Marketer: chi è e cosa fa il lavoratore del marketing

Passione marketing come farne un lavoro

Tiziana Troisi 28/02/2022 0

La società della rete ci ha abituato a cambiare il modo di concepire il lavoro: con i social e la rete sono i aumentate le possibilità di carriera di chi si occupa digitale, ma , di contro, sono aumentate anche le competenze richieste a chi vuole lavorare in questo campo.

Quello del digitale è un settore in continua e forte espansione, che necessita di un continuo aggiornamento di competenze. Chi lavora con i social deve necessariamente stare al passo con le ultime tendenze in fatto di software, metriche e tutto quello che c’è da sapere.

Marketer: non solo pubblicità  

Il lavoro digitale è da sempre stato svolto attraverso le sinergie: realizzare una campagna di marketing che funzioni vuol dire occuparsi di tanti aspetti contemporaneamente:

  • Grafica e cura della brand identity
  • Ricerche di mercato
  • Targeting e creazione di eventuali brand persona
  • Creazione dei contenuti
  • Community managing

Tutte queste competenze si intersecano inevitabilmente l’una con l’altra, ma vengono svolte da persone diverse in modalità diverse. Ogni aspetto del marketing richiede competenze specifiche che vanno acquisite studiando in ambiti che apparentemente non hanno nulla in comune.

Per esempio, per studiare come creare Brand identity si devono avere specifiche competenze nell’ambito grafico. Se invece si è interessati a dati e metriche ci si deve spostare verso l’ambito dell’economia aziendale e della statistica.

Chi non sconosce il marketing da vicino, tende a pensare a questa disciplina come all’ambito che si occupa esclusivamente di pubblicità. In realtà, se ci si informa sulla disciplina con la giusta attenzione, si capisce subito che non  è esattamente cosi.

Negli anni la teoria del marketing si è evoluta di parecchio, andando ad abbracciare diversi ambiti. Le aziende hanno finalmente capito che per fare uno spot che funzioni bisogna per prima cosa indagare quanto quelle persone siano adatte al prodotto che si sta per vendere.

Lavoro? Non solo. Marketer per passione

Chi vuole diventare un marketer, cioè una persona che si vuole occupare di marketing in senso stretto, deve avere non solo delle competenze specifiche ma anche delle precise inclinazioni che gli permettano di svolgere al meglio il proprio lavoro.

Se vuoi diventare un marketer, devi riconoscerti in almeno uno dei profili descritti qui sotto:

  • Profilo numero uno: il nerd. Sei un appassionato di cultura pop, il mondo della rete e delle community per te non ha segreti. Ormai, anche con i tuoi amici non fai altro che comunicare attraverso meme e gif. Se è cosi, saresti perfetto come social media manager.
  • Profilo numero due: il curioso. Ti affascina la psicologia, vuoi cercare di capire le emozioni delle persone. Cosa succede nella mente delle persone quando vedono una determinata immagine? Se ti fai spesso questa domanda il posto giusto per te si trova tra le fila di chi svolge il lavoro preliminare rispetto alle campagne di marketing pure.
  • Se sei una persona creativa che sa giocare con le parole e ha sempre ottime idee il ruolo perfetto per te sarebbe nella parte operativa delle campagne, in ruoli quali possono essere il direttore creativo o il copywriter.

Come diventare un marketer

Se ti sei ritrovato nelle descrizioni precedenti, è arrivato il momento di decidere quale strada percorrere per diventare un marketer. Ma come si diventa un professionista del marketing digitale? I percorsi possibili sono tanti e possono creare un po’ di confusione; quindi, abbiamo deciso di darti qualche info utile.

Se vuoi partire dalle basi teoriche, il nostro consiglio è quello di scegliere una facoltà universitaria che si occupi nello specifico di marketing digitale. L’università, oltre a fornire la giusta base teorica, dovrebbe poter fornire le giuste risorse pratiche per capire al meglio questo mondo.

Se non te la senti di intraprendere una carriera universitaria, stai tranquillo, quella non è l’unica strada. Ci sono tanti master e corsi di formazione che possono indirizzarti al meglio e offrirti la giusta preparazione per lavorare in questo campo.

La cosa importante da fare, in una situazione iniziale, è valutare bene le fonti a propria disposizione. Ci sono tantissimi enti che offrono corsi, ma non tutti i corsi sono uguali. Prima di scegliere chiedi pareri, informati al meglio e valuta tutte le possibilità.

Scegli sempre un percorso che sia riconosciuto e accreditato. Il marketing non è uno scherzo.

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Gabriella Avallone 25/11/2021

Data Driver Marketing: che cos’è

Gli acquirenti sono diventati sempre più selettivi e scettici verso i messaggi pubblicitari che leggono durante la loro navigazione. Ad oggi non è più sufficiente provare a capire cosa potrebbe piacere ma è necessario capire e analizzare questi dati per riuscire ad ottenere un ritorno economico dell’investimento pubblicitario.

