Prosumer: chi è e cosa fa

Dall'unione di producer e consumer nascono nuove possibilità

Tiziana Troisi 19/04/2022 0

Sai che cos’è un neologismo? È una parola creata sul momento da qualcuno per definire al meglio un concetto difficile da definire con espressioni già conosciute. Capita che siano inventati neologismi pieni di fantasia, come il petaloso di qualche anno fa.

Capita ancora più spesso che i neologismi vengano utilizzati per creare definizioni specifiche per determinate discipline. La disciplina che più si serve dei neologismi è, manco a dirlo, il marketing. Si tratta di un campo di studio grandissimo e in continua espansione.

Ecco perché, più di tutte le altre discipline, il marketing è un coacervo di molte nuove parole. In questo articolo parleremo in particolare di uno di quei neologismi: la parola prosumer.

Prosumer: il cliente ora è attivo

Questo termine, che avrai sicuramente letto da qualche parte in rete, è l’unione di due parole: consumer e producer.

Questo termine cerca quindi di racchiudere e descrivere in sé una figura precisa: quella del consumatore che non è più passivo, ma parte attiva nel processo di vendita.

Se prima dell’avvento della rete il consumatore era un semplice acquirente, oggi non è più così. Oggi, infatti, sono le stesse aziende a chiedere l’intervento diretto dei consumatori in quello che è il processo produttivo aziendale.

Il prosumer è, quindi, una figura ibrida che non solo consuma un contenuto, ma lo produce egli stesso. Come per tutte le cose, anche per questa figura non esiste un solo modo di agire. Si può essere prosumer in tanti modi e per tanti campi diversi.

È prosumer l’utente che non subisce più passivamente i social ma crea contenuti da divulgare ad un pubblico, sono prosumer i book blogger che leggono un libro poi lo recensiscono sui loro canali.

Insomma, i prosumer sono tutti quei consumatori che non restano passivi ad usufruire di contenuti a loro disposizione ma diventano loro stessi parte integrante di una community attiva.

La nascita dei prosumer ha dato alle aziende nuove possibilità di confronto diretto e successiva validazione del suo operato. Sono proprio i prosumer, spesso, a fare da collante tra il pubblico acquirente e l’azienda.

Che cosa fanno i prosumer?

Di seguito ti presentiamo i diversi ruoli dei prosumer:

  • Producer: parliamo in questo caso di un consumatore che inizia a produrre autonomamente contenuti, che siano essi divulgativi o di altro genere. Come abbiamo già detto questo tipo di prosumer cambia ruolo passando da quello di consumatore a quello di creatore di contenuti.
  • Fixer: è quel consumatore che insieme alla propria community si impegna per migliorare e modificare l’esperienza d’uso del prodotto. Sono questi i pareri più importanti da ascoltare quando un’azienda decide di avviare operazioni di riposizionamento per il proprio brand.
  • Sharer: questo prosumer è quello che sostituisce, di fatto, il passaparola del marketing analogico. Lo sharer esprime e diffonde opinioni sui social consigliando (o meno) un determinato prodotto. È proprio attraverso questo passaparola che un brand riesce a raggiungere la fetta di pubblico più difficile da raggiungere. È importante quindi provare a creare legami che siano duraturi e fruttuosi per tutte le parti in causa.
  • Tester: è forse l’anello più importante della catena che collega produttori e consumatori. Si tratta di quella persona (o più persone) che ha il compito di provare i prodotti in anteprima e dare all’azienda produttrice i feedback che occorrono.

È l’azienda stessa che sceglie i suoi beta tester, selezionando tra i suoi consumatori abituali i clienti che più possono rispecchiare il loro target di riferimento: clienti speciali a cui offrire sconti e promozioni esclusive.

Come nasce la figura del Prosumer

Sembra una cosa abbastanza recente ma non lo è affatto: la figura del prosumer, infatti, è nata piano piano, con l’evolversi del rapporto tra aziende e consumatori. I primi a cambiare i pesi e i ruoli di questo rapporto sono stati sicuramente gli e-commerce.

Chi acquista online può notare da subito come il rapporto con le aziende diventa decisamente più diretto. L’azienda cerca infatti di coinvolgere in ogni modo i propri clienti. La trattativa tra il consumatore e il venditore diventa quasi uno scambio tra pari.

