Gadget: perché regalarli funziona

Il gadget marketing ha ancora senso?

Tiziana Troisi 20/05/2021 0

Da uno a dieci, voi quanto siete contenti di ricevere un regalo? Ricevere un oggetto gratis è sempre motivo di gratificazione e gioia. Se poi si tratta di oggetti utili è ancora meglio. Proprio partendo dall’idea di gratificazione del cliente, sempre più brand adottano l’idea dei gadget aziendali.

Spediti con un tot di spesa da un e-commerce oppure contenuti nelle famose mistery box a sorpresa, i gadget e gli omaggi ricordano la potenza del concetto di dono, che nel mondo del marketing si rivela un  concetto fondamentale: ricevere un regalo, per il ricevente, equivale alla creazione di un legame: quel regalo si trasformerà in uno scambio pregno poi di reciproche aspettative.

Chi regala, infatti, lo fa quasi sempre aspettandosi qualcosa in cambio: alla prossima occasione, chi riceve non potrà di certo farsi trovare a mani vuote.

Anche con il marketing funziona in questo modo: se l’azienda regala un gadget non  lo fa certo per generosità. Di fatto, l’utilizzo di gadget aziendali è parte integrante della programmazione di un piano marketing annuale: la voce gadget deve essere inserita nel marketing mix, per capire come e quando utilizzare i gadget scelti.

Gadget: perché regalarli funziona

Per quale motivo le aziende puntano così tanto sui gadget aziendali? Vediamolo insieme

Senso di appartenenza

Ammettiamo: in questi tempi di continua separazione e distanza sentirsi parte di qualcosa, di una comunità, è quello che tutti vorrebbero. Ed è questo che di fatto i gadget regalano a chi li riceve: l’appartenenza alla community del brand, e soprattutto la condivisione dei valori che quel brand vuole esprimere.

Loyalty

Se volete che i vostri clienti rimangano fedeli alla vostra azienda il più possibile, fategli dei regali. Una chiavetta un calendario, un portachiavi. Cercate un oggetto che possa essere utile e allo stesso tempo personalizzabile senza troppa invadenza. In questo modo, chi lo riceverà, lo utilizzerà con frequenza, e non si ricorderà così difficilmente di voi.

Coltivare i rapporti con i manager

Se pensavate ai gadget aziendali come qualcosa di disponibile solo per i clienti, vi sbagliate di grosso: spesso, per mantenere buoni rapporti con aziende partner e fornitori, i gadget si regalano anche ai manager. Nel caso di regali a partner o personale aziendale, i gadget cambiano drasticamente. Per i regali ad impiegati e manager il budget aumenta: si può trattare di agende annuali da regalare agli impiegati, del classico cesto di cibo da regalare durante le festività o addirittura di un viaggio gratis, finanziato dagli sponsor. Un lavoratore coccolato sarà di certo più stimolato a fare meglio.

Creare engagement durante le fiere

In tempi molto lontani, quando era ancora possibile organizzarle, le fiere erano i momenti migliori per entrare in contatto con nuovi partner e potenziali clienti. A farla da padrone in queste occasione erano, manco a dirlo, i gadget. Spesso, gli stand offrivano ad ogni visitatore un piccolo gadget, con il quale chiedevano magari di scattarsi una foto da postare poi sui social, utilizzando un certo hashtag: un modo furbo e divertente per creare engagement sui social.

I gadget, poi, possono essere un fortissimo strumento di brand awareness. Vi spieghiamo perché: immaginate di vedere tra le mani di un vostro amico una bellissima powerbank: la prima domanda che farete sarà: dove l’hai presa? In quel momento il vostro amico vi dirà sicuramente il nome del brand che gliel’ha regalata, e voi, incuriositi, cercherete info in rete.

La brand awareness è proprio questo: dare la possibilità a più persone possibile di riconoscere e conoscere il marchio.

Realizzare gadget: consigli utili per non sbagliare

Come abbiamo dimostrato in questo articolo, investire sui gadget è fondamentale per far crescere il vostro brand e il vostro pubblico. Allo stesso modo però, risulta fondamentale fare scelte intelligenti. Prima di creare i vostri gadget, eccovi qualche consiglio utile per non sbagliare:

Scegliete sempre prodotti in linea con il vostro brand: se vi occupate di tecnologia, per esempio, non potete certo regalare ai clienti uno specchietto da borsetta. Il gadget deve essere un oggetto utile che sappia parlare di voi. Perché non una (sempre utilissima) chiavetta usb?

