Marketing sociale: quando fare pubblicità fa del bene

Valori, non solo prodotti!

Tiziana Troisi 21/12/2021 0

Chi entra ora nel mondo del marketing, soprattutto in quello digitale, potrà essere portato a pensare che quella del marketing sia tutta una questione di numeri, metriche e risultati. Possiamo assicurarti che invece, la realtà è completamente diversa. Da sempre, e soprattutto adesso, il marketing è una disciplina che agisce prima di tutto sulla mente dei consumatori.

Anche se non sembra, il marketing ha molto in comune con la psicologia cognitiva e comportamentale: se ci pensi bene, molte delle scelte effettuate nel momento del lancio di un nuovo prodotto, hanno a che fare con la psicologia e la cognizione: la scelta del packaging e dei colori del prodotto, tutto è scelto in modo da stimolare la mente del consumatore e spingerla all’acquisto.

Cos’è il marketing sociale

Il marketing quindi, può agire in maniera positiva o negativa sui comportamenti delle persone. Partendo da questa asserzione, è nato il marketing sociale. Anche se forse non ne conoscevi la precisa definizione, questa disciplina esiste già da anni. Il marketing sociale è quella branca del marketing tradizionale che si pone l’obbiettivo di modificare le abitudini e i comportamenti scorretti del pubblico a cui la campagna è rivolta.

Sono un lampante esempio di marketing sociale le cosiddette pubblicità progresso che vediamo spesso in tv: si tratta spesso di brevi spot pubblicitari che invogliano i spettatori a smettere di avere comportamenti nocivi o sensibilizzano su determinati argomenti.

Ad affidarsi al marketing sociale sono per esempio le ong, le associazioni benefiche, che devono catturare l’attenzione del pubblico per ricevere donazioni per la propria causa.

È un fortissimo esempio di marketing sociale, per esempio, anche l’attivismo di Greta Thumberg: la giovane si è infatti fatta strumento di una propaganda in favore della sostenibilità. Il suo atteggiamento incarna in pieno quelli che sono i dettami del marketing sociale: costruire una comunicazione che spinga gli ascoltatori ad abbandonare le abitudini nocive per l’ambiente in favore di comportamenti decisamente più green.

Corporate social responsibility

Spesso anche le aziende si servono delle tecniche proprie del marketing sociale: lo fanno quando devono formare nuovi dipendenti, ma il momento in cui un’azienda utilizza maggiormente il marketing sociale è sicuramente quando deve cercare di rendere chiara la sua corporate social resposibility.

Non sai di cosa stiamo parlando? Te lo spieghiamo subito: oggi, le aziende, non possono e non devono semplicemente vendere un prodotto. Devono trasmettere messaggi chiari e soprattutto avere un comportamento etico su molti fronti.

Oggi i clienti guardano molto all’aspetto etico di un brand prima di acquistare un determinato prodotto: un’azienda che vuole davvero essere competitiva sul mercato deve fare attenzione a tante cose fino a pochi anni fa trascurate: prodotti naturali, riciclo, sostenibilità, sostegno ad associazioni benefiche.

Per dimostrare di avere a cuore la propria responsabilità sociale, le aziende devono dedicare a queste tematiche campagne pubblicitarie ad hoc per informare i clienti di eventuali iniziative in tal senso.

Per essere davvero coerente il brand deve oltre che informare spronare clienti e dipendenti a mettere in atto comportamenti etici. È in questa fase che i brand fanno ricorso al marketing sociale.

Marketing puro vs marketing sociale

Ora che ti abbiamo spiegato di che tipo di marketing si tratta, ci sembra doveroso fare alcune precisazioni. Pur trattandosi di marketing in entrambi i casi, tra il marketing sociale e quello puro ci sono delle sostanziali differenze, soprattutto in termini di risultati.

Il marketing puro è una disciplina irrimediabilmente legata alla matematica, che vive di metriche e misurazioni empiriche. I risultati di una campagna di marketing puro sono sempre misurabili, e sono il modo per valutare il successo o l’insuccesso di una campagna.

