ll nuovo look dei brand più storici

Quando le aziende decidono di cambiare il proprio logo e quali sono i loghi più rivoluzionari del 2021

Gabriella Avallone 31/03/2021 0

Un’azienda decide di intraprendere un percorso di “rebranding” quando è da tanto tempo su mercato. Decide così di reinventarsi, offrendo una nuova immagine del brand. Prima di fare tutto ciò vanno attentamente analizzati i potenziali rischi per cambiare radicalmente un logo che ormai i clienti conoscono alla perfezione.

 

Solitamente il “cambio look” coincide con cambiamenti che seguono di pari passo l’evoluzione del business. Come ad esempio l’implementare la linea dei prodotti o servizi, una nuova mission e un nuovo impegno sociale. La nuova identità non va tenuta segreta ma resa pubblica attraverso strategie di comunicazione per rendere familiare il nuovo logo anche ai vecchi clienti.

 

A volte il logo cambia anche per un’esigenza grafica, come può essere quella di farlo rientrare nel piccolo quadratino delle App. Un esempio è il caso di Airbnb, dapprima scritto per esteso su di uno sfondo azzurro, che poi è diventata la mitica A che ricorda l’icona di una casa, proprio per lanciare il messaggio che più che affittare un appartamento, l’esperienza offerta sarebbe più simile ad un “sentirsi a casa”.

 

Ecco i loghi più rivoluzionari del 2021

 

Il nuovo logo di Burger King:

 

La celebre catena di fast food ha presentato il suo nuovo logo in una campagna pubblicitaria su Twitch. Ha rivisto lo storico logo in chiave moderna, la rivoluzione creativa ha coinvolto anche il rinnovamento commerciale e pubblicitario. È stata praticamente modificato l’intero modo di comunicare dell’azienda.

 

 

Forte il richiamo al vintage, che si riconosce nei colori, toni caldi, tipici degli anni ’70, nel tipo di font, ideato ad hoc per Burger King. Azzardata più che mai come ADV perchè il mondo digitale non vede mai di buon occhio lo stile retrò.

 

Il nuovo logo di Pfizer:

 

Una delle maggiori case farmaceutiche al mondo, che oggi conosciamo tutti perché tra le più grandi produttrici del vaccino anti covid. Il 2021 è stato un trampolino di lancio per l’azienda per ricostruire il proprio futuro commerciale. Il vaccino Pfizer è stato il primo a ricevere l’approvazione unanime e ad essere somministrato. Per celebrare questo importante traguardo l’azienda ha progettato il nuovo logo.

 

 

Blu come sempre, rivisitato in chiave bitonale per simboleggiare l’attenzione sia alla scienza che ai pazienti. Il font si allinea alla loro vision per il design moderno e minimalista ma globale al tempo stesso perché è stato sviluppato da Google.

 

Il nuovo logo dell'Inter:

 

La svolta del rebranding la vede la nota squadra di calcio che da “Football Club Internazionale Milano” si rivoluziona in “Inter Milano” per provare a crescere sui mercati esteri legando il nome della squadra a quello della città.

 

 

Scompare quindi il logo disegnato nel 1908 da Giorgio Muggiani, esempio di design italiano e un pezzo di storia per i suoi tifosi. Il nuovo logo si basa sulla I di Inter e la M di Milano. Seguito dallo slogan “Io sono” proprio perché in inglese le lettere I M che lo compongono significano “I’m”.

 

Anche molti altre aziende nell’ambito della moda hanno modificato il loro logo puntando sempre più ad un font semplice, chiaro e leggibile. Se vuoi saperne di più sulla storia di un logo nello specifico? Scrivilo nei commenti.

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Gabriella Avallone 28/07/2020

Com’è cambiato il Marketing post Covid

 L’allarme pandemia ha generato il panico, gestire tutti quei mesi di lockdown non è stato facile per nessuno ma nello specifico vediamo quali sono state le scelte perseguite da chi si occupa di Digital Marketing ai tempi del Covid 19.

 

Apparentemente la maggior parte dei brand ha congelato il budget disposto per il marketing durante il periodo di fermo totale. In pieno Covid ci si è dedicati ad una fase di revisione dei prodotti o servizi offerti e naturalmente sono stati rimandati i nuovi lanci. Per la maggior parte si intende circa il 63% delle aziende che, secondo il sondaggio di Econsultancy e MarketingWeek di UK e USA, hanno interrotto campagne di sponsorizzazione ed attività di pubblicità per portare visitatori alle loro pagine che avrebbero spinto gli utenti ad una call to action ed il 50% dei prodotti sarebbero stati rinviati (data da scoprire) per quando riguarda le nuove uscite.

