Marketing operativo: cos’è e come è cambiato nel tempo

Le fasi del marketing, scopriamo il lato pratico

Tiziana Troisi 14/05/2021 0

 

Sicuramente ti sarai chiesto, almeno una volta, cosa c’è dietro tutte quelle pubblicità e quei post social che ti fanno sempre morire dal ridere. Si, è vero, il marketing è un lavoro divertente, per certi versi, ma quello che il cliente finale vede è soltanto la punta dell’iceberg.

Ti spiego meglio: dietro i post divertenti sui social e le pubblicità con le canzoncine che restano in testa in modo inesorabile, ci sono decisioni tattiche e strategiche molto complicate da prendere, che influenzano in modo decisivo la riuscita o il fallimento di una campagna di marketing.

Le fasi di una campagna di marketing

Ogni campagna di marketing è fatta di due fasi precise:

Fase strategica: teorizza tutti gli aspetti di una campagna di marketing: quali bisogni soddisfa il prodotto, quali sono i potenziali clienti, cosa li appassiona, cosa amano fare. Nella fase strategica si cerca di delineare in linea teorica le caratteristiche di un determinato prodotto e dei potenziali acquirenti.

Fase operativa: è la parte più divertente e più difficile di un piano marketing e riguarda la messa in pratica di quanto teorizzato nella fase strategica. Vediamo insieme in maniera più approfondita in cosa consiste il marketing operativo.

Marketing operativo: le leve del marketing pre- web

Come abbiamo già detto, rientra nel marketing operativo la fase in cui si mette in pratica quanto teorizzato nella fase strategica. Il marketing, però, è una disciplina abbastanza mutevole nel tempo che varia al variare dei luoghi e dei modi in cui le conversazioni riguardo i prodotti e le esperienze di acquisto si spostano.

Va da sé che anche le strategie di marketing operativo cambiano con il mutare del tempo e delle tecnologie. Quando ancora la rete non esisteva o non veniva utilizzata per strategie di marketing, la fase operativa era guidata dalle famose 4 P, le leve decisionali del marketing operativo, che sono:

Product: il tipo di prodotto da commercializzare, quali bisogni soddisfa, qual è il suo packaging e quali sono i prodotti concorrenti.

Place: dove vendere il prodotto, come distribuirlo, quali accordi stringere con la Gdo, se mettere in atto accordi di partnership per la distribuzione

Price: è forse la decisione più importante da prendere in fase operativa. A decidere il prezzo di un prodotto sono tante variabili, più di quante possiate pensare. Eccone alcune:

  1. costo e reperibilità della materia prima utilizzata per la realizzazione del prodotto stesso
  2. costi di distribuzione per finanziare gli accordi distributivi a cui abbiamo accennato poco sopra
  3. costo del lavoro dei dipendenti che, di fatto, aiutano l’azienda nella realizzazione del prodotto da vendere.

Questi costi sono ovviamente da recuperare attraverso il prezzo di vendita del prodotto, ma solo in parte. Quando si prendono decisioni di questo tipo bisogna ricordare quella che forse è la regola più importante del mondo del marketing: essere competitivi.

Promotion: lei, quella che vedi in tv. La pubblicità. Dove farla? Come farla? A chi parlare? Che linguaggio utilizzare? Sono proprio queste le domande che si pone chi realizza la promozione di un prodotto.

Leve e marketing digitale: quanto conta la conversazione

Il web, come dicevamo, ha decisamente cambiato le carte in tavola. Tutto il discorso sui prodotti e sugli acquisti si è di fatto spostato in rete. Niente più distribuzione, niente più vendite al dettaglio. Ci sono infatti prodotti che vengono venduti solo online.  Anche i modi e i tempi di fare pubblicità sono cambiati. Insomma, le leve del marketing operativo sono decisamente diverse rispetto a quelle di qualche anno fa.