Non mostrate troppo il logo: è vero, i prodotti che regalate devono sponsorizzarvi, ma non deve mai essere troppo chiaro: niente loghi grandissimi in bella vista. Bastano anche le scelte cromatiche a ricordare un’azienda.

Se volete altri consigli su come viziare clienti e collaboratori, seguite blog di Marketing e non solo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

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Gabriella Avallone 26/08/2020

Email markeing: ecco cosa c'è da sapere

L’email marketing è una forma di marketing diretto che integra tutte le strategie del marketing classico che conosciamo per distribuire comunicazione con l’obiettivo di consolidare relazioni tra brand e audience. Chi di noi non è mai trovato tra le mail promozioni, informazioni sulla scontistica o il nuovo catalogo di un brand?

Ma perché si usano così tanto?                   

Se per alcuni può rivelarsi una seccatura, di certo non lo è per le aziende, che grazie a questa tecnica riescono a misurare più facilmente i risultati in termini di ROI. L’email marketing rassicura dal punto di vista delle conversioni degli utenti rispetto ad altri canali di web marketing.

 

Gli utenti adorano ricevere newsletter del brand che più apprezzano per riceverne tutti gli aggiornamenti. Questo accade naturalmente solo quando la mail è ben programmata e tiene conto del senso di esclusività che ogni cliente vorrebbe.

Il cliente si sente speciale quando riceve un aggiornamento in tempo reale su un nuovo sconto inedito solo per lui sulle offerte di prodotti speciali.

 

Le email marketing si differenziano in Dem e Newsletter:

-       DEM è l’acronimo di Direct Email Marketing che si identificano in quelle email inviate da un’azienda ai fini promozionali e pubblicitari.

-       NEWSLETTER invece è un servizio dedicato agli iscritti di un sito web.

 

C’è differenza tra le due tipologie di mail soprattutto in base alla loro:

-       Periodicità: ovvero la frequenza di invio che se per la DEM risulta più saltuaria, per la newsletter segue invece un vero e proprio calendario, come se fosse un appuntamento fisso con i clienti in questione.

-       Modalità di invio: La DEM può essere inviata massivamente attraverso i database che utilizziamo, dove sono custoditi tutti i nostri contatti. Naturalmente il destinatario viene scelto in modo automatico dal sistema stesso, una volta indicati alcuni parametri utili alla ricerca, come dettagli sul budget, località e dettagli sulla tipologia di prodotto offerto. La Newsletter invece è legata unicamente alla consapevole iscrizione dell’utente al servizio presente sul sito web.

-       Grafica: la grafica ed il layout della DEM è studiata per ogni singolo invio ed ha un impatto grafico da call to action, mentre la newsletter ha un layout prestabilito con immagini e testo semplice di volta in volta differente.

 

Per creare una mailing list è utile per comunicare informazioni in multicast attraverso un unico mittente che coinvolge i contatti con interessi condivisi per informare e generare feedback. Fidelizzare è lo scopo principale della email marketing e per farlo ha bisogno di tips specifiche come la personalizzazione. Inviare comunicazioni precise e customizzate in base agli interessi di ogni singolo cliente è possibile. Indicarne inoltre la data e l’orario di invio e avere naturalmente precisi obiettivi di comunicazione potrebbero essere il giusto incentivo per aumentare il tasso di conversione.

 

Da non dimenticare di monitorare le metriche per capire se la strategia di email marketing sta riscuotendo il giusto successo. Parliamo ad esempio di click per email come il CTR (Click-Through-Rate) o il CTOR (Click-To-Open-Rate) che rappresenta il numero di utenti che hanno cliccato sul messaggio in rapporto al totale dei messaggi inviati.

 

Tra gli indici da analizzare con attenzione il Conversion Rate che indica la percentuale di destinatari che ha cliccato sul link contenuto all’interno della email ed anche il Bounce Rate per comprendere quali sono gli indirizzi ai quali la mail non è stata recapitata con successo. Insieme a tutti questi aspetti da non dimenticare è il tasso di Unsubscribe, quindi di utenti che hanno deciso di essere rimossi dalla newsletter, questo dovrà indurci a ragionare sulle probabili cause per poter migliorare sempre di più il nostro servizio di mail marketing.

 

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Tiziana Troisi 14/05/2021

Marketing operativo: cos’è e come è cambiato nel tempo

 

Sicuramente ti sarai chiesto, almeno una volta, cosa c’è dietro tutte quelle pubblicità e quei post social che ti fanno sempre morire dal ridere. Si, è vero, il marketing è un lavoro divertente, per certi versi, ma quello che il cliente finale vede è soltanto la punta dell’iceberg.