 

Le risposte al grande shock causato dalla pandemia, inizialmente sono state piuttosto simili. Si è optato per un atteggiamento volto a “intrattenere” l’utente durante la sua quarantena, mostrandosi solidali verso la situazione, diffondendo pertanto notizie in collaborazione con altre aziende o enti pubblici; informando dei cambianti dei servizi (come poteva essere la riapertura del negozio e le norme igieniche da seguire ed i nuovi protocolli del servizio clienti).

 

Cosa è cambiato principalmente del Marketing post Covid?

 

Sicuramente da un obiettivo finalizzato al sell out si è passati ad un messaggio di forte empatia, presenza e vicinanza.

Ora che pian piano si cerca di ritornare alla stabilità e che soprattutto ci si focalizza sul recuperare i mesi persi quali sono i passi che un buon marketer consiglierebbe di seguire?

 

1)    Monitorare i dati: primo passo necessario post lockdown e che serve per comprendere la situazione attuale e le nuove dinamiche. Con l’aiuto di dashboard di controllo aggiornate costantemente che includano KPI chiave sia del sito che dell’e-commerce in questione; avvisi in caso di cambiamenti critici; benchmark per essere al corrente dell’evoluzione della concorrenza e avere ben presente la posizione del brand in questo nuovo scenario digitale.

 

2)    Analizzare gli utenti: analizzare il comportamento di chi torna alla normalità e programmare le nuove azioni e strategie. In alcuni casi è stato registrata una modifica totale della percezione del brand post Covid. Basti pensare a quante persone cambieranno le loro abitudini anche dopo la quarantena obbligata, per cui uno dei nuovi criteri su cui ci si baserà in un futuro prossimo potranno essere ad esempio le norme igieniche.

 

3)    Nuovi contenuti: il messaggio dovrà essere adattato post Covid, così come le immagini sui social, i video, i post sul blog, che seguiranno una creazione di contenuti per i propri buyer persona. Ad esempio lo studio di De Pattern89 ha analizzato come l’attività di 1100 brand sui social non include più immagini che tendono a mostrare vicinanza fisica tra persone.

L’utente si aspetta di ricevere messaggi e contenuti chiari che mostrino empatia verso quanto accaduto. Vale la pena pertanto stilare un Digital Media Plan che tenga conto di questi aspetti anche perché si pensa che vi saranno ripercussioni di quanto accaduto anche nel lungo periodo.

 

4)    Il Business Planning: sicuramente terrà conto della ridistribuzione dei budget dedicati agli investimenti pubblicitari. Durante la quarantena le attività a cui gli utenti si sono dedicati maggiormente sono: restare aggiornati sulle ultime notizie passate in TV (67%), contenuti audiovisivi in streaming (45%) e seguire le attività sui Social Media (45%).

Questo periodo va inteso come tempo di semina, i cui risultati verranno alla luce in un secondo momento. Si punterà maggiormente su Video Marketing, sulla fidelizzazione e sul processo di valorizzazione del brand. In questa fase si punta su contenuti audiovisivi che stanno riscontrando un successo senza precedenti, orientando annunci e portando traffico e lead, come dimostrano TrueView for Action e Youtube.

 

5)   Modificare l’E-commerce: il cambiamento coinvolgerà anche la vetrina dei prodotti in e-commerce, da cui dovrà partire la strategia. Si punterà ad offrire la miglior esperienza d’acquisto possibile in un momento in cui la maggior parte di utenti acquista online, non avendo la possibilità di recarsi in negozio, toccare con mano e provare i prodotti. La disponibilità del servizio clienti si rivelerà una mossa vincente ancor di più in questo periodo e le descrizioni delle schede prodotto, più dettagliate e meno di impatto, aiuteranno, tra le tante cose, a guadagnare posizioni organiche.

 

6)    La riapertura dei negozi: questo comporterà, come già si è visto, il rispetto assoluto delle norme di sicurezza previste del nuovo decreto, si è già adottato un ritmo più flessibile e ci si concentrerà sulla realizzazione di azioni mirate di marketing localizzato sul territorio.

 

Questo articolo ti è stato d’aiuto? Qual è stata la tua strategia post Covid? Condividi la tua opinione e lascia un commento.

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Tiziana Troisi 23/01/2021

Twitch: fare marketing con il gaming

Se siete appassionati di videogiochi ricorderete sicuramente la bellezza dei pomeriggi trascorsi con gli amici impugnando joystick. Ogni gioco, anche il più banale, poteva diventare oggetto di un torneo all’ultimo sangue.

Oggi, anche il mondo dei videogiochi è sbarcato online. La piattaforma più famosa tra i gamers è sicuramente Twitch. Se non la conoscete, ecco qualche info in più.