Che cos'è il Data Driver Marketing

Raccogliere dati non è difficile. Su molti Social, come Instagram ad esempio, è già possibile accedere a diverse informazioni quali:

  • Quante persone hanno visualizzato il video
  • Quante persone hanno cliccato il pulsante “Call to Action”
  • Dove vivono e che lingua parlano le persone che hanno visualizzato il video
  • Quali dispositivi hanno usato per guardare il video
  • A che ora del giorno il video ha ottenuto il maggior numero di visualizzazioni e click-through

 

Per avere accesso sempre ad un’organizzazione di questo tipo esistono i data driver.

Il Data Driver è un approccio che permette alle imprese di ottimizzare la comunicazione del proprio brand, basandosi sulle informazioni e dati degli acquirenti.

Infatti gli addetti a questa operazione, i marketer data-driver, utilizzano tutti i dati dei clienti per prevedere i loro comportamenti futuri.

Perchè è fondamentale per l'azienda

Capire questo aspetto sarà fondamentale per l’azienda per più motivi:

 

  • Avere un vantaggio competitivo: consentendoti di acquisire nuovi clienti;
  • Incrementare il più possibile il ritorno dell’investimento (ROI);
  • Creare una misura più adatta ai clienti in portafoglio, garantendo un’esperienza personalizzata;
  • Segmentare il proprio target in aree ben definite

 

Questo approccio si distanzia dal Marketing tradizionale che cercava di anticipare le esigenze dei clienti, perché grazie ai data driver marketing si ha la possibilità di connettersi al mondo dei compratori al momento giusto e con l’offerta perfetta.

 

Come analizzare i dati

Quasi tutti i dati sono importanti ma esistono diversi modi di essere catalogati. Sicuramente vanno recensiti i clienti, tale operazione offrirà la possibilità di avere informazioni personali degli utenti (Hard Data). Altro aspetto che va segnalato è il comportamento del consumatore (Soft Data), definiti in questo modo perché sono in continuo cambiamento.

 

L’uso di questi dati non è importante solo per chi ha un’attività aziendale ma anche per il cliente stesso, proprio perché può accorciare i tempi di ricerca e vivere un’esperienza di acquisto più personalizzata che mai. Vediamo il tipico esempio di Facebook o Google che hanno avuto successo sfruttando i dati degli utenti, proprio perché li hanno ceduti ad aziende che erano intenzionate a fare pubblicità sulle loro piattaforme.

 

Ricapitolando quindi, per chi è i data-driver marketing? Sicuramente per ogni impresa che desidera conoscere meglio il proprio target, offrendo una esperienza di acquisto personalizzata, adottando una strategia di marketing efficace. Tramite Social, sito E-commerce e Saas (Software-as-a-Service).

 

Per saperne di più, scrivici!

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Paola Palmieri 16/09/2020

Marketing sociale: cos'è e come riesce ad influenzare un target

Oggi ti parliamo di Marketing sociale da non confondere con il social marketing. Chi ce ne ha parlato per la prima volta è stato Philip Kotler nel 1971 e lo definisce come “l’utilizzo dei principi e delle tecniche del marketing per influenzare un gruppo target ad accettare, rifiutare, modificare o abbandonare un comportamento in modo volontario, allo scopo di ottenere un vantaggio per i singoli, i gruppi o la società nel suo complesso”. 

A differenza del marketing tradizionale e commerciale, dunque, non cerca di spingere all’acquisto di qualcosa ma di proporre un cambiamento. Del marketing tradizionale, tuttavia, ne sfrutta principi e tecniche. Vediamo come.

Ambiti di intervento

Il marketing sociale suscita un interesse crescente, guardiamolo da vicino a partire dagli ambiti di intervento: 

  1. Promozione e tutela della salute: punta a promuovere stili di vita sani, prevenzione e riduzione di comportamenti definiti a rischio.
  2. Promozione di comportamenti sociali: punta alla tutela dell’ambiente, per esempio tramite la raccolta differenziata, consumi e mobilità sostenibili.

In sostanza il marketing sociale si propone, coerentemente con quanto indicato nella Carta di Ottawa, di consentire ai cittadini di acquisire abilità e competenze per scegliere liberamente e con i giusti strumenti ciò che è meglio per sé e per la propria salute. 

Obiettivi

Gli obiettivi che il marketing sociale si propone di raggiungere sono:

  1. Cambiamento cognitivo: favorire, attraverso una maggiore conoscenza del problema e delle sue possibili soluzioni, l’adozione di un determinato comportamento. Qualche esempio? Informare sugli effetti negativi dell'alcol sulla guida e così via.
  2. Cambiamento d’azione: indurre a compiere un’azione concreta, entro un periodo di tempo determinato, incentivando determinate scelte a scapito di altre. Quale esempio più attuale di una campagna di vaccinazione o screening?
  3. Cambiamento di comportamento: abbandonare o modificare stili di vita nocivi a favore di abitudini più salutari. Uno su tutti? Smettere di fumare.
  4. Cambiamento di valori: modificare opinioni radicate rispetto ad alcuni temi o situazioni come eliminare i pregiudizi di razza, di religione o di sesso e così via. 