Ed è proprio da questi scambi che è nata la figura del prosumer. Ci si è accorti in questo modo di quanto la figura del consumatore possa essere centrale anche nei momenti precedenti alla fase di lancio.

E tu, curi abbastanza i rapporti con i consumatori? Diccelo nei commenti.

 

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Tiziana Troisi 04/02/2021

Telegram: 3 consigli per il marketing

Lo sanno tutti: ormai la messaggistica istantanea è parte integrante della nostra vita. I messaggi sono un modo per sentirsi più vicini e comunicare, in modo informale ma anche in ambiti professionale.

L’evoluzione tecnologica ha permesso di fare delle applicazioni di messaggistica usi diversi e sempre nuovi rispetto a quello che era il loro scopo originale: non solo messaggi ma video e sticker un piccolo cloud dove salvare documenti e foto.

Potevano, i grandi brand, non imparare a sfruttare l’enorme potenziale di questi nuovi mezzi? Certo che no!

Telegram: nascita e diffusione

In particolare, l’app di messaggistica istantanea che più si presta all’utilizzo nel campo del marketing è Telegram.

Nata nel 2013 dai creatori del social network russo Vk, Telegram oggi conta quasi 500 milioni di utenti attivi e quasi 5.000 iscrizioni al giorno. Una platea grandissima e particolarmente succulenta per chi cerca di ampliare il proprio pubblico.

Telegram: il target

Parlando di pubblico, sorge spontanea una domanda: chi utilizza Telegram?

Trattandosi di una piattaforma molto diffusa, vale la pena soffermarsi un attimo ad analizzare qual è il pubblico che più la utilizza.

Come ogni app di messaggistica, Telegram è molto utilizzata dai millenials. Date alcune particolari funzioni, Telegram è utilizzata anche da un pubblico più adulto.

La particolarità di quest’app non riguarda propriamente il target raggiungibile. Su telegram, attraverso la creazione di gruppi e canali tematici, si riescono a creare tante piccole nicchie di pubblico interessate ad un determinato argomento.

Se volete un pubblico selezionato e fedele, sapete dove cercarlo.

Tre consigli per il marketing su Telegram

Ora veniamo al sodo: come detto, Telegram si presta benissimo ad essere utilizzato come mezzo per campagne di marketing innovative, personalizzate e coinvolgenti.

Ecco quali sono le 3 funzioni più interessanti di Telegram e come utilizzarle:

  • Bot: Si, telegram offre la possibilità di creare e utilizzare sistemi di chat automatizzate che possono aiutare moltissimo: per esempio, creando un bot che faccia al posto vostro le domande che vorreste fare ai vostri follower, potreste somministrare loro un sondaggio di opinione in pochi minuti. Per chi punta alla lead generation, niente paura: attraverso un bot è possibile anche compilare form e scaricare documenti
  • Gruppi: se il vostro obbiettivo è la brand awareness, creare dei gruppi di discussione su una tematica vicina al vostro prodotto, potrebbe essere una buona soluzionePer esempio, un brand di cosmetici potrebbe creare un gruppo dove si parli di beauty e proporre, indirettamente i propri prodotti. A differenza di altre app di messagistica, su Telegram non viene mostrato il numero di telefono. Dopo l’installazione, basta un nickname per rendersi rintracciabili. Anche i clienti più attenti alla loro sicurezza non avranno timore di aderire. Creare una community solida è fondamentale.
  • Canali: se l’idea di dover gestire un gruppo vi spaventa e sembra troppo impegnativo in termini di tempo, tranquilli. Oltre ai gruppi, Telegram ha pensato a creare un sistema che aiutasse anche chi è abituato a una comunicazione un tantino più formale. Vediamolo nel dettaglio.

I canali Telegram

Se la vostra comunicazione si svolge per lo più secondo la logica del one to many, quello che vi serve è un canale su TelegramUn canale funziona proprio come un gruppo tranne che per un piccolo particolare: a poter interagire e condividere contenuti è solo il proprietario. Gli iscritti fanno da pubblico silente. Viste le sue caratteristiche, un canale può essere perfetto per la condivisione di newsletter e aggiornamenti vari. Ma non solo: sui canali è possibile condividere sondaggi a risposta multipla.