Analizziamole insieme:

  • Co- creation: a differenza del passato, oggi, il cliente finale partecipa attivamente alla realizzazione del prodotto. Attraverso sondaggi, commenti e risposte, l’azienda sa già cosa il cliente vuole.
  • Currency: la moneta cambia, si può acquistare anche a distanza.
  • Comunity: è la forza più grande del marketing digitale. Creare una comunity sui social che sia interessata al prodotto che si intende lanciare. È importante servirsi anche di influencer e persone la cui opinione può plasmare o influenzare quella dei pubblici della rete. Oggi, sono le persone a fare la pubblicità.
  • Conversation: fare in modo che in rete si parli del prodotto. Di fatto, chi compra online la prima cosa che fa è cercare opinioni riguardo al prodotto. Cercare quindi, di scatenare un dibattito che investa i canali che si è scelto. Coinvolgere più persone possibili. Un prodotto chiacchierato è un prodotto venduto.

Se siete più interessati alle conversazioni sul marketing, seguite il nostro blog!

 

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Paola Palmieri 12/04/2021

Brand awareness: cos’è e perché è importante

Prosegue il nostro viaggio nel mondo del marketing e non solo dedicato a chi vuole imporsi in questo settore o semplicemente vuole conoscerlo più da vicino. Proviamo insieme ad indagare un altro argomento importante ma spesso sottovalutato. Hai già sentito parlare di awareness? E il termine brand awareness - preso in prestito dagli inglesi - come può aiutare il tuo business? Proviamo a rispondere a queste e altre domande nel corso dell’articolo e a chiarirti un po’ le idee, passo dopo passo. Iniziamo dalla sua definizione

Cos’è la brand awareness

Come è facile intuire il termine brand awareness ha a che fare con una marca: letteralmente “consapevolezza di un marchio”. La brand awareness sta a indicare il livello di notorietà raggiunto dal tuo brand presso un pubblico e per te diventa fondamentale lavorarci su per aumentare il numero di potenziali clienti e di conseguenza il fatturato. Questo è ancor più vero quando si parla di web marketing: rafforzare la tua presenza online diventa un obiettivo primario, non farlo un errore gravissimo. 

Per spiegarlo meglio ci torna utile la piramide di Aaker: ne hai già sentito parlare? Vediamo insieme di cosa si tratta e come può aiutarci. 

La piramide di Aaker

David Aaker ha pensato ad uno schema molto semplice per poter capire dove è il tuo business e dove lo vuoi portare. La piramide di Aaker detta anche piramide della notorietà di marca è un procedimento impiegato per raccogliere e classificare i dati di ricordo, legati a un marchio, rilevati tramite alcune indagini e ricerche di mercato. 

La piramide è suddivisa idealmente in quattro livelli sulla base del grado di memorizzazione della marca da parte del consumatore. Si parte dal livello più basso in cui l’intervistato non cita la marca fino ad arrivare in vetta dove la marca è nota, passando per livelli intermedi di brand recognition in cui l’intervistato riconosce la marca solo se sollecitato e di brand recall in cui l’intervistato riferisce la marca in modo spontaneo.

Se per la tua azienda vuoi individuare il punto esatto all’interno della piramide di Aaker hai degli strumenti a tua disposizione. Vediamo quali.

Come misurare la brand awareness

Gli strumenti migliori per misurare la notorietà di un brand sono:

1. Google Analytics: ti indica il numero di visite, traffico, conversioni, ecc.

2. Insights di Facebook: con indicazioni precise sul traffico web della tua pagina.

Differenza tra brand awareness e brand reputation

Cerchiamo a questo punto di mettere in evidenza la differenza tra due concetti:

brand awareness: livello di conoscenza del marchio

brand reputation: livello di considerazione che il marchio ha da parte del pubblico e che puoi migliorare con alcuni interventi fino a diventare sinonimo di qualità, una garanzia insomma.

Come migliorare la brand awareness

Per migliorare la brand awareness della tua azienda scende in campo il marketing: realizza delle campagne  ad hoc per far emergere il tuo brand. Se hai bisogno di qualche consiglio utile noi ti suggeriamo un lavoro molto attento e preciso legato alla SEO:

1. individua la keyword nel tuo ambito: contenuti di qualità legati alla parola chiave aumenteranno la visibilità del tuo brand.

2. segui un calendario editoriale stabilendo con precisione il quando e il come offrire i contenuti giusti ai tuoi utenti: consigli, interviste e guide.

Noterai come nel giro di qualche tempo la conoscenza del tuo brand tenderà a crescere e ti aiuterà ad aumentare il fatturato. Ecco perché la brand awareness non va mai sottovalutata e c’è chi ingaggia blogger e influencer proprio per aumentare la sua visibilità. 