Un po’ di storia

Nato da una sezione della tv streaming Justin nel lontano 2007 Twitch mostra da subito un fortissimo potenziale attrattivo. I visitatori di Justin.tv sono stregati da quel canale streaming interamente dedicato al gaming. Cosi tanto, da convincere i suoi fondatori a farlo diventare una piattaforma indipendente.

Nel 2011 Twitch tv sbarca sul web e dopo appena due anni batte il record di 45 milioni di utenti attivi. Un micromondo talmente potente da attrarre anche i colossi del mercato. È il 2014 quando Amazon decide di acquistare Twitch per appena mille milioni.

Qual è la forza di questa piattaforma e perché attira cosi tanto?

Twitch: ecco come funziona il colosso del gaming online

Veniamo al sodo: come funziona twitch? Su questa piattaforma di live streaming è possibile trasmettere video in diretta: c’è chi commenta i propri programmi preferiti, chi si dedica ad un semplice live chatting e chi lo utilizza da semplice osservatore.

Il traino maggiore di questa piattaforma è sicuramente rappresentato dal gaming: streamer professionisti, appassionati e casual gamers possono trasmettere in diretta partite e tornei o aiutare, attraverso in gameplay guidato, i colleghi giocatori a superare un punto particolarmente impegnativo.

Grazie a Twitch ogni gioco può diventare interattivo: sotto ogni video è possibile lasciare dei commenti che lo streamer legge in diretta e ai quali chiunque può rispondere.
 

Twitch: il paradiso dei millenial

Chi è il pubblico di Twitch? Secondo le stime della stessa piattaforma, la maggior parte degli utenti attivi è rappresentata dai millenials. Ragazzi giovani e meno giovani nati tra gli anni 80 e metà degli anni novanta. Quelli che si sono ritrovati catapultati in rete ma anche quelli che con la rete ci sono nati e prediligono le interazioni online. Sono proprio i millenials, con i loro botta e risposta, a rendere la comunity cosi viva.

Twitch e la tribal comunity

Proprio nel botta e risposta sta la forza di questa piattaforma: avere la possibilità di dialogare senza alcun tramite con il proprio streamer preferito abbatte definitivamente la distanza reverenziale tra fan e artista. Anzi, spesso per gioco, sono i follower a decidere cosa deve fare lo streamer in diretta.

Chi guarda video su twitch non è solo uno spettatore. I followers sono e si sentono parte di una comunity fortissima, quasi tribale. Chi segue uno streamer lo fa con passione, costanza e fiducia.  Chi vuole può anche contribuire alla vita di un canale abbonandosi tramite una sottoscrizione.  Una piccola cifra che aiuta gli streamer a realizzare migliori contenuti.

Fare marketing in game

Una comunity cosi solida non poteva non attrarre i grandi brand. Chi conosce bene il marketing sa che la fidelizzazione è alla base della riuscita di una buona campagna. Uno  streamer con tanti follower equivale a tanti nuovi utenti unici raggiunti.

Cosi, gli streamer sono diventati il tramite per nuove importantissime campagne di sponsorizzazione. Basta che loro mostrino un prodotto durante una live o avviino uno spot di pochi secondi  per assicurarsi la giusta reach.

Ninja: lo streamer da miliardi di dollari

Se c’è una storia che più di tutte può aiutare a capire quale sia la portata pubblicitaria del mondo del gaming è sicuramente quella di Ninja, al secolo Richard Blevis.

La sua carriera comincia con il successo nei team competitivi di Halo 3. Il gioco che lo ha consacrato è sicuramente Fortnite. Grazie a questo famosissimo sparatutto, oggi Ninja è il videogiocatore under trenta tra i più famosi del mondo

I suoi sedici milioni e mezzo di followers hanno spinto i più grandi brand a sceglierlo come ambassador. Non solo videogame: a scegliere Ninja sono soprattutto sponsor non endemici che poco centrano con questo mondo.

Redbull, Uber e il più recente Adidas, hanno scelto il giovane come principale fonte pubblicitaria, alcuni stipulando addirittura contratti di esclusiva.

Scelte ragionate, segno che investire nel mondo videoludico sia la cosa migliore da fare.  Oggi, chi gioca (tanto) conta.

 

 Se volete essere sempre aggiornati sulle ultime tendenze del marketing continuate a seguire le nostre pagine social.   

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Tiziana Troisi 21/04/2021

Ridere con il Marketing: Woltswagen e gli altri scherzi dei brand

In un periodo come questo, in cui le certezze sono poche, ci è rimasta una sola cosa su cui puntare: le emozioni positive. È vero, è difficile sorridere quando intorno le cose non vanno bene, ma il sorriso è l’unica arma che può aiutare a combattere il grigio di questo periodo.