Si può quindi sondare le opinioni del vostro pubblico o cercare di capire qual è l’orario più congeniale alla pubblicazione dei contenuti.

Questo tipo di utilizzo si presta, come detto, ad una comunicazione istituzionale. Giornali come Repubblica hanno fatto di questo metodo una risorsa per la creazione di un’informazione precisa ma non invasiva.

Se preferite un approccio più amichevole, c’è sempre la possibilità di lasciare che gli iscritti commentino i vostri post.

Ormai lo avete capito: Telegram non  è solo un’app per inviare messaggi. Anzi, può essere molto di più.

Se cercate altri consigli sul mondo del marketing digitale, continuate a seguirci sui social.  

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Gabriella Avallone 19/01/2021

Web Marketing: tipologie e caratteristiche dei siti di successo

In cosa consiste il web marketing, quali caratteristiche ha un sito che funziona, quali sono le principali tipologie di siti e quale è quello più adatto a seconda della necessità.

 

 Ecco allora le Caratteristiche di successo di un sito web

-       Innanzitutto, un sito che funziona è basato su obiettivi di business ben delineati;

-       È parte integrante della strategia di marketing;

-       È un fondamentale punto di contatto per diversi momenti scanditi dal customer journey.

 

Il sito ha come scopo quello di garantire una piacevole esperienza di navigazione per gli utenti che vi atterrano. Infatti il fulcro stesso del sito saranno gli utenti, in particolare le personas sulle quali abbiamo puntato la strategia. La navigazione pertanto dovrà essere considerata come una buona User Experience per le persone a cui è rivolto. Friendly e strutturato in modo da poter essere navigato facilmente da qualsiasi tipo di dispositivo. Page speed alta o al meno al di sopra della media.

Un sito che funziona bene sarà:

-       Ben posizionato nei risultati organici di ricerca;

-       Offre ottimi contenuti (video, immagini e testi);

-       Avrà un’alberatura studiata (ovvero la struttura del sito, con il menù e le diverse sezioni).

 

Le tipologie di siti

Le differenti tipologie di sito rispondono alle diverse esigenze che l’azienda può avere. Vale la pena di chiedersi a cosa servirà il sito che si intende creare: se a mostrare la nostra presenza online, aumentare la brand reputation, se a raccogliere e conservare contatti, se a vendere.

 

Il sito vetrina:

È un sito che mostra i prodotti in vendita, come se si trattasse della vetrina di un negozio. È adatto alle persone che cercano un punto vendita vicino, vogliono maggiori informazioni sull’azienda prima di acquistare, possono condividere la scheda prodotto tra altri utenti o ancor meglio tramite social.

 

Il sito per generare lead:

Se la strategia marketing prevede che la Rete abbia il compito di generare contatti caldi o appunto lead, da passare al dipartimento vendite, questa è la tipologia di sito più adatta. Tutto ciò avviene attraverso campagne di advertising o azioni di content marketing che guideranno gli utenti affinchè lascino i propri contatti e vengano profilati in database.

 

Il sito per vendere:

Questo è il caso di un e-commerce. Prima di aprire un sito del genere si procede con valutazioni relative ai prezzi, logistica, trasporti, gestione dei resi, assistenza clienti e promozione della merce.

Tutti i passaggi che conducono la persona all’acquisto devono essere semplici e chiari, senza alcun tipo di complicazioni relative al pagamento, al prodotto o al reso. Sarà facile imparare dai più bravi online.

 

Sito e App Mobile:

C’è chi al posto del sito decide di creare un’applicazione. In questa visione sito e app si integrano, garantendo agli utenti un contatto ancora più completo, fondato sui loro bisogni e volto a soddisfare ogni loro aspettativa.

 

Tu quale tipologia hai scelto per il tuo business online?

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Tiziana Troisi 23/01/2021

Twitch: fare marketing con il gaming

Se siete appassionati di videogiochi ricorderete sicuramente la bellezza dei pomeriggi trascorsi con gli amici impugnando joystick. Ogni gioco, anche il più banale, poteva diventare oggetto di un torneo all’ultimo sangue.

Oggi, anche il mondo dei videogiochi è sbarcato online. La piattaforma più famosa tra i gamers è sicuramente Twitch. Se non la conoscete, ecco qualche info in più.