A te viene in mente qualche esempio pratico? Scrivicelo nei commenti e se hai altre curiosità legate al marketing, non esitare a farcelo sapere. Ti aspettiamo al prossimo appuntamento!

 

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Paola Palmieri 30/04/2021

Analisi della concorrenza: cos’è, come farla e perché serve

Cos’è l’analisi della concorrenza

Nel settore del marketing l’analisi della concorrenza non è altro che l’osservazione di scelte e strategie delle imprese dei competitor in un ben definito segmento di mercato. Ora, questa analisi si rivela davvero preziosa per poter migliorare la tua strategia aziendale. Perché?

Perché se attuata correttamente permette di evitare di inciampare in alcuni tra i più comuni errori o, meglio, di poterti ispirare alle best practice dei concorrenti.

Spesso si tende a non sviluppare un’adeguata analisi della concorrenza e questo essenzialmente per due ragioni:

  1. o per risparmiare denaro
  2. o, peggio ancora, sottovalutando il potere che ha.

Se ti stai chiedendo come farla, prosegui pure nella lettura: ti sveleremo ogni segreto.

Come fare l’analisi della concorrenza in 3 step

Per fare un’adeguata analisi della concorrenza è bene rivolgersi a dei professionisti del settore, in questo caso, a delle vere e proprie agenzie che si occupano di questo. Iniziamo insieme con l’individuare i tre passaggi fondamentali da compiere:

  1. determinare il segmento di mercato in cui si opera e il tipo di prodotto o servizio che si propone;
  2. sulla base del passaggio precedente, selezionare quali possono essere i principali competitor in azione;
  3. individuare quali sono le strategie portate avanti dai competitor, mettendo in evidenza punti di debolezza e punti di forza.

Tutto parte dall’individuare i tuoi competitor che è molto più semplice di quanto tu possa credere: o fai ricerche in rete, inserendo luogo e tipologia di impresa, o quattro passi a piedi nella zona in cui operi per scovare e studiare i tuoi eventuali competitor. 

I vantaggi

Il vantaggio principale di ricorrere all’analisi della concorrenza è quello di entrare in possesso di alcuni dati e informazioni utili ad aggredire il mercato. Non tralasciare elemento alcuno – bilancio, saldo, soci – e procedi scrupolosamente nella raccolta dei dati che poi trasferirai in tabelle che saranno il tuo punto di riferimento. 

Vediamo insieme, una volta raccolte più informazioni possibili, come procedere all’analisi della concorrenza vera e propria riordinando ed elaborando tutti i dati. Pronto a scoprirlo?

L'elaborazione dati

Il metodo migliore è quello di creare tabelle, grafici o fogli di calcolo che possano aiutarti a capire meglio la situazione delle imprese concorrenti e le differenze che ci sono con la tua. Solitamente si punta a mettere in evidenza i prodotti venduti, il fatturato, il tasso di rischio, il ROI (ritorno sugli investimenti) e così via. 

In concreto, per confrontare il tuo business con quelle di altre aziende dovrai considerare i ricavi e rapportarli a:

• stesso orizzonte temporale

stessa valuta

fattori strutturali.

I dati oggettivi sono un importante elemento da cui partire per la propria indagine ma ad essi possiamo affiancare anche considerazioni personali, ossia dati soggettivi preziosi per strutturare una strategia ad hoc. 

Al termine dell’analisi è doveroso fermarsi a riflettere su dove è più opportuno intervenire per migliorare il business e colmare gap esistenti: procedi per obiettivi. Per essere più competitivo che ne dici di affidarti al modello di Porter? Ne hai già sentito parlare?

Analizza la tua azienda con il modello delle 5 forze competitive

Con questo modello, detto anche analisi della concorrenza allargata, puoi individuare le forze che, con la loro azione, erodono la redditività a lungo termine delle imprese. Individuarle il prima possibile permette all’impresa di fronteggiarle adeguatamente.

Gli attori di tali forze sono:

Concorrenti diretti

Potenziali concorrenti

Fornitori

Clienti

Produttori di beni sostitutivi che pur producendo prodotti diversi possono intercettare e soddisfare i bisogni dei clienti. 

