che permette poi la propagazione del “virus”.

Come funziona il viral marketing e perché usarlo?

Diverso dai soliti contenuti pubblicitari e più originale, il messaggio di una campagna virale si basa sull’effetto emotivo. Non si presenta come un messaggio smaccatamente commerciale e orientato alla vendita ma come un contenuto semplicemente godibile e gradevole. Si tratta, quindi, di una strategia che si sviluppa in due tempi. Solo successivamente, infatti, se si è raggiunto il target desiderato, il contenuto virale verrà condiviso spontaneamente e genererà un ricordo positivo. Sarà questo sentimento verso il brand a spingere all’acquisto di un prodotto/servizio o a generare brand awareness. Riuscire a realizzare un contenuto virale, però, non è semplice. È necessario conoscere il proprio pubblico e pensare per loro a qualcosa che li coinvolga a tal punto da volerlo condividere con la propria cerchia sociale!

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Tiziana Troisi 06/08/2020 0

Adv on line, da dove cominciare

 Il Digital Advertising è ormai un elemento fondamentale in una strategia di marketing. Le incredibili possibilità che offre sono soprattutto legate alla tracciabilità dei comportamenti degli utenti, all’automazione delle attività e dell’analisi dei risultati. Attraverso questa attività di advertising è possibile, infatti, raccogliere, integrare e analizzare dati provenienti da diverse fonti.  Ma cosa si intende per adv on line e come si può impostare una campagna? Vediamolo insieme.

Cos’è l’advertising on line?

L’ Online Advertising, chiamato anche marketing online o marketing digitale è una forma di pubblicità che utilizza Internet come canale. Gli annunci pubblicitari possono essere veicolati in molteplici modi ed essere composti da solo testo, da immagini o video. Un solo annuncio può essere composto da diversi tipi di contenuti. Possiamo distinguere varie tipologie di pubblicità on line come:

  • Display Advertising
  • Search Advertising 
  • Social Media Advertising

Display e programmatic Advertising

Con l’avvento di internet gli spazi pubblicitari vennero concepiti esattamente come gli annunci sui giornali cartacei. Il Display advertising utilizza spazi a pagamento all'interno di un contenuto di interesse dell'utente in cui promuovere un prodotto o servizio. I formati sono:

  • Banner e buttons
  • Pop-up e pop-under
  • Rich Media
  • Interstitial e Superstitial

Gli spazi vengono negoziati in maniera automatica, attraverso sistemi di aste. Il Programmatic Advertising consiste esattamente in questo tipo di compravendita automatizzata degli spazi pubblicitari.

Adv on line, Search advertising

Il Search Engine Marketing (SEM) è un ramo del marketing digitale che nasce allo scopo di attrarre traffico specializzato sul sito. Esso include due strategie di web marketing: la Search Engine Optimization (SEO) e la Search Engine Advertising (SEA). La Search Engine Advertising (SEA) è la pubblicità legata ai motori di ricerca. Nelle campagne di search advertising l’inserzionista paga per far comparire nella SERP il proprio sito in corrispondenza di termini e parole ritenute rilevanti per la ricerca che effettuerà l’utente. La pubblicità online legata alla ricerca di keyword viene pianificata secondo il modello dei pay-per-click (PPC). L’inserzionista, insomma, paga solo se l’utente clicca sul link sponsorizzato visualizzato dopo la ricerca. Questo tipo di strategia è altamente performante purché vi sia alla base uno studio attento delle keyword e della loro competitività. Se l'analisi è svolta correttamente l'annuncio appare nella pagina dei risultati del motore di ricerca in prima posizione. Un vantaggio per l'inserzionista ma anche per l'utente che effettua la ricerca!

Social Media Advertising

I tipi di pubblicità on line finora elencati sono relativi a siti e motori di ricerca. Oggi una delle forme di adv on line più richieste è però il Social Media Advertising. Questa forma di pubblicità fa parte del Social Media Marketing ed è costituito da messaggi pubblicitari, di tipo display, mostrati negli aggiornamenti degli utenti dei social network. Si tratta di contenuti pubblicitari che hanno l’aspetto di un semplice contenuto social dal quale si differenziano per la presenza della scritta “Sponsorizzato”. Fare pubblicità sui social è tutt’altro che semplice, vanno rispettati formati di immagini e durate specifiche per i video. Il messaggio dovrà poi avere una densità di testo ben definita e una CTA efficace. La definizione del target, detto anche pubblico, è un altro elemento da dover studiare con attenzione.

ROI, investimenti e costi

Nel momento in cui viene definita una campagna, l’inserzionista determina il proprio budget e il valore della puntata massima (bid). La metrica di riferimento in questi casi è il costo per visualizzazioni, detto CPM. L’inserzionista paga per il numero di visualizzazioni che riesce a ottenere, non superando il valore della propria puntata massima. Abbiamo già accennato anche alla possibilità di un altro tipo di investimento: se l’obiettivo è indirizzare gli utenti al proprio sito tramite un link si definisce il Cost-per-Click massimo (CPC). La campagna avrà quindi lo scopo di far ottenere più click possibili e l'inserzionista pagherà per ogni click ottenuto sul link. Infine, si può ottimizzare la campagna rispetto a una specifica CTA, un download, un acquisto on line, un form da compilare. In questi casi, la metrica chiave è il costo medio per far sì che un cliente realizzi la specifica attività. Questa "misura" è detta CPA o Cost-per-Activity. Per sapere come e quanto investire, l'ideale è affidarsi ad un esperto marketers. Vero è che però ogni piattaforma, da Google Ads a Facebook Ads, fornisce dati in base ai quali è possibile stabilire il numero di utenti raggiungibili con un determinato budget.