E se sorridere è diventato sempre più complicato, provare a farlo è un dovere verso noi stessi.

Anche i grandi brand sembrano aver capito quanto conti stimolare il consumatore a pensare positivo: ecco perché i tone of voice sono cambiati con il tempo: la maggior parte dei brand tende a tenere con i propri clienti un atteggiamento scherzoso e canzonatorio. Se si ha bisogno di leggerezza, i social devono diventare il luogo dove trovarla, sempre.

In tempi difficili, il marketing ha una sola, importantissima missione: far ridere. Quale momento migliore per scatenare una grassa risata se non il primo Aprile, la giornata degli scherzi per eccellenza? Se qualcuno (come Google) ha deciso di astenersi dal fare scherzi per rispetto alle vittime della pandemia, sono tanti i brand che invece hanno onorato la tradizione del Pesce D’Aprile.

Pesce D’Aprile: una tradizione dalle origini sconosciute

Non è facile risalire alle esatte origini di questa ricorrenza: c’è chi dice che si riferisca a quando i pescatori, tornati quasi sempre a reti vuote, venivano denigrati e presi in giro. Fatto sta che, con gli anni, tutto il mondo ha consacrato il primo aprile come il giorno degli scherzi.

Ogni paese ha sicuramente diverse tradizioni e diramazioni, ma tutti adorano fare scherzi. Anche l’amico più serio e ingessato di tutti, il giorno del Pesce d’Aprile si sbottona un po’ la giacca e si lascia andare a qualche battutina.

Wolkswagen e la finta svolta green e altri: i migliori scherzi sui social

È proprio quello che è successo a Wolkswagen lo scorso primo Aprile. Il 31 Marzo scorso, la casa automobilistica ha diramato un comunicato stampa dove annunciava un imminente rebranding: per rendere tangibile il cambiamento e l’approccio più green adottato, dopo gli scandali del 2015 sulle emissioni, il brand avrebbe cambiato nome in Voltswagen. Tutti i giornali si sono ovviamente precipitati a riportare la notizia, per poi scoprire, il giorno dopo, che si trattava di uno scherzo.

Quella di Volkswagen è stata una mossa intelligente ma parecchio rischiosa: i riferimenti al passato non proprio pulito del brand avrebbero potuto causare qualche danno. Ma tutto è bene quel che finisce bene.

Nella giornata degli scherzi, a scatenare risate non ha pensato solo il brand automobilistico: molti altri colleghi brand l’hanno buttata sul ridere.

In modo più irriverente, sui social network dei più noti brand italiani sono apparsi annunci un po’ improbabili. Ecco i più divertenti:

Tempo sapore cipolla:

Sarà capitato anche a voi di voler piangere ma non riuscirci. Il brand di fazzoletti ha provato a risolvere il problema con una linea al profumo di cipolla. Ovviamente, era tutto uno scherzo. Di motivi per piangere di questi tempi ne abbiamo già troppi.

Durex: con noi non si scherza

Poteva mancare il contributo del brand più irriverente di tutti? Assolutamente no! Durex continua a vivere di doppi sensi, postando l’immagine di un pesciolino e il claim: quando c’è lui, non si scherza. Dietro la battuta si nasconde sempre un insegnamento: l’invito all’utilizzo consapevole di metodi contraccettivi.

Associazione Verace Pizza Napoletana

Lo sappiamo bene: il modo più intelligente per esorcizzare una paura o un brutto momento, è fare ironia.  Ed è proprio quello che ha fatto l’Associazione Verace Pizza Napoletana, che ha lanciato sui social un nuovo prodotto: il profumatore per ambienti al gusto pizza. Il concetto dietro questo lancio è semplice: se le pizzerie vi mancano così tanto, potete portare il loro odore direttamente a casa vostra. Non è ancora esattamente chiaro se si tratti di uno scherzo meno, ma l’idea sarebbe assolutamente geniale.

Pasta Reggia e la fretta casalinga

Per puristi della pasta all’italiana questo scherzo sarà stato difficile da sopportare. Se siete facili alla collera, vi consigliamo di non continuare a leggere. Il brand pasta Reggia ha finto il lancio sul mercato di un prodotto assurdamente provocatorio: acqua di cottura, già salata e bollita, per chi è sempre di fretta e non può aspettare quei 5 minuti.

Era uno scherzo, ma forse su altri mercati sarebbe davvero andata a ruba.

Se leggere questo articolo vi ha strappato almeno un mezzo sorriso, allora è vero: il Marketing fa ridere…e non solo. Se volete scoprire tutte le potenzialità di questo mondo, continuate a seguire il nostro blog!

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