Nel caso di una campagna di marketing sociale, le cose sono leggermente più complicate: come abbiamo detto, il marketing sociale non riguarda la vendita di prodotti ma la promozione e lo sprono verso l’adozione di comportamenti eticamente pregevoli. Si può trattare dello smettere di fumare, dell’aiutare chi ne ha bisogno, del bere responsabilmente, del guidare con prudenza.

Capirai che trattandosi di modifiche del comportamento da parte di singoli individui, capirai che misurare i risultati sarà più complicato. In secondo luogo, trattandosi di argomenti piuttosto delicati, realizzare una campagna di marketing sociale richiede molto più tempo e attenzione.

Quali sono le campagne che ti sono piaciute di più? Diccelo nei commenti

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Gabriella Avallone 26/10/2021

Interessi di acquisto e novità sulle vendite online in Europa

Ci è stato possibile accedere alle statistiche del portale Idealo.it, per comprendere gli andamenti di mercato e gli interessi degli utenti relativi a determinati prodotti, prezzi, paesi piuttosto che altri.

 

Sappiamo che le principali motivazioni per cui un compratore decide di acquistare online è il prezzo, uno dei driver principali che guida gli utenti verso l’acquisto online, perché spesso più vantaggioso rispetto agli shop fisici. La miriade di offerte, la possibilità di avere più shop in un’unica pagina sicuramente aggiunge un valore aggiunto alla compravendita tramite e-commerce.

Gli interessi di acquisto online 2020/2021

Abbiamo visto com’è mutata la richiesta post pandemia o comunque come ne è stata influenzata negli anni passati. Attualmente sembra che il consumo stia preferendo gli interessi di sempre e pertanto tra i prodotti più forti vede in crescita gli strumenti tecnologici, abbigliamento e cibo per quanto riguarda gli ordini in delivery.

Questo naturalmente per quanto riguarda gli interessi degli utenti sembra abbiano la propensione a vendere in altri paesi mentre preferiscano acquistare principalmente dall’Estero ed in particolar modo dalla Germania.

 

Mentre per quanto riguarda gli shop italiani pare preferiscano vendere in tutta Europa, in particolare in Inghilterra, Francia, Germania.

 

L’offerta degli e-shoppers italiani vede in prima linea puntare su categorie come: moda e accessori, mangiare e bere, sport e outdoor, utilizzo prodotti tecnologici.

 

Ma veniamo ai numeri:

 

  • L’85% degli utenti acquista almeno una volta al mese ed è un dato del 5% più alto rispetto all’anno precedente.
  • Più persone cercano la comparazione prezzi rispetto agli scorsi anni per vedere qual è il prodotto più conveniente tra tutti in mercato.
  • Oltre il 50% di persone mostra ancora un comportamento ibrido rispetto agli acquisti quindi sia online che offline. Anche se dopo la quarantena il tasso di vendite online è decisamente in aumento.
  • Il mobile continua ad essere molto utilizzato per quanto riguarda la comparazione dei prezzi. Regione per regione si vede che in Italia ai primi posti emergono il Lazio e Lombardia a fare comparazioni di prodotti da smartphone.

 

Le Categorie principali rispetto lo scorso anno sono:

  • Telefonia
  • Scarpe come sneakers
  • Disinfettanti (Da Marzo 2020)
  • Piscine gonfiabili (Aprile, Maggio, Giugno e Luglio 2020 e 2021)
  • Televisori e frigoriferi (2021)

 

Ecco quali sono stati invece i prodotti più cliccati

 

 

L’acquisto dei monopattini elettrici sarà stato influenzato anche dal bonus disponibile ma si è trattato di un acquisto che tornava utile anche a chi, sprovvisto di bonus, non se la sentiva ancora di prendere gli affollati mezzi pubblici.

Fifa è il prodotto più ricercato al momento! Playstation 5 e scarpe da sport si alternavano in base ai provvedimenti regionali che venivano presi in tempi di lockdown.

 

Durante il Black Friday invece è emerso che le tute sportive è un settore in aumento, un dato questo influenzato anche dalla pandemia ma nonostante ciò i prodotti che gli shop tendono a spingere di più in quel periodo appartengono sempre al mondo dell’elettronica.