Anche così spiegato l’adv on line ti sempre troppo complesso? Continua a seguirci perché nei prossimi post parleremo più ampiamente di tutti gli argomenti accennati in questo post. Facci sapere nei commenti quale ti interesserebbe approfondire di più!

 

 

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Tiziana Troisi 13/07/2020 0

Marketing tradizionale e marketing non convenzionale. Quali differenze?

Internet ha reso il marketing una materia ancora più complessa. Le nuove tecnologie hanno fatto sì che si moltiplicassero le strategie di vendita possibili. Così, accanto ai canali tradizionali, sono nati mezzi alternativi che hanno dato vita al cosiddetto “marketing non convenzionale”. Ma cos’è il marketing “convenzionale”? Si tratta di tutte quelle strategie di vendita tradizionali con le quali abbiamo convissuto fino a qualche decennio fa. La loro storia è strettamente connessa agli “old” media, leggiamo come…

Marketing convenzionale cos’è

Il marketing convenzionale è legato, come abbiamo detto, al mezzo utilizzato per diffondere il messaggio di vendita. Tv, radio, stampa, volantinaggio, cartellonistica ma anche fiere, sponsorizzazioni, porta a porta. Tutti i media tradizionali sono i canali ideali del marketing convenzionale che è legato ad una concezione della pubblicità anni ’60, data di nascita della pubblicità moderna. Si tratta di un tipo di comunicazione unidirezionale in cui il cliente è un semplice destinatario del messaggio. “Il marketing tradizionale è il processo di analisi, pianificazione, realizzazione e controllo delle decisioni riguardanti il prodotto, il prezzo, la promozione e la comunicazione al fine di creare scambi che consentano di conseguire gli obiettivi di individui e organizzazioni”. A dare questa definizione è stata la American Marketing Association nel 1988. Il paradigma delle 4P (Product, Price, Place, Promotion), considera il cliente come il target delle azioni di marketing volte a soddisfarne i desideri e i bisogni. 

Definiamo il marketing non convenzionale

Andando avanti nella nostra analisi della dicotomia marketing convenzionale e marketing non convenzionale, dobbiamo provare a definire quest’ultima strategia. Facendo ricorso a quella fornita da GlossarioMarketing.it  possiamo dire che “nel marketing non convenzionale rientra ogni azione promozionale che prevede l’impiego di soluzioni alternative, e generalmente anche più economiche, rispetto alla classica pubblicità tabellare che contraddistingue il mass marketing”. In questa descrizione si contrappongono le tecniche di vendita tradizionali alle nuove anche dal punto di vista economico. Nel corso degli anni ’80, con la nascita delle tv commerciali, l’azienda inserzionista doveva, infatti, confrontarsi con i concessionari discutendo di cifre sempre più alte. Il web ha cambiato completamente le carte in tavola fornendo strumenti e canali alternativi a disposizione di tutti. Grandi e piccole imprese. Non servono dunque grandi budget per una strategia di marketing non convenzionale, bensì tanta creatività!

Marketing non convenzionale, alcuni esempi

Tra le strategie di vendita “non convenzionali” che potremmo portare ad esempio ci sono:

  • Il viral marketing
  • Il guerrilla marketing
  • Il buzz marketing
  • L’influencer marketing

Il marketing virale è una strategia di vendita basata su tecniche di comunicazione innovative che presenta i prodotti al pubblico in maniera alternativa. Si tratta di un tipo di marketing in cui il messaggio di vendita prevede un andamento “esponenziale”. Video e immagini di impatto, infatti, si diffondono in maniera massiccia facendo leva soprattutto sulle emozioni.

Il guerrilla marketing mette insieme diverse forme di marketing per arrivare al cliente in maniera, appunto, “non convenzionale”. Questa strategia ha molteplici ed infinite manifestazioni, per cui dare una definizione univoca può essere riduttivo. “L’investimento maggiore nel guerrilla marketing si basa sul tempo, l’energia, l’immaginazione e le informazioni anziché sul denaro” scriveva Jay Conard Levinson. Installazioni e performance possono essere alcuni esempi di questa strategia.

Fare Buzz marketing, invece, significa innescare un passaparola sul web perché si crei attesa, curiosità, interesse. Video teaser ed unboxing sono alcune espressioni di questo “buzz” del web. Spesso ad innescare il passaparola è proprio un influencer.

L’Influencer marketing, infatti, è una forma di marketing che si basa sull’identificazione di figure in grado di generare influenza sugli utenti. I post, le foto su instagram e le stories, sono i contenuti più utilizzati da questi personaggi per promuovere brand e aziende dietro compenso.

 

Marketing convenzionale e marketing non convenzionale, scopriamo di più

Leggendo di marketing convenzionale e marketing non convenzionale c’è una tecnica che ti ha particolarmente incuriosito? Continua a seguire il nostro blog per leggere articoli sempre aggiornati sull’argomento.  Proponici tu il tema del prossimo post nei commenti!

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