Un po’ di storia

Nato da una sezione della tv streaming Justin nel lontano 2007 Twitch mostra da subito un fortissimo potenziale attrattivo. I visitatori di Justin.tv sono stregati da quel canale streaming interamente dedicato al gaming. Cosi tanto, da convincere i suoi fondatori a farlo diventare una piattaforma indipendente.

Nel 2011 Twitch tv sbarca sul web e dopo appena due anni batte il record di 45 milioni di utenti attivi. Un micromondo talmente potente da attrarre anche i colossi del mercato. È il 2014 quando Amazon decide di acquistare Twitch per appena mille milioni.

Qual è la forza di questa piattaforma e perché attira cosi tanto?

Twitch: ecco come funziona il colosso del gaming online

Veniamo al sodo: come funziona twitch? Su questa piattaforma di live streaming è possibile trasmettere video in diretta: c’è chi commenta i propri programmi preferiti, chi si dedica ad un semplice live chatting e chi lo utilizza da semplice osservatore.

Il traino maggiore di questa piattaforma è sicuramente rappresentato dal gaming: streamer professionisti, appassionati e casual gamers possono trasmettere in diretta partite e tornei o aiutare, attraverso in gameplay guidato, i colleghi giocatori a superare un punto particolarmente impegnativo.

Grazie a Twitch ogni gioco può diventare interattivo: sotto ogni video è possibile lasciare dei commenti che lo streamer legge in diretta e ai quali chiunque può rispondere.
 

Twitch: il paradiso dei millenial

Chi è il pubblico di Twitch? Secondo le stime della stessa piattaforma, la maggior parte degli utenti attivi è rappresentata dai millenials. Ragazzi giovani e meno giovani nati tra gli anni 80 e metà degli anni novanta. Quelli che si sono ritrovati catapultati in rete ma anche quelli che con la rete ci sono nati e prediligono le interazioni online. Sono proprio i millenials, con i loro botta e risposta, a rendere la comunity cosi viva.

Twitch e la tribal comunity

Proprio nel botta e risposta sta la forza di questa piattaforma: avere la possibilità di dialogare senza alcun tramite con il proprio streamer preferito abbatte definitivamente la distanza reverenziale tra fan e artista. Anzi, spesso per gioco, sono i follower a decidere cosa deve fare lo streamer in diretta.

Chi guarda video su twitch non è solo uno spettatore. I followers sono e si sentono parte di una comunity fortissima, quasi tribale. Chi segue uno streamer lo fa con passione, costanza e fiducia.  Chi vuole può anche contribuire alla vita di un canale abbonandosi tramite una sottoscrizione.  Una piccola cifra che aiuta gli streamer a realizzare migliori contenuti.

Fare marketing in game

Una comunity cosi solida non poteva non attrarre i grandi brand. Chi conosce bene il marketing sa che la fidelizzazione è alla base della riuscita di una buona campagna. Uno  streamer con tanti follower equivale a tanti nuovi utenti unici raggiunti.

Cosi, gli streamer sono diventati il tramite per nuove importantissime campagne di sponsorizzazione. Basta che loro mostrino un prodotto durante una live o avviino uno spot di pochi secondi  per assicurarsi la giusta reach.

Ninja: lo streamer da miliardi di dollari

Se c’è una storia che più di tutte può aiutare a capire quale sia la portata pubblicitaria del mondo del gaming è sicuramente quella di Ninja, al secolo Richard Blevis.

La sua carriera comincia con il successo nei team competitivi di Halo 3. Il gioco che lo ha consacrato è sicuramente Fortnite. Grazie a questo famosissimo sparatutto, oggi Ninja è il videogiocatore under trenta tra i più famosi del mondo

I suoi sedici milioni e mezzo di followers hanno spinto i più grandi brand a sceglierlo come ambassador. Non solo videogame: a scegliere Ninja sono soprattutto sponsor non endemici che poco centrano con questo mondo.

Redbull, Uber e il più recente Adidas, hanno scelto il giovane come principale fonte pubblicitaria, alcuni stipulando addirittura contratti di esclusiva.

Scelte ragionate, segno che investire nel mondo videoludico sia la cosa migliore da fare.  Oggi, chi gioca (tanto) conta.

 

 Se volete essere sempre aggiornati sulle ultime tendenze del marketing continuate a seguire le nostre pagine social.   

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