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Gabriella Avallone 28/12/2020

Gli spot di Natale 2020 durante il Covid

Lo sappiamo ormai tutti che la pandemia ha causato gravi conseguenze, oltre che sul campo medico-sanitario anche sull’economia dei paesi. In particolar modo anche in relazione alle ricorrenze e le festività, che solitamente registravano i più alti numeri in termini di consumo. Di fronte agli effetti della pandemia sui consumi, vediamo allora quali sono state le strategie di marketing delle più grandi multinazionali.

 

Ecco quali sono stati gli spot di Natale 2020:

 

Coca-Cola:

Coca-Cola è sempre stata un’azienda attenta alla pubblicità ed in particolar modo alle emozioni che intendeva comunicare. Per quest’anno ha deciso di affidare le sorti dello spot al regista Taika Waititi, che ha diretto anche diversi film di successo, tanto da aggiudicarsi nel 2020 l’Oscar ed il premio Bafta per la migliore sceneggiatura di Jojo Rabbit.

La storia dello spot racconta di una bambina e di suo padre, che si sposta per lavoro. Prima di partire la figlia gli consegna la lettera per Babbo Natale, così inizia la sua rocambolesca avventura per riuscire a consegnarla. Solo alla fine dello spot emerge chiaro il messaggio, ovvero un invito a pensare alle cose semplici. Difatti, una volta aperta la lettera, il padre si accorge che l’unica cosa che sua figlia desiderava era che lui tornasse a casa in tempo per il Natale. A guidare il grande camion rosso, naturalmente brandizzato Coca-Cola che lascerà a casa il padre è Babbo Natale.

“This Christmas, give something only you can give”.

 

 

 

Disney:

Coca-Cola non è stata l’unica a puntare sulla potenza del legame familiare. Un’idea simile viene anche alla Disney, con lo spot di Natale 2020 che evoca ricordi ed emozioni legate alla famiglia. Si tratta di uno spot animato, che parte nel 1940 per poi tornare in epoche più recenti. In un richiamo continuo a ricordi di tempi diversi, un peluche a forma di topolino indicherà il legame che viene tramandato da generazioni e che in questo caso vede protagoniste la nonna e la sua nipotina. Affetto, tradizione, l’importanza di tramandare i ricordi verso le nuove generazioni, anche attraverso oggetti che possono sembrare semplici ed insignificanti. “From our family to your” è il messaggio che appare alla fine dello spot, nel tentativo di far sentire i consumatori parte della grande famiglia Disney ma anche di rafforzare il legame con i propri familiari attraverso piccoli ma significativi gesti.

 

  

 

WWF:

Lo spot del WWF per Natale pone l’accento sulla drammatica situazione relativa agli habitat degli animali, in questo modo prendendo ad esempio un grande elefante. Lo spot è in bianco e nero, vede protagonista una ragazza, che dopo aver finito la sua lezione di musica, uscendo di casa, nota qualcosa di strano, come auto ribaltate, lampioni che si muovono. Continuando a camminare si imbatte in un grosso pachiderma all’interno di un campo da basket, quindi decisamente fuori dal suo habitat naturale. Il messaggio che viene citato per sensibilizzare è: “We would be lost without a home”. Let’s protect theirs”. Inoltre sul proprio sito il WWF ha sottolineato più volte la necessità di tutelare i lavoratori, tenendoli a casa e quindi tutelarli dalla pandemia in atto.

 

 

 

Amazon:

Amazon coglie a pieno il problema delle limitazioni derivanti dalle misure anticontagio nel suo spot. Un aspetto che tra le tante cose è stato uno dei punti a favore del marketplace, al quale proprio quest’anno in molti si sono affidati per far recapitare i regali a casa di familiari ed amici. La pubblicità mostra una ragazza che non può più fare danza in presenza di alcune compagne e la competizione alla quale avrebbe dovuto prendere parte viene cancellata a causa del Covid. Però come dice il messaggio dello spot “The show must go on” soprattutto in un periodo come questo, così grazie ai familiari e vicini amici e, naturalmente il contributo di Amazon, riesce ad esibirsi.