Piano di marketing sociale

Vediamo ora come gli obiettivi si traducono in azioni, seguendo una vera e propria strategia: 4 le fasi principali.

1. Marketing analitico

Si raccolgono informazioni necessarie per sviluppare il Piano considerando la letteratura scientifica e il contesto (ambientale, socio-culturale, economico) in cui si intende agire.

2. Marketing strategico 

Obiettivi: scelta del comportamento o stile di vita su cui si intende favorire un cambiamento. 

Segmentazione: individua le diverse esigenze dei potenziali destinatari, suddivisi in segmenti con caratteristiche omogenee (variabili geografiche, demografiche, fisiche-sanitarie, comportamentali) e realizza un diverso “marketing mix” per ogni segmento.

Posizionamento: rende evidenti i vantaggi che si possono ottenere aderendo a quanto viene proposto rispetto alla concorrenza che non è tanto rappresentata da prodotti o soggetti, quanto da alcune idee e comportamenti che si vogliono modificare offrendo idee e comportamenti alternativi. 

3. Marketing operativo

Prodotto: comportamento che si intende favorire con i relativi benefici.

Prezzo: l’insieme dei costi economici e non solo (perdita di tempo, di energia, disagio, ecc.) che i destinatari devono sostenere per attuare il cambiamento richiesto.

Promozione: l’insieme delle attività di comunicazione (pubblicità, eventi, opuscoli) utili alla diffusione della conoscenza dei vantaggi e dei benefici derivanti dall’adozione del comportamento proposto.

Luogo: nei quali il prodotto – comportamento, idea o servizio – raggiunge i destinatari e viene offerto ad essi.

4. Valutazione

Le attività di valutazione sono necessarie durante tutte le fasi del piano (prima-durante-dopo) per valutarne l’efficienza, calcolo costi-benefici, e l’efficacia, raggiungimento degli obiettivi.

 

Se la lettura di quest’articolo ti ha appassionato ma vuoi approfondirne alcuni aspetti chiedicelo pure nei commenti. Non perderti i prossimi articoli sul mondo del marketing… e non solo!

 

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Gabriella Avallone 20/04/2021

Come indicizzare il tuo sito su Google

Ci sono naturalmente diversi metodi per indicizzare un sito su Google, tutto sta però nel consentire a Google Bot di scansionare quanto più velocemente possibile le tue pagine.

 

Innanzitutto conviene fare una distinzione tra Indicizzazione e posizionamento:

 

L’Indicizzazione: indica che il sito web è presente nelle pagine scansionate da Google.

Il Posizionamento: è quando il sito web è posizionato nelle SERP dei motori di ricerca per determinate parole chiave che compare quando una di queste verrà ricercata dall’utente.

 

Ecco come si indicizza un sito:

 

La prima cosa da fare per capire se il sito è scansionato correttamente è: inserire nella barra di ricerca “site:ilnomedeltuosito.com/it” e verificare quante pagine sono state indicizzate.

Se dopo aver inserito il comando la ricerca non trova nessun risultato, avrai avuto la prova che il sito non viene scansionato correttamente da Google.

 

Avere un sito web non indicizzato può essere un problema in termini di visibilità e quindi anche di fatturato. Spesso le cause per cui il sito non appare sono dimenticanze del web master o del programmatore ma ad ogni modo sono semplici da risolvere.

 

Le principali 3 cause che non fanno indicizzare un sito web:

 

-       Se è stato inserito all’interno del sito un Robot.txp che non consente la scansione e l’accesso al sito da parte di Google Bot;

-       Se sono presenti una o più pagine con tag “no index, follow” e “nofollow”;

-       Se sono presenti dei blocchi sul CMS che non consentono la scansione del sito da parte del motore di ricerca, come di alberatura del sito.

 

Esistono infatti dei problemi del CMS che possono le rallentare tempistiche della scansione da parte di Google, come quelli legati al trust del sito o cause dette “fisiologiche” quindi strutturali ma non per questo devono essere considerati errori.

 

Soluzioni per indicizzare le pagine:

 

-       Controllare che Robot.txp non blocchi la scansione degli spider, nello specifico quello di Google Bot;

-       Creare una Sitemap.xml con l’elenco di tutte le pagine portanti del sito registrandoti su Google Search Console. Con determinati CMS è possibile scaricare dei semplici plugin che ti aiuteranno nella creazione della sitemap in una sezione dedicata.

-       Grazie a Google Search Console è anche possibile far visualizzare le pagine al motore di ricerca. Questo capita quando ci sono difficoltà di scansione o se si vuole visionare la pagina in questione come farebbe Google. Quindi basterà riportare l’URL delle pagine in portali e forum di settore in modo che quel link venga scansionato più velocemente da Google.

 

Tutto questo naturalmente riguarda l’aspetto tecnico da tenere sotto controllo in caso di mancata indicizzazione. Se vuoi verificare il posizionamento invece e saperne di più su altri tipi di consigli, scrivici nei commenti!

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