L’analisi della concorrenza è fondamentale per migliorare la tua strategia: qual è la tua esperienza personale? Scrivicelo pure nei commenti e non perderti i prossimi appuntamenti con il marketing e non solo. 

 

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Tiziana Troisi 20/08/2020

Viral marketing, cos'è e come funziona

Quante volte in questi anni abbiamo sentito dire “quel video è diventato virale”, “quella foto è virale” e via discorrendo? Ma che cos’è veramente il viral marketing? Perché è una strategia utile e come creare campagne veramente virali? Rispondere a tutti questi quesiti non è facile ma proviamo a farlo in questo nuovo appuntamento con la rubrica “Inside marketing”. Approfondiamo un fenomeno del marketing nato con i social che permette in tempi rapidi di far conoscere un prodotto/servizio con una crescita esponenziale!

Cos’è il viral marketing

Il Viral marketing è una strategia di promozione di un prodotto o servizio, di un brand, di un evento che sfrutta il passaparola del web e la condivisione dei contenuti tra utenti. Esattamente come in un’epidemia nel marketing virale il contagio avviene da un individuo infetto che sia è già venuto a contatto con il contenuto di brand o il messaggio pubblicitario, a un individuo sano, secondo una curva di crescita esponenziale. Attenzione però a non confondere tutto quello che è di successo sul web per viral marketing. Appartiene a questa categoria solo la strategia di marketing che si basa sul fenomeno del buzz ovvero del passaparola. È solo il contenuto il vero “king” in questo caso, tutto l’investimento economico e creativo ruota intorno alla possibilità di creare una naturale shareability.

Quando un contenuto è virale

Quando si parla di contenuto virale si può fare riferimento a un messaggio che può avere le forme più diverse. I video, i meme, le GIF virali sono gli esempi più immediati di contenuti aziendali che diventano facilmente virali.  A renderli tali è soprattutto la loro immediatezza, la capacità delle immagini di suscitare emozioni e anche la facilità della condivisione di contenuti come questi. Volendo fare il punto sulle caratteristiche che un contenuto virale deve avere potremmo elencarne almeno tre:

·         Emozionante

·         Vicino

·         Visuale

La capacità di coinvolgimento richiesta da questo tipo di marketing è importante: non solo deve essere apprezzato ma anche condiviso e consigliato. Perché l’utente partecipi attivamente a questo processo deve sentirsi “toccato” nelle sue emozioni. Non solo, il contenuto è “vicino” quanto è più semplice immedesimarsi nell’immagine o nel video che verrà visualizzato.

Non solo immagini e video

Il viral marketing, però, non è solo foto e video. Possono essere virali anche installazioni fisiche e happening, tanto che una classificazione più rigida vede guerrilla marketing e ambient marketing come sottoinsiemi del viral marketing. Un esempio veloce? Le challenge lanciate dai personaggi famosi. Qui entra in gioco un altro fattore di cui parleremo più avanti, l’influencer marketing. Questa forma di vendita si basa sulla figura di un personaggio noto e sulle sue capacità di influenzare le scelte d’acquisto dei suoi follower. Il viral marketing può passare anche attraverso la spinta dell’influencer che può segnalare il contenuto al suo seguito e generale il buzz, di cui abbiamo detto prima, che permette poi la propagazione del “virus”.

Come funziona il viral marketing e perché usarlo?

Diverso dai soliti contenuti pubblicitari e più originale, il messaggio di una campagna virale si basa sull’effetto emotivo. Non si presenta come un messaggio smaccatamente commerciale e orientato alla vendita ma come un contenuto semplicemente godibile e gradevole. Si tratta, quindi, di una strategia che si sviluppa in due tempi. Solo successivamente, infatti, se si è raggiunto il target desiderato, il contenuto virale verrà condiviso spontaneamente e genererà un ricordo positivo. Sarà questo sentimento verso il brand a spingere all’acquisto di un prodotto/servizio o a generare brand awareness. Riuscire a realizzare un contenuto virale, però, non è semplice. È necessario conoscere il proprio pubblico e pensare per loro a qualcosa che li coinvolga a tal punto da volerlo condividere con la propria cerchia sociale!

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