 

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Gabriella Avallone 06/05/2021

Fedez Vs Rai: etica o mossa di marketing?

Non si sta parlando d’altro sui social, che di Fedez al centro di una bufera mediatica.

Naturalmente tutta la vicenda ha scosso anche il mondo politico dal quale si sono levate molte critiche nei confronti del rapper.

 

Fedez contro Rai: vediamo cosa è successo (in breve)

 

- Al concerto del 1 maggio Fedez attacca la Lega sul palco e successivamente sui social la Rai sul Ddl Zan, affermando che durante la sua esibizione su Rai3 volevano censurarlo. Il motivo sarebbe stato per via delle posizioni omofobe e l’ostruzionismo sul disegno di legge.

 

- L’attacco in particolar modo era diretto al senatore leghista Andrea Ostellari e a tutta la Lega.

 

- Il giorno dopo la bufera Rai-DdlZan avvenuta via social, Salvini avrebbe chiesto a Fedez di prendere un caffè insieme ed anche Ostellari si è reso disponibile ad un dibattito aperto.

 

- Il rapper ha pubblicato il video dove gli veniva comunicato dai vertici di Rai3 (vicedirettrice Ilaria Capitani) che il suo monologo era “inopportuno”.

 

-Mentre la Rai smentisce pubblicamente le accuse di censura, allora Fedez, impersonificando la voce del popolo controbatte sui social dando vita ad una vera e propria bufera mediatica.

 

Detto questo, potrebbe trattarsi di pubblicità occulta?

 

Bisogna ricordare che Fedez, oltre ad essere un artista di successo, è anche un influencer ed un esperto di comunicazione. Per quanto il suo discorso relativo alla censura in visione anche del Ddl Zan potrebbe essere davvero un gesto di denuncia pubblica, che però non ha fatto altro che aizzare le folle come chi è assetato di fama e non di giustizia, perché non ha richiesto alcun confronto.

 

Ad esprimersi è anche il Codacons che accusa il rapper di pubblicità occulta e sta valutando se procedere o meno nei confronti dell’influencer che ha indossato abiti logati durante il suo intervento in Rai.

 

Ma a farci credere che dietro tutto questo ci sia solo una mossa di marketing, c’è anche altro. Fedez per combattere questa battaglia ai diritti civili contro le censure Rai cita i lavoratori. Mossa coraggiosa proprio perché Fedez è uno sponsor Amazon. Lo è in quanto protagonista di diversi spot e serie della multinazionale del commercio.

 

La connessione non è casuale perché proprio di recente Amazon è stato messo sotto attacco proprio per le pessime condizioni di lavoro dei suoi dipendenti (Costretti a non potersi fermare nemmeno per andare al bagno). La multinazionale è stata aggredita da molti sindacati ma Fedez non sembra aver pronunciato alcuna parola a tal riguardo.

 

Non stiamo mettendo in discussione con questo che Fedez non sia mosso da una grande etica e che sia una bella persona. Ma che in quanto strategie di marketing non si da nulla per scontato.

 

Sarà puramente un caso che nemmeno un mese fa Fedez abbia lanciato la sua linea di smalti? “Noon by Fedez” in collaborazione con Layla Cosmetics con un sito che ha registrato crash in pochi minuti.

Anche i suoi smalti furono al centro di una polemica che neanche a farlo apposta vide protagonista un’assessora leghista, Laura Laviano, che lo attaccò su Facebook: “Se dovessi vedere mio figlio con lo smalto lo caccerei di casa”. I commenti social erano pieni di espressioni omofobe.

Sarebbe stata questa forse una strategia per ottenere consensi? Appellandosi ad una legge come il Ddl Zan ancora molto discussa?

 

Queste tutte ipotesi ma quello che è certo è che anche tramite il semplice strumento di Google Trend è possibile rendersi conto dell’impennata del nome di Fedez tra le ricerche più recenti. Lo stesso purtroppo non vale per il Ddl Zan o per i diritti dei lavoratori, temi sui quali il rapper ha cercato di porre l’attenzione.

 

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