Ti spiego meglio: dietro i post divertenti sui social e le pubblicità con le canzoncine che restano in testa in modo inesorabile, ci sono decisioni tattiche e strategiche molto complicate da prendere, che influenzano in modo decisivo la riuscita o il fallimento di una campagna di marketing.

Le fasi di una campagna di marketing

Ogni campagna di marketing è fatta di due fasi precise:

Fase strategica: teorizza tutti gli aspetti di una campagna di marketing: quali bisogni soddisfa il prodotto, quali sono i potenziali clienti, cosa li appassiona, cosa amano fare. Nella fase strategica si cerca di delineare in linea teorica le caratteristiche di un determinato prodotto e dei potenziali acquirenti.

Fase operativa: è la parte più divertente e più difficile di un piano marketing e riguarda la messa in pratica di quanto teorizzato nella fase strategica. Vediamo insieme in maniera più approfondita in cosa consiste il marketing operativo.

Marketing operativo: le leve del marketing pre- web

Come abbiamo già detto, rientra nel marketing operativo la fase in cui si mette in pratica quanto teorizzato nella fase strategica. Il marketing, però, è una disciplina abbastanza mutevole nel tempo che varia al variare dei luoghi e dei modi in cui le conversazioni riguardo i prodotti e le esperienze di acquisto si spostano.

Va da sé che anche le strategie di marketing operativo cambiano con il mutare del tempo e delle tecnologie. Quando ancora la rete non esisteva o non veniva utilizzata per strategie di marketing, la fase operativa era guidata dalle famose 4 P, le leve decisionali del marketing operativo, che sono:

Product: il tipo di prodotto da commercializzare, quali bisogni soddisfa, qual è il suo packaging e quali sono i prodotti concorrenti.

Place: dove vendere il prodotto, come distribuirlo, quali accordi stringere con la Gdo, se mettere in atto accordi di partnership per la distribuzione

Price: è forse la decisione più importante da prendere in fase operativa. A decidere il prezzo di un prodotto sono tante variabili, più di quante possiate pensare. Eccone alcune:

  1. costo e reperibilità della materia prima utilizzata per la realizzazione del prodotto stesso
  2. costi di distribuzione per finanziare gli accordi distributivi a cui abbiamo accennato poco sopra
  3. costo del lavoro dei dipendenti che, di fatto, aiutano l’azienda nella realizzazione del prodotto da vendere.

Questi costi sono ovviamente da recuperare attraverso il prezzo di vendita del prodotto, ma solo in parte. Quando si prendono decisioni di questo tipo bisogna ricordare quella che forse è la regola più importante del mondo del marketing: essere competitivi.

Promotion: lei, quella che vedi in tv. La pubblicità. Dove farla? Come farla? A chi parlare? Che linguaggio utilizzare? Sono proprio queste le domande che si pone chi realizza la promozione di un prodotto.

Leve e marketing digitale: quanto conta la conversazione

Il web, come dicevamo, ha decisamente cambiato le carte in tavola. Tutto il discorso sui prodotti e sugli acquisti si è di fatto spostato in rete. Niente più distribuzione, niente più vendite al dettaglio. Ci sono infatti prodotti che vengono venduti solo online.  Anche i modi e i tempi di fare pubblicità sono cambiati. Insomma, le leve del marketing operativo sono decisamente diverse rispetto a quelle di qualche anno fa.

Analizziamole insieme:

  • Co- creation: a differenza del passato, oggi, il cliente finale partecipa attivamente alla realizzazione del prodotto. Attraverso sondaggi, commenti e risposte, l’azienda sa già cosa il cliente vuole.
  • Currency: la moneta cambia, si può acquistare anche a distanza.
  • Comunity: è la forza più grande del marketing digitale. Creare una comunity sui social che sia interessata al prodotto che si intende lanciare. È importante servirsi anche di influencer e persone la cui opinione può plasmare o influenzare quella dei pubblici della rete. Oggi, sono le persone a fare la pubblicità.
  • Conversation: fare in modo che in rete si parli del prodotto. Di fatto, chi compra online la prima cosa che fa è cercare opinioni riguardo al prodotto. Cercare quindi, di scatenare un dibattito che investa i canali che si è scelto. Coinvolgere più persone possibili. Un prodotto chiacchierato è un prodotto venduto.

Se siete più interessati alle conversazioni sul marketing, seguite il nostro blog!

 

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Gabriella Avallone 12/11/2020

Chi è il Buyer Persona e perchè è così importante

Al momento della stesura di un Business Plan, di un Piano Di Comunicazione o una Campagna Pubblicitaria, tra i punti da definire c’è sempre il Target. È impossibile studiare una strategia di marketing su un gruppo di persone non definite o peggio ancora alla massa. Anche perché quell’insieme di utenti, di potenziali clienti e innanzitutto di persone, hanno i loro personali gusti, le loro esigenze e molto altro ancora.

 

Per costruire tecniche di vendita accattivanti e competitive è risaputo che dobbiamo anche conoscere l’offerta e la domanda, per non portarla sulle lunghe, dobbiamo conoscere alla perfezione le esigenze dei nostri clienti.

E come facciamo a saperlo?

 

Per farlo bisognerà letteralmente calarsi nei panni del cliente tipo.

Per Buyer Persona si intende il ritratto di un utente che incarna un determinato pubblico di riferimento.

Questa modalità serve a trovare più facilmente potenziali clienti.

 

Una volta trovata la Buyer Persona si procederà sia a rendere più agevoli i lavori in corso per l’ideazione di una nuova campagna ad esempio, che potrà mettere in risalto ciò che il nostro cliente tipo potrebbe letteralmente adorare.

 

La creazione delle Buyer Personas è senza dubbio la cosa più divertente e a tratti ricorda il famoso videogioco The Sims.

Non è per niente difficile, innanzitutto vanno gettate le basi e poi si procederà con la sua creazione step by step.

 Vediamo quali sono:

-       Età;

-       Occupazione;

-       Stato Sociale;

-       Indirizzo;

-       Aspetto;

-       Tipo di persona;

-       Descriverne l’immagine;

-       Frase tipo o pensiero;

-       Motivazioni;

-       Punti di forza;

-       Punti di debolezza;

-       Personalità;

-       Livello di Tecnologia;

-       Hobbies

 

Naturalmente non esiste solo questo modo. Chi non riesce a descrivere una persona tipo in tutto e per tutto, può dare un’occhiata a Eurisko per comprendere gli stili di vita. Questo può aiutare a capire le diverse definizioni di target ma attenzione! Lì si parla di “Target Group” non del Buyer Personas.

 Per scendere nel dettaglio si può sempre fare affidamento ad altri tipi di strumenti come:

 

-       Interviste aperti a tutti, in particolar modo ai clienti più affezionati così da capire qual è il punto di forza dell’azienda che più l’invoglia ad acquistare. Parlare con più persone possibile aiuterà a capire il punto di vista del cliente finale.

 

-       Per chi non ha la possibilità di parlare apertamente con i propri clienti è possibile creare un questionario online e spedirlo via mail ai clienti attuali, mentre per quelli che ancora sconosciuti anche un sondaggio Instagram potrebbe aiutare a conoscere meglio i nostri follower.

 

-       Anche all’interno dell’azienda stessa è possibile avere più informazioni sui clienti, basta rivolgersi all’ufficio commerciale, essendo loro quelli a più stretto contatto con il pubblico, saranno sicuramente in grado di buttar giù qualche percentuale.

 

-       Se invece ci si vuole affidare agli infallibili metodi di Analytics e Social Media Insights sicuramente non ci si può sbagliare. Questi strumenti danno a disposizione molti dati tra cui la posizione geografica, gli interessi, il punto di vista demografico e molto altro.

 

Ma quando si parla di pubblicità cosa c’è di meglio della creatività. Per identificare la personalità di qualcuno si può partire dal nome, che nome gli dareste?

Che tipo è? Che aspetto ha? Cosa fa nella vita? Ha passioni? Così facendo sarà molto più facile identificare una particolare persona.

Poi si passa ad analizzare la sua età, localizzazione geografica, stato sociale, tipo di lavoro, carattere e tutti i punti fissati anche sopra in modo più schematico.

 

Poniamo il caso che il tipo di cui stiamo parlando, la nostra persona, si chiami Marco.

Marco è un business man, ha l’agenda piena di impegni e sempre meno tempo. Viaggia per lavoro, per lo più in treno pertanto con sé porta dietro tutto il necessario per lavorare anche in  movimento con clienti nazionali e non. Sicuramente fa uso di prodotti tecnologici, pratici e tendenza. È un bell’uomo sulla 40ina, curato nell’aspetto e nello stile: capello un po' lungo, occhiali e rigorosamente in abito, con dettagli dandy. Il suo lavoro non gli lascia tempo per formare una famiglia ma con la sua compagna spesso si regala weekend da sogno nelle zone termali tra le colline toscane.

 

Secondo voi Marco sarebbe il cliente perfetto per quale brand? Scrivetelo nei